"Affari sporchi", quattro indagati per truffa e riciclaggio tra Palermo e Messina

Il blitz della guardia di finanza è il seguito dell'inchiesta che lo scorso 19 maggio ha portato a sei misure cautelari e al sequestro di 800 mila euro. Punto di riferimento dell'organizzazione sarebbe stato l'ex dipendente di una filiale bancaria messinese

(foto archivio)

Palermo e Messina al centro di un’inchiesta della guardia di finanza per i reati di truffa, riciclaggio, autoriciclaggio, esercizio abusivo d’intermediazione finanziaria e creditizia. I militari del Comando provinciale hanno eseguito questa mattina un’ordinanza di misura cautelare nell’ambito dell’operazione "Affari sporchi", culminata lo scorso 19 maggio anche con il sequestro di circa 800 mila euro. Quattro i soggetti indagati (dei quali non sono stati forniti i nomi, ndr) e coinvolti oggi: per uno sono scattati i domiciliari, a uno è stato imposto il divieto di dimora a Brolo e Palermo mentre ad altri due è stato notificato l’obbligo di dimora a Palermo e Messina.

A emettere l’ordinanza di misura cautelare il Tribunale di Palermo su richiesta della Procura della Repubblica del capoluogo siciliano. Con lo stesso provvedimento il gip ha disposto anche il sequestro preventivo di oltre 77 mila euro, frutto delle condotte di reimpiego di fondi provento del delitto di riciclaggio. L'operazione di questa mattina nasce dalla trasmissione degli atti dalla Procura della Repubblica di Patti a quella di Palermo. I fatti contestati riguardano il reimpiego di fondi provenienti dai reati di riciclaggio, truffa, appropriazione indebita attraverso la costituzione di tre società, con sede nelle province di Palermo e Messina.

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Punto di riferimento dell'organizzazione, impegnata anche all’intestazione fittizia di beni e al reimpiego di proventi illeciti, sarebbe stato Prospero Lombardo (di Brolo), un ex dipendente di una filiale messinese di un noto istituto bancario da considerasi parte lesa. Gli ccertamenti eseguiti dalle fiamme gialle messinesi avrebbero consentito di smascherare uno strutturato gruppo che, attraverso un sofisticato meccanismo fraudolento, sarebbe riuscito a raccogliere ingenti somme da ignari clienti per oltre 2 milioni di euro, così da riciclarli sfruttando una serie di società operanti nel settore della mediazione creditizia e altre società cosiddette “cartiere” che sarebbero servite solo per emettere le false fatturazioni necessarie per ripulire le illecite provviste truffate. (Fonte: MessinaToday.it)

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