"False fatture per evadere l'Iva", arrestato a Padova l'ex pentito Giuseppe La Rosa

Un tempo al servizio del boss Balduccio Di Maggio e poi collaboratore di giustizia, l'indagato originario di San Cipirello da tempo risiede al Nord: avrebbe lucrato sullo smercio di pellet. Coinvolta anche la figlia

La guardia di finanza di Padova ha arrestato 7 persone

I finanzieri del nucleo di polizia economico-finanziaria di Padova, nell’ambito di un'operazione coordinata dalla Procura di Rovigo, hanno arrestato 7 persone, accusate di aver fatto parte di un'associazione a delinquere dedita alla commissione di reati fiscali. Perquisizioni sono state compiute in Veneto, Piemonte, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Emilia Romagna, Toscana e Sicilia.

E le indagini, partite all'inizio del 2018, riguardano prima di tutto proprio un siciliano, ovvero Giuseppe La Rosa, 56 anni, originario di San Cipirello, ma residente da tempo nel Padovano, già condannato per mafia per essere stato a disposizione del boss Balduccio Di Maggio e che per un periodo è stato pure collaboratore di giustizia. Secondo gli inquirenti, sarebbe stato proprio lui il presunto capo della banda, che si sarebbe occupata di un grosso traffico di pellet, ricorrendo anche a fatture per operazioni inesistenti per evadere l'Iva. Nell'inchiesta è coivolta anche al figlia dell'ex pentito, Rosanna, ed anche un altra persona originaria di San Cipirello, Michele Lo Greco.

L’attività investigativa è riuscita a ricomporre e smascherare una ingegnosa e complessa frode fiscale, architettata dai La Rosa, secondo l'accusa, entrambi amministratori di fatto di diverse società utilizzate per la commercializzazione dei prodotti e che sarebbero state fittiziamente intestate a prestanome. Il meccanismo per evadere l’Iva, si sarebbe basato sul ricorso a diverse società "cartiere", che avrebbe permesso agli indagati di guadagnare tantissimo, praticando - per via del presunto omesso versamento delle tasse - anche prezzi molto competitivi sui prodotti, destinati a note catene della grande distribuzione, del fai da te e del bricolage presenti con i loro punti vendita su tutto il territorio nazionale.

Gli indagati sono in uttto 21 e sono coinvolte nell'inchiesta 20 società, che si trovano soprattutto nel triveneto. Le tasse evase sono ancora in fase di quantificazione, ma ammonterebbero secondo una prima stima ad oltre 10 milioni.
 

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