Tutti in fila allo Sperone per comprare una dose, tra i clienti anche barbieri ed estetiste

I carabinieri con l'inchiesta "Tornado" hanno individuato e segnalato decine di acquirenti di droga. Tra loro anche ragazzi e operai. Gli indagati invece, nonostante i ripetuti arresti subiti nel tempo, sarebbero ritornati sempre al loro posto, nella "catena di montaggio" dello spaccio di passaggio Nicola Barbato

Un frame delle immagini riprese dai carabinieri

Barbieri, estetiste ed operai: tutti in fila allo Sperone per acquistare una o più dosi di hashish, cocaina, crack ed eroina. Questa sarebbe stata infatti la clientela degli indagati coinvolti nell’operazione “Tornado” dei carabinieri, che ha portato ad 8 arresti. Gli episodi di spaccio – mediamente una decina al giorno – sono stati documentati dalle telecamere, ma anche da diversi acquirenti che, fermati dai militari dopo essere stati in passaggio Nicola Barbato, hanno fornito una descrizione dei loro pusher. Il procuratore aggiunto Ennio Petrigni ed il sostituto Giorgia Spiri non contestano l’associazione a delinquere, sottolineando “il carattere rudimentale dell’organizzazione e la mancanza di un vertice”, ma ne rimarcano comunque l’efficienza: ad ogni ora, tra le case popolari dello Sperone, sarebbe stato possibile infatti rifornirsi di ogni tipo di droga.

I clienti

I carabinieri hanno identificato e segnalato alla prefettura decine di clienti che si sarebbero riforniti dagli indagati. Sarebbero arrivati per lo più in macchina e qui sarebbero stati subito accolti dagli spacciatori e serviti in base alle loro richieste. Tra gli acquirenti sono stati individuati molti ragazzi, ma anche quarantenni e cinquantenni. Tra di loro soprattutto operai, ma anche barbieri ed estetiste.

La "catena di montaggio" dello spaccio

Diversi degli indagati sono stati ripetutamente arrestati negli ultimi due anni per episodi di spaccio: appena ritornati liberi, secondo l’accusa, avrebbero però immediatamente ripreso il loro “lavoro”, ritornando nella “catena di montaggio” dello smercio di droga. Finire in carcere o ai domiciliari, questo emerge dall’ordinanza di custodia cautelare, non avrebbe avuto alcun reale effetto sui comportamenti degli arrestati.

I pm: "Organizzazione rudimentale ma efficace"

La Procura rimarca come “nonostante il carattere sicuramente rudimentale dell’organizzazione e la mancanza, allo stato delle indagini, di una struttura verticistica, non può non ravvisarsi e apprezzarsi la sussistenza di una struttura stabile, efficiente, che sebbene semplice ed elementare appare dotata di mezzi e risorse in grado di assicurare la perpetrazione dell’attività delittuosa senza soluzione di continuità in tutte le ore del giorno e della notte”.

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I pm mettono in evidenza come quella individuata sia “una piazza di spaccio ben collaudata e strutturata”, in virtù di diversi parametri che nell’ordinanza del gip Clelia Maltese vengono elencati in modo puntuale: la ripartizione dei compiti, la predisposizione di orari di lavoro e turni di reperibilità, l’occultamento scrupoloso della droga, la ridistribuzione dei compiti per sottrarsi ai controlli dei carabinieri, l’utilizzo di uno stesso luogo di spaccio per un lungo lasso di tempo, la stabilità della clientela e l’automatismo della prassi. Inoltre viene messa in risalto “la capacità di adattamento” degli indagati, che si sarebbero riorganizzati in seguito ai diversi arresti compiuti in flagranza, per esempio. Per questo, dice la Procura che “emerge in maniera evidente il carattere permanente e professionale dell’attività di spaccio, che è apparsa capillare e sistemica”.

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