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Gli oggetti che sarebbero stati utilizzati per i riti woodoo

Gli oggetti che sarebbero stati utilizzati per i riti woodoo

Sequestrata e minacciata con riti voodoo per farla prostituire, arrestati tre nigeriani

In manette tre connazionali che la tenevano segregata. Volevano convincerla a vendere il suo corpo per ripagare un debito da 30 mila euro contratto per affrontare il suo viaggio da Benin City alle coste di Pozzallo, passando per il deserto del Niger e dalla Libia

Sognava una nuova vita lontana dalla miseria, pur sapendo di dover affrontare un lungo e faticoso viaggio. Poi si è trovata costretta a ripagare un debito da 30 mila euro vendendo il suo corpo, spaventata dai riti voodoo e segregata in una stanza senza acqua né cibo. La polizia ha fermato la 27enne Juliet Matthew, la sorella Precius Matthew di 28 anni e il 26enne Daniel Eguavon, accusati di tratta degli essermi umani, sequestro di persona e induzione alla prostituzione. Si erano trasformati nell’incubo di una loro giovane connazionale nigeriana, arrivata lo scorso ottobre a Pozzallo dopo aver attraversato mari e deserti. A salvarla anche un cellulare che era riuscita a nascondere durante la sua prigionia nella periferia di Castelvetrano, utilizzato per lanciare un primo allarme all’Organizzazione internazionale per le migrazioni.

La storia di Sophie (nome di fantasia, ndr) inizia circa tre mesi fa, quando qualcuno nel suo paese gli presenta un uomo che avrebbe potuto organizzarle un viaggio per raggiungere l’Italia. Per convincerla a partire e pagare la somma richiesta, 30 mila euro, l’avrebbe terrorizzata con riti voodoo. Poi lo spostamento in auto verso Benin City, dove altri uomini le hanno fatto attraversare il deserto del Niger, fino alla Libia, dove un barcone l’aspettava per partire alla volta delle coste siciliane, dov’è arrivata circa due settimane fa. Dopo lo sbarco le autorità italiane la hanno accompagnata in una struttura d’accoglienza di Padova: da lì si è messa in contatto con i suoi referenti nigeriani in Italia, che l’hanno ricondotta in Sicilia, dove ad attenderla c’erano le due sorelle Matthew e il giovane Eguavon.

I tre l’hanno così minacciata, spiegandole che per onorare il debito si sarebbe dovuta prostituire. Al rifiuto di Sophie tre l’hanno rinchiusa in una stanza senza viveri per un giorno intero. “La giovane vittima - spiegano dalla Questura - non si è persa d’animo: fortunatamente nascondeva addosso un cellulare miracolosamente sfuggito agli aguzzini con cui è riuscita a chiedere aiuto all’Organizzazione internazionale per le migrazioni, la quale ha provveduto a metterla immediatamente in contatto con il personale della Squadra Mobile di Palermo. A questo punto gli investigatori, attraverso i loro sistemi di localizzazione e sulla scorta della descrizione fornita al telefono dalla donna sul panorama che scorgeva dalla sua 'prigione', sono riusciti a individuarla e a trarla in salvo, facendo irruzione nell’appartamento e fermando le due donne e l’uomo".

All’interno dell’abitazione dove era stata rinchiusa Sophie sono stati ritrovati quattro cellulari, alcune scatole di profilattici e cinque feticci di varie forme: un corno, un lucchetto, un oggetto di legno con materiale pilifero, una bustina contenente peli verosimilmente di pube  e un osso di noce di cola. Tutti oggetti utilizzati per i riti voodoo. Così gli agenti della Squadra Mobile di Palermo diretta da Rodolfo Ruperti, con il supporto dei colleghi della Squadra Mobile di Trapani e del commissariato di Castelvetrano, hanno posto fine all’incubo vissuto dalla giovane nigeriana, finita a sua insaputa nelle mani di una spietata organizzazione criminale che ha tentato di costringerla a prostituirsi. A coordinare le indagini la Dda di Palermo con il procuratore aggiunto Maurizio Scalia e il sostituto procuratore Gaspare Spedale.

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