Cronaca Malaspina / Via Bernardino Molinari

La rapina al bingo e la confessione in diretta: "Mi sono portato 55 mila euro, te l'ho messa in c...!"

Le intercettazioni che hanno portato all'arresto di 4 persone per il colpo in via Molinari dello scorso giugno. Uno degli indagati, Antonino Cardella, era convinto di poterla fare franca ma, se non fosse stato così, sarebbe stato orgoglioso di finire in carcere: "Io so stare in galera, questa è la mia vita"

Non solo si riteneva molto furbo, capace di non farsi incastrare dagli “sbirri”, ma – in caso fosse invece finito in carcere (come è puntualmente accaduto) – Antonino Cardella, 28 anni, ne sarebbe stato orgoglioso e già pregustava il momento in cui i parenti l’avrebbero salutato davanti alla Questura e la solidarietà degli altri detenuti. Il retroscena emerge dalle intercettazioni dell’inchiesta della Squadra Mobile che ieri ha portato all’arresto di Cardella e di altre tre persone - Clizia Bertolino, Angelo Donzelli e Francesco Piano - per la rapina al “Big Bingo” di via Molinari, avvenuta il 10 giugno. Proprio per vantarsi dell’impresa, però, l’indagato ha finito per confessare il colpo non immaginando di essere intercettato.

La confessione in diretta

Dopo essere stato convocato in Questura, Cardella discute in macchina con Bertolino, senza pensare che – proprio mentre era negli uffici investigativi – nell’auto era stata piazzata una cimice. La ragazza gli riferisce cosa pensano i poliziotti: “Dice che tu sei un rapinatore da quattro soldi e io una scimunita...”. Cardella, ferito nell’orgoglio, ribatte: “E qual è il problema? Tu ci dovevi dire: ‘Però il rapinatore di quattro soldi nel bingo te l’ha messa in culo!’” e poi confessava: “Che mi sono portato 55 mila euro… Ce l’ho messa in culo, hai capito?”. Durante la rapina sarebbero stati rubati oltre 68 mila euro da una cassaforte temporizzata.

“Me l’accollo io”

I due sono stati intercettati anche mentre discutevano nella saletta della Questura, dove erano stati convocati. Appena uscita la ragazza, Cardella le chiedeva che tipo di domande le avessero fatto, in modo da stabilire come rispondere. E traeva questa conclusione: “L’unica cosa che mi può fottere è la chiamata che ho fatto a quello con il motore, solo quello mi può fottere! E basta, solo questa. Del resto – diceva convinto – non hanno più niente”. In realtà gli investigatori hanno messo insieme un bel po’ di cose, comprese le immagini riprese da diverse telecamere di sorveglianza che consentirebbero di identificare anche Cadella come autore della rapina. “Allora perché non mi arrestano – chiedeva poi retoricamente – perché arrivano davanti al giudice, ‘cosa è accusato? Per rapina?’ e la prova che è stato lui?”. E poi si diceva disponibile a prendersi ogni responsabilità: “Me la sto accollando, me l’accollo io, ti lasciano andare… A loro interessa di me, no di te – diceva ancora alla ragazza – perché loro te lo appiccicano in faccia: ‘Eri con lui!’, hai capito? Tu non c’entri niente qua, loro ti stanno usando come una pedina per arrivare ad imputarmi la rapina a me, hai capito? A te ti faccio decadere tutte cose – assicurava – vogliono a me, Clizia. Io sono schedato per rapina, mio padre, mio fratello… vogliono a me!”.

VIDEO | Rapina al bingo con maschera da leone: le immagini

“Angioletto ha fatto lo sbirro”

Cardella era poi convinto che qualcuno l’avesse tradito e riteneva che fosse stato “Angioletto”, cioè Donzelli, a parlare. “Quello che gli ha fatto il mio nome è Angioletto… Perché qua Angioletto non c’è? All’interrogatorio? Angelo non c’è…” e poi diceva ancora a Bertolino: “Noi, l’unica cosa? Angelo il pelato non lo conosco… Lo conosco di soprannome… E’ strano, se è lui il confidente? Me la prendo in culo, capito? Però affaccia al processo… Domani, a coscienza. Io vengo, mi faccio 7 anni, esco e poi, oh! A posto?”. Bertolino replicava ridendo: “Sezione omicidi!”. Cardella riprendeva: “Tu – dice riferendosi al presunto confidente della polizia – ti devi abbassare le corna a terra! Lui esce che è carabiniere, agli sbirri ha detto tutte cose… Un domani ‘lei è in stato di fermo perché la riconosce Angelo, tizio...’”.

“Io so come si sta in galera”

Ad un certo punto Cardella non solo illustrava alla ragazza come comportarsi per non passare da "sbirra", ma quasi gioiva ad immaginare il suo arresto e ne parlava con orgoglio. “Facoltà di non rispondere! Imparalo questo – spiegava l’indagato – perché non sai quello che dichiarano loro, vedi che passi per carabiniere - così la ammoniva – facoltà di non rispondere, non lo conosci, io ho facoltà di non rispondere, gli dici: ‘Ci vediamo a processo’. A costo che mi prendo anche 10 anni di carcere, ma io non ti conosco. Suca! Io so come si sta in galera!”. Ipotizzava poi di poter essere assolto dall’accusa: “Una volta che sei assolto, sei assolto… Si può appellare, ma deve avere una prova di questa portata. Mi piace a me, questa è la mia vita, stare qua dentro…”. Poi quasi non vedeva l’ora di essere arrestato: “E’ la mia vita – ripeteva ridendo – tutti i parenti giù che ti aspettano, non ti preoccupare! Poi entri in galera, entri, ti fa la matricola: ‘Perché sei qua?’ e tu ‘no, per questo e questo’” e continuava a ridere. La ragazza gli chiedeva: “Ma sei malato mentale? La libertà non ti piace?”, ma Cardella insisteva: “E’ la mia vita… Scendi dal furgone che ti porta al tribunale e tutti ‘ciao compà’” e, come scrive la squadra mobile, l’indagato “simula di avere le manette e salutare la gente con la mano e poi si sfrega le mani ridendo”.
 

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