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Cronaca

Scambiato sui social per uno degli stupratori: "Ho paura, ricevo da ore insulti e minacce"

La storia di Cristian Umberto Barone, 17 anni, che è stato preso di mira perché gli utenti lo confondono con il suo omonimo, indagato per la violenza di gruppo al Foro Italico, che ha 18 anni. Da quando è stata diffusa la notizia dell'inchiesta è partita in rete una campagna d'odio e una gogna contro gli indagati di cui vengono condivise le foto

Da ieri riceve insulti e minacce su tutti i suoi profili social perché per un caso di omonimia è stato scambiato con uno dei giovani arrestati per lo stupro di gruppo avvenuto ai danni di una diciannovenne lo scorso 7 luglio al Foro Italico. Sta vivendo ore di paura, assieme alla sua famiglia, Cristian Umberto Barone, che ha da poco compiuto 17 anni e che in rete utilizza come nome soltanto "Cristian Barone". Ovvero lo stesso nome di uno degli arrestati dai carabinieri, che tuttavia ha 18 anni.

"Sta ricevendo insulti da persone che credono sia lui il ragazzo arrestato - racconta a PalermoToday la sorella del giovane - e se qualcuno dovesse fermarlo per strada, credendo che sia l'indagato, non gli faranno certamente delle carezze... Siamo veramente preoccupati di come possa evolversi la vicenda".

Il racconto della vittima: "Gridavo basta, ma loro ridevano e continuavano"

Sui social da quando ieri è stata diffusa la notizia degli arresti è partita una caccia all'uomo e una campagna di odio: qualcuno, dopo aver letto i nomi degli indagati, ha cercato in rete i loro profili e le loro fotografie, le ha messe tutte insieme e le ha condivise, incitando gli altri utenti a fare lo stesso, con messaggi carichi di violenza. E il post ha avuto purtroppo molto successo, generando una gogna mediatica, promossa peraltro paradossalmente da chi sostiene di voler così contrastare la violenza.

Il retroscena: lo stupro di gruppo e poi tutti in rosticceria

Quanto accaduto al Foro Italico è davvero un'aggressione di una bestialità inaudita, commessa come hanno rimarcato gli stessi inquirenti, ai danni di una ragazza inerme, offuscata dall'alcol, che ha cercato con le poche forze che aveva di sottrarsi al branco che l'ha stuprata e che si è vista invece derisa, filmata sofferente con un cellulare, umiliata, abbandonata per strada ferita. Ma non è certo mettendo in circolo altra violenza, invocando pene capitali e torture, ipotizzando spedizioni punitive e insultando seppur virtualmente, chi è accusato di quello stupro (e che resta innocente - come prevede la Costituzione - fino a sentenza definitiva) che si possono contrastare certe atrocità. Il risultato di una simile operazione è stato quello di far finire alla gogna anche un ragazzino di 17 anni, che con quella vicenda non c'entra assolutamente nulla. E che ora, assieme alla sua famiglia, teme per la sua incolumità.

La confessione in chat: "Mi sono schifiato, eravamo in 100 su una gatta"

Qualcuno, come il presidente dell'Ordine degli Avvocati, Dario Greco, ritiene che "è stata una barbarie pubblicare i nomi degli indagati prima che potessero difendersi" e se la prende quindi con la stampa. Che ha fatto però soltanto il suo dovere, quello di tutelare e non rendere identificabile la vittima della violenza sessuale, e di informare i cittadini rendendo noti invece i nomi di 6 persone maggiorenni (di cui 3 arrestate addirittura due settimane fa), accusate di un reato gravissimo, con prove (tra cui il video dello stesso stupro e le ammissioni via chat di uno degli indagati) vagliate da ben tre giudici diversi, e per le quali è stato disposto il carcere. L'unico nome che non è stato pubblicato, nel rispetto delle regole deontologiche che prevedono in ogni caso la tutela dei minorenni, è quello del ragazzo di 17 anni coinvolto nella vicenda ed in cella pure lui, anche se adesso è maggiorenne. 

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