Il presunto giro di mazzette nella sanità, resta in silenzio davanti al giudice anche Candela

Continuano gli interrogatori di garanzia legati agli arresti di giovedì scorso nell'ambito del blitz della guardia di finanza "Sorella Sanità". L'ex commissario per l'emergenza Covid in Sicilia si è comunque detto estraneo ai fatti. Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere anche Giuseppe Taibbi e Angelo Montisanti

Antonio Candela

Anche l'ex direttore generale dell'Asp di Palermo, nonché commissario per l'emergenza Covid in Sicilia, Antonio Candela ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere davanti al gip Claudia Rosini. L'ex manager è finito ai domiciliari giovedì scorso nell'ambito dell'inchiesta su un presunto giro di mazzette nella sanità. Come lui, hanno scelto il silenzio durante gli interrogatori di garanzia anche il suo presunto faccendiere, Giuseppe Taibbi, e anche Angelo Montisanti, l'imprenditore della Siram, una delle aziende che sarebbe stata favorita per aggiudicarsi un appalto. Gli interrogatori degli altri 5 indagati finiti agli arresti domiciliari sono in corso.

Candela, difeso dall'avvocato Giuseppe Seminara, ha comunque dichiarato davanti al giudice di essere estraneo ai fatti. Come Taibbi, assistito dagli avvocati Ninni e Giuseppe Reina, e Montisanti, difeso dall'avvocato Marcello Montalbano, si riserva di rispondere alle domande in un secondo momento.

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In base all'inchiesta "Sorella Sanità" della guardia di finanza, coordinata dal procuratore aggiunto Sergio Demontis e dai sostituti Giovanni Antoci e Giacomo Brandini, nella sanità siciliana sarebbe stato messo in piedi un presunto giro di tangenti per aggiudicare una serie di appalti dal valore di oltre 600 milioni. Ieri sono stati sentiti dal giudice anche il direttore generale dell'Asp di Trapani, Fabio Damiani, e uno dei membri della Commissione unica di committenza della Regione, Salvatore Manganaro. Anche loro, che sono gli unici ad essere finiti in carcere, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

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