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Mercoledì, 29 Maggio 2024
Cronaca Brancaccio

Colpi in banca a Terrasini, Milano e Bologna: sgominata banda di rapinatori con base a Brancaccio

La squadra mobile ha eseguito un'ordinanza con cui il gip ha disposto il carcere per sei persone accusate dell'assalto avvenuto lo scorso aprile alla Credem di Terrasini. Nel quartiere si svolgevano le riunioni per individuare nuovi obiettivi

Sono accusati di aver messo a segno diverse rapine in banca, a partire da quella alla Credem di Terrasini dove clienti e impiegati furono legati con le fascette e tenuti in ostaggio per oltre 40 minuti. Ma anche in diverse città del Nord. La squadra mobile della polizia ha eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di sei uomini che farebbero di una banda con sede a Brancaccio. Tre di loro erano già detenuti, un quarto si trovava ai domiciliari mentre sono stati ora individuati altri due componenti del presunto gruppo criminale. Si tratta di Francesco Cardella (67 anni), Antonio Cirivilleri (62), Vincenzo Marino (59), Alessandro Santoro, detto Salvo (42), già noti dopo il fermo di maggio scorso. Gli altro due sono Natale Santoro (45 anni) e Carlo Foggia (43) sono invece gli ultimi due arrestati.

Il video dell'assalto a Terrasini

Le indagini sono state avviate a seguito del colpo avvenuto lo scorso 4 aprile nella filiale Credem di corso Vittorio Emanuele, a Terrasini. In quell’occasione gli indagati fecero irruzione in banca, incappucciati e armati, e sequestrarono i presenti. Poi puntarono dritti verso la cassaforte, dentro cui erano custoditi 84 mila euro, la svuotarono e fuggirono facendo perdere le proprie tracce. Per quell'episodio, circa un mese dopo, erano stati fermati cinque palermitani sospettati di avere messo a segno il colpo.

Quello di Terrasini però non sarebbe stato il loro unico colpo. La svolta nelle attività investigative è arrivata con le intercettazioni effettuate in carcere. Ciò avrebbe perso di accertare "l'esistenza di un sodalizio criminale, riconosciuto dal gip, dedito alla commissione di rapine anche in trasferta", si legge in una nota della questura. Le successive indagini avrebbero consentito inoltre di documentare altri dettagli rilevanti: l'esistenza di una cassa comune, i ruoli dei vari componenti, la progettazione di altri colpi e la capacità di rigenerarsi e assoldare nuovi rapinatori.

"Le indagini - spiegano ancora gli investigatori - consentivano pure di portare alla luce una frenetica progettualità dei soggetti indagati in ordine a diverse rapine da portare a termine con le stesse modalità nei comuni di Capaci, Favara, oltre che a Milano, Bologna e Pistoia. Le stesse attività consentivano di far luce su alcune rapine poste in essere nel passato e talvolta rimaste impunite".

La banda avrebbe avuto una discreta disponibilità economica e di mezzi nonché la capacità di reperire armi e individuare, anche nel corso di veri e propri summit propedeutici, nuovi obiettivi da colpire. In alcuni casi gli indagati, che in alcuni casi si sarebbero avvalsi di contributi esterni per le rapine da compiere in comuni al di fuori di Palermo, avrebbero avuto anche l'intenzione di riciclare i proventi nell’acquisto di ingenti partite di droga o di immobili.

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