Torino, rapina violenta in gioielleria: arrestato giovane palermitano

Fermato sei mesi dopo un ventiseienne. Era entrato in un negozio del centro travestito da postino e armato. A fargli da apripista un complice, anche lui palermitano, aveva finto l'acquisto di un orologio per la fidanzata. Poi le botte al commerciante

Rapinata gioielleria a Torino, arrestato palermitano: le immagini

Arrestato anche il secondo dei due rapinatori palermitani che nella mattinata del 12 febbraio scorso aveva messo a segno un colpo nella gioielleria "Trumaz" di via Torino. In manette è finito Emanuele Rubino, di 26 anni. Sei mesi fa era stato arrestato un giovane di diciassette anni, anche lui residente a Palermo, ben noto alle forze dell'ordine nonostante l'età. Una rapina violenta, costata al titolare del negozio diverse fratture ed ecchimosi giudicate guaribili in più di venti giorni. (GUARDA IL VIDEO DELLA RAPINA)

Quella mattina il diciassettenne era entrato nella gioielleria dicendosi interessato ad un orologio da regalare alla fidanzata per festeggiare San Valentino. Poco dopo era arrivato Rubino, vestito da postino con abiti rubati qualche giorno prima alle Poste di Moncalieri. Dopo aver finto di dover consegnare una raccomandata, quest'ultimo aveva tirato fuori una pistola con cui aveva minacciato il titolare. Ne era nata una colluttazione tra i due con il decisivo intervento del diciassettenne, armato di spray urticante, in aiuto del complice. Reso ormai inoffensivo, il gioielliere era stato colpito più volte al volto con il calcio della pistola e costretto ad aprire la cassaforte. I malviventi avevano quindi prelevato i gioielli, per un valore complessivo di oltre trecentomila euro. Scappati a bordo di due motorini, uno dei quali era del titolare della gioielleria "Trumaz", avevano fatto perdere le proprie tracce.

Un mese dopo fu identificato il diciassettenne, grazie a un particolare notato dalla vittima della rapina: il dialetto infatti gli era molto "familiare", come se fosse palermitano. Sulla base di questa segnalazione i poliziotti torinesi hanno informato i colleghi siciliani e inviato loro le immagini di cui erano in possesso e altri utili elementi. Subito si è risaliti al nome del giovane. Più laboriosa l’attività investigativa che ha condotto oggi alla identificazione di Rubino, il "rapinatore più violento". Le analisi tecniche sui tabulati del cellulare del diciassettenne hanno lasciato intendere come il minorenne, accompagnato proprio da Rubino, abbia raggiunto Torino da Palermo ed abbia compiuto il tragitto opposto, rispettivamente, poco prima e poco dopo la rapina.

Gli inquirenti hanno ritenuto che i due, durante la sosta in Piemonte, abbiano utilizzato un solo cellulare attraverso il quale avrebbero mantenuto i contatti con i rispettivi familiari, così come accertato dallo “storico” dei tabulati telefonici del cellulare del più giovane dei due, trovato nel suo domicilio. Tesi ulteriormente dimostrata dalla circostanza che, solo dopo il rientro a Palermo dei due, sarebbe ripreso il traffico in uscita dal cellulare del diciassettenne verso quello di Rubino.

Antefatto essenziale alla rapina in gioielleria era stata la rapina compiuta a danno di un postino di Moncalieri, al quale fu rubato lo scooter e la divisa di Poste italiane: stesso mezzo e stessa divisa utilizzata da Rubino per compiere l’assalto in gioielleria. Casco e ciclomtore furono abbandonati poco dopo la rapina ed il dna estratto da qualche ciocca di capelli ritrovata su quel casco corrisponde a quello di Rubino.
 

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