I palermitani e le 30 tonnellate di "erba": giudice vuole indagare sul principio attivo della droga

La piantagione di marijuana da record scovata in un casolare: il gup dispone esami sulla droga prima di decidere se condannare o assolvere i tre imputati. Tra loro ci sono i fratelli Pietro e Vincenzo Martini, di 19 e 21 anni

La droga sequestrata dai carabinieri

Oltre trenta tonnellate di marijuana nascosti in un casolare: il giudice Luisa Turco, prima di decidere se condannare o assolvere i tre imputati, vuole fare chiarezza sull’esatto principio attivo della droga. Per questo, ieri mattina, è stata disposta la nomina di un perito. Il processo è quello a carico di Pietro e Vincenzo Martini, palermitani di 19 e 21 anni e di di Carmelo Collana, 53 anni, dipendente comunale di Canicattì.

Al sequestro si era arrivati dopo un mese di indagini. Fondamentale anche l'uso di un drone che ha confermato la presenza della piantagione nei pressi di un casolare di campagna a Naro: il blitz dei carabinieri ha fatto il resto. I tre imputati hanno saltato l’udienza preliminare perché la Procura ha chiesto, ottenendolo, il giudizio immediato.

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Subito dopo i difensori (gli avvocati Salvatore Manganello e Debora Speciale) hanno chiesto il rito abbreviato. Agli atti del fascicolo, però, mancava la relazione sulla qualità della droga sequestrata e il gup ha deciso di disporre una perizia. L’incarico sarà conferito il 6 maggio. I militari, durante l’operazione, hanno trovato la droga in parte già confezionata in sacchi e in parte in fase da essiccazione. All'aperto, invece, c’erano altre diecimila piante alte quasi due metri. Una piantagione da record: secondo quanto è stato reso noto dal comando provinciale dei carabinieri di Agrigento "si è trattato infatti del più grosso sequestro che si è registrato in Italia".

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