Piantagione di marijuana da record, palermitani davanti al gup: "Erba coltivata tra i cachi"

Giudizio immediato per i fratelli Pietro e Vincenzo Martini, di 19 e 21 anni. Oltre 10 mila le piante trovate dai carabinieri, alte due metri e in piena fioritura. Se immesse sul mercato avrebbero fruttato una fortuna: 15 milioni di euro

La droga sequestrata dai carabinieri

Oltre 30 tonnellate di marijuana, nascosti in un casolare e tra i filari di cachi: 10 mila piantine di droga che avrebbero fruttato una fortuna sul mercato, ovvero 15 milioni di euro. A distanza di cinque mesi dall’operazione, Pietro e Vincenzo Martini, palermitani di 19 e 21 anni finiscono davanti al gup. Era lo scorso ottobre: i carabinieri avevano scoperto una sorta di "azienda agricola" dove per ogni filare di frutteto (alberi da cachi) ne sono stati trovati due di canapa indiana.

Scoperta una centrale della droga, in manette anche insospettabile

Una piantagione da record: secondo quanto è stato reso noto dal comando provinciale dei carabinieri di Agrigento "si è trattato infatti del più grosso sequestro che si è registrato in Italia". Piante alte da un metro e mezzo a due metri, in piena fioritura. Due i casolari adibiti ad essicatoio di primo e secondo livello, nelle campagne fra Campobello di Licata e Naro. In quella occasione fu arrestato anche Carmelo Collana, 53 anni, dipendente del Comune di Canicattì, proprietario del fondo agricolo.

Al sequestro si era arrivati dopo un mese di indagini. Fondamentale anche l'uso di un drone che ha confermato la presenza della piantagione: il blitz dei carabinieri ha fatto il resto. Una trentina di militari, in gran silenzio, hanno quindi fatto irruzione in un casolare dove sono stati trovati i primi 135 chilogrammi di marijuana: erano in parte contenuti in scatoloni e venivano confezionati in buste di plastica con delle cifre: 800 grammi, un chilo. Un tipo di confezionamento che lascia ipotizzare che quelle buste di plastica sarebbero state immesse sul mercato al dettaglio. 

La droga avrebbe fruttato 15 milioni di euro

I tre imputati hanno saltato l’udienza preliminare perché la Procura ha chiesto, ottenendolo, il giudizio immediato. Subito dopo i difensori (gli avvocati Salvatore Manganello e Debora Speciale) hanno chiesto il rito abbreviato e, ieri mattina, è iniziato il processo davanti al giudice Luisa Turco. Agli atti del fascicolo, però, mancava la relazione sulla qualità della droga sequestrata ed è stato deciso un rinvio all’8 aprile. 
 

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