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Domenica, 22 Maggio 2022
Cronaca

Le truffe e l'ingordigia dell'impiegato comunale: "Pochi 100 euro, voglio pure io una fetta di carne"

I retroscena dell'inchiesta che ha portato a 5 arresti. Salvatore Randazzo, dipendente dell'Anagrafe, avrebbe fornito i dati degli ignari cittadini a cui intestare prestiti anche di 40 mila euro e si lamentava per i compensi: "Voglio un'auto o chiudo i ponti". Rinfacciava persino di aver ricevuto dello spumante spacciato per champagne: "Mi ci lavo i denti!"

Da dipendente del Comune, in servizio alla delegazione "Capinera" dell'Anagrafe, avrebbe avuto un ruolo chiave: accedere abusivamente ai sistemi informatici e fornire i dati di ignari cittadini da utilizzare per commettere una serie di truffe, ottenendo finanziamenti anche di oltre 40 mila euro, soprattutto per acquistare macchine. Ma Salvatore Randazzo, l'impiegato infedele arrestato stamattina dai carabinieri, alla fine avrebbe incassato poco (100, 200 o 300 euro) a fronte del business fiorentissimo messo su dagli altri indagati. E si sarebbe lamentato a più riprese, perché "la fetta di carne la voglio mangiare pure io".

Si definiva lui stesso come uno "degli anni '80, all'antica, non sono di ora che dignità, serietà e parola non ce n'è, io sono di quelli all'antica che se tu mi dici questa cosa per me la parola vale di più di qualsiasi altra cosa al mondo" e rimproverava soprattutto a Rosario Di Fatta e Stefano Ganci (arrestati anche loro) di non ricompensare adeguatamente i suoi "servigi". Pretendeva quindi almeno 5 mila euro per comprare una macchina, altrimenti "chiudo i ponti", perché "il gioco non vale la candela", come diceva. Non mancava neppure di rinfacciare quella volta in cui per ripagarlo Di Fatta gli avrebbe spacciato per champagne una bottiglia di Ferrari. E lui, col Ferrari "mi ci lavo i denti".

Come hanno ricostruito gli investigatori, coordinati dal procuratore aggiunto Sergio Demontis, Di Fatta si sarebbe presentato regolarmente nell'ufficio di Randazzo, durante gli orari di chiusura al pubblico, e gli avrebbe fornito una lista di nomi su cui fare le ricerche anagrafiche. Poi gli avrebbe consegnato piccole somme, promettendone altre. Finché l'impiegato comunale non avrebbe iniziato a stancarsi e avrebbe manifestato la sua ingordigia.

"Oggi il gioco non vale più la candela, vi taglio i ponti..."

A Ganci, come emerge dall'ordinanza di custodia cautelare del gip Claudia Rosini, in una circostanza diceva infatti: "Stefanuccio, oggi il gioco non vale più la candela... quanti ne sono (nominativi, ndr)?" e Ganci: "Due" e lui replicava: "Per questa volta te li faccio... Per questa volta mi ha favorito, dalla prossima 10 euro... Si ammuccano 30 mila, 20 mila, 15 mila, 50 mila... perché non è la prima volta, non dire minchiate, quello va là però stai attento la prossima volta, cercati i soldi, gli dici perché la situazione è questa... A me non mi conviene con Rosario (Di Fatta, ndr), ci devo tagliare i ponti a Rosario, non lo vado a cercare perché non mi interessa di fare questo, perché i soldi li ha...".

"Vedete di recuperare 5 mila euro e mi prendete una macchina"

Alla convivente, Randazzo raccontava che Di Fatta "dell'Amia" l'avrebbe cercato insistentemente e che lui gli avrebbe detto: "Non mi servono gli ho detto, non so che ne devo fare io dei 100 euro, dei 200 euro... arrangiatevi, ve ne andate da un'altra parte se c'è qualche alto che vi può aiutare quello che mi dovete dare a me li date a quello... nell'altra maniera no... vedete di racimolare 5 mila euro per me e mi prendete una macchina".

"Io sono degli anni '80, sono all'antica..."

Alla donna, l'impiegato dell'Anagrafe manifestava tutto il suo malcontento, perché sarebbe stato pagato poco pur garantendo lauti profitti: "Non hanno capito che io sono degli anni '80, all'antica, non sono di ora che dignità, serietà e parola non ce n'è, io sono di quelli all'antica che se tu mi dici questa cosa per me la parola vale di più di qualsiasi altra cosa al mondo... Gli chiudo il ponte e voialtri siete nella merda totale, questa giornata è venuto (Di Fatta, ndr) due volte, una volta alle 10.30 e una alle 12.30, ora mi ha mandato tre messaggi e io li cancellavo tutti, mi chiamò prima e non gli rispondevo, perché gli ho detto: 'Voglio la macchina', voialtri me la portate la macchina? No! allora quando voialtri mi portate la macchina io vi aiuto come ho sempre aiutato, minchia mi portano i 100 euro, i 200 euro, non mi servono gli ho detto...".

"Io voglio la fetta di carne e me la voglio mangiare"

Randazzo continuava il suo sfogo: "Gli ho detto basta, dice: 'Minchia ci blocchi un sacco di cose' eh, sangu mio, arrangiatevi... Io ho un limite, vi faccio correre, vi faccio camminare, però quando io poi decido che voglio la fetta di carne e me la voglio mangiare, e voialtri non me la potete dare, rassegnatevi perché non ci esce più niente".

"Mi avevi detto ogni Natale 1.500 euro..."

Quando, dopo queste discussioni, Di Fatta si esarebbe ripresentato all'Anagrafe "dice: 'Che dobbiamo fare? Siamo qua combinati male... abbiamo bisogno'" e Randazzo avrebbe risposto: "Tu sei quello che mi disse a me che a Natale, ogni Natale, prendeva 1.500 euro e me li dava, io ho visto solo a Natale 500 euro e gli altri mille dove minchia sono?".

"Col Ferrari mi ci lavo i denti"

Poi riferiva anche della bottiglia di spumante spacciata per champagne: "Gli ho detto: 'Voialtri non avete più il significato della parola dignità... Voialtri vi siete fatti il Natale, io me lo devo fare pure, voialtri vi mangiate la carne e ora io me la devo mangiare pure, mi sono scocciato!" e "mi portò (Di Fatta, ndr) una volta una bottiglia di champagne, minchia dice: 'Ti ho portato una bottiglia di champagne quella buona', l'ho guardata e gli detto: 'Il Ferrari, nemmeno lo uso più per lavarmi i denti, prima mi ci lavavo i denti con il Ferrari, nemmeno lo uso più perché i denti mi stavano diventendo gialli... Cioè ti presenti con 300 euro e una bottiglia di Ferrari... 15, 10, 12 euro costa, 20 euro se ci arriva".

La reazione del Comune: "Mai abbassare la guardia"

"Innanzitutto un sentito ringraziamento alle forze dell'ordine - affermano il vicesindaco con delega ai Servizi demografici e al Personale, Fabio Giambrone e l’assessore al Decentramento Giovanna Marano - che hanno operato con grande professionalità in un contesto difficile nel quale è necessaria una grande competenza. L'arresto del dipendente in servizio presso una delle postazioni decentrate ci dice che non siamo mai abbastanza schermati nel nostro sistema per impedire furti di dati ed incursive condotte criminali a danno dei cittadini, oltre che della stessa Amministrazione. La cosa positiva è che questi reati oggi vengono scoperti e sanzionati e ci sollecitano ad avere una sempre maggiore attenzione e cura contro ogni forma criminale di pirateria sui dati in possesso dell’Amministrazione. Ovviamente l'ultima parola spetterà alla magistratura la cui azione sarà in grado di darci il quadro esatto della qualità e della dimensione dei reati compiuti".

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