Lunedì, 26 Luglio 2021
Cronaca

“Serve per il caffè...”, pizzo e assunzioni: le mani di Ferdico sull'azienda confiscata

I retroscena dell'operazione che ha portato all'arresto del "Re dei detersivi" e altre 4 persone. Il ruolo di Felice, delegato a riscuotere i soldi dai commercianti del centro di Carini. Ma un imprenditore ha fiutato "qualcosa di strano..."

Da sinistra Francesco Montes e Giuseppe Ferdico alle gallerie Portobello di Carini

Negli anni l’ascesa dell’imprenditore Giuseppe Ferdico è stata inarrestabile. Con il suo impero era riuscito ad arrivare ai massimi livelli in termini commerciali, subendo una brusca battuta d'arresto nel 2012, con il sequestro delle sue aziende e la confisca di marzo 2017 (poi assegnate a un amministratore giudiziario ma alla cui guida sarebbe rimasto in maniera occulta lo stesso Ferdico. Lo stesso amministratore giudiziario lo ha accompagnato, all’alba di oggi, lungo la parabola discendente che ha portato il “re dei detersivi” a percorrere le scale della caserma della guardia di finanza e salire a bordo di un'auto delle fiamme gialle per essere poi condotto in carcere.

Sono cinque gli arresti eseguiti dagli agenti del Nucleo di polizia tributaria all’alba di oggi, al termine delle indagini coordinate dalla Dda di Palermo che si sono concluse con il procedimento del gip. Finiscono quindi in carcere gli imprenditori Francesco Montes (68 anni), Pietro Felice (50), Antonino Scrima (54), l’amministratore giudiziario Luigi Antonio Miserendino (50) e lo stesso Giuseppe Ferdico (61), accusati a vario titolo di intestazione fittizia di beni, favoreggiamento personale e reale ed estorsione aggravata dal metodo mafioso.

"Devi essere sempre a mia disposizione...": le intercettazioni | Video

L’attività investigativa, durata circa un anno e mezzo, si è concentrata sulla gestione del centro commerciale “Portobello” di Carini. Fondamentale la collaborazione di un imprenditore che ha permesso di scoperchiare un’asfissiante “cappa di mafiosità”. Secondo quanto accertato tra intercettazioni e videocamere installate negli uffici del centro commerciale, il “re” dei detersivi non era mai di fatto uscito dalla gestione aziendale. “L’amministratore giudiziario - spiega Francesco Mazzotta, comandante del Nucleo di polizia tributaria - ha permesso che Ferdico subentrasse dalla ‘porta posteriore’ (da qui il nome dell’operazione ‘Back Door’, ndr) attraverso dei prestanomi”.

Arresto Ferdico: "E' riuscito a imporre il pizzo al centro commerciale" | Video

Miserendino, per "allontanare i riflettori", avrebbe consentito che la Ferdico Giuseppe & C. snc cedesse i rami d’azienda relativi alla gestione della galleria commerciale alla società Ariaperta srl, formalmente del figlio di Montes (che è stato condannato in via definitiva per bancarotta fraudolenta, ndr), e quella “condominiale” alla messinese Bi.Mi srl che, avendo fiutato qualcosa di strano, avrebbe deciso di rescindere il contratto. Così sarebbe subentrata la Fenice Store srl (di cui Montes era socio), cui è stata affidata la gestione tramite affitto d’azienda del supermercato e di cui Giuseppe Ferdico sarebbe stato socio occulto.

Un altro ruolo fondamentale l’avrebbero svolto Pietro Felice, ritenuto la longa manus di Ferdico, e Scrima, prima ragioniere del “re dei detersivi” e poi dello stesso amministratore giudiziario. A Felice sarebbe spettato il compito di riscuotere anche il pizzo dai commercianti presenti nella galleria. Da gennaio 2016 la finanza, che ormai aveva avviato le indagini, ha registrato alcune conversazioni inequivocabili durante le quali Felice chiedeva i soldi, circa 400 euro al mese, utilizzando espressioni come: “Serve per il caffè dei cristiani”.

“La contiguità con gli ambienti mafiosi - spiega Massimiliano Fortino, comandante del Gico - viene comprovata dai tentativi di estorsioni con l’aggravante del metodo mafioso. Si è in attesa degli sviluppi sulla confisca disposta in primo grado nel marzo 2017 dell’intero patrimonio per avere ulteriori riscontri sulla pericolosità mafiosa di Ferdico”. In questo contesto arriva la collaborazione di un imprenditore che decide di tagliare i ponti e il cui servizio di vigilanza, condizionato dalle decisioni della "cupola", viene poi affidato a Montes.

scrima incassa pizzo gestore vigilanza portobello-2

Nel tempo erano riusciti a creare un “sistema abbastanza articolato - aggiunge Daniele Tino, comandante del gruppo Tutela spesa pubblica - con l’interposizione fittizia di rami d’azienda per la gestione del centro commerciale. Ferdico era riuscito a rientrare in possesso del suo business grazie a imprenditori di comodo, ma era sempre presente (anche fisicamente) per le decisioni più importanti, sulle assunzioni e le raccomandazioni”. Un sottile piano per potere esercitare un controllo diretto grazie alla collaborazione di Miserendino. “Alle prime richieste l’amministratore giudiziario non si è mai girato dall’altra parte - concludono dalla Finanza - e anzi non hai mai riferito alcuna anomalia all’autorità giudiziaria”

Identikit e parentele

Giuseppe Ferdico è un noto imprenditore palermitano già leader, sul territorio regionale, nel settore della grande distribuzione di detersivi, indiziato di appartenere all’associazione mafiosa Cosa nostra per i suoi collegamenti con esponenti di spicco del Mandamento di San Lorenzo. Arriva recentemente (nel marzo 2017) la confisca di primo grado. E' imputato per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa assolto in primo grado, con processo pendente in Appello.

Francesco Montes (detto “Mario”), già condannato in via definitiva per bancarotta fraudolenta, era il rappresentante di fatto delle società Ariaperta srl e Fenice Store Srl, nelle quali interveniva come “socio occulto” Ferdico per la reale gestione del centro commerciale Portobello.  L’amministratore giudiziario, Antonio Miserendino, in violazione del vincolo fiduciario che lo legava all’autorità Ggiudiziaria, ha agevolato il disegno criminoso di Ferdico e Montes.

Pietro Felice, cognato di Raffaele Miccichè, già tratto in arresto per 416 bis per aver fatto parte della famiglia mafiosa di Porta Nuova. Antonino Scrima, cognato di Placido Dragotto, genero di Benedetto Marciante, soggetto già in affari con Ferdico e destinatario di una misura di prevenzione. Entrambi hanno avuto rapporti con Leandro Puccio, già tratto in arresto durante l’operazione “Apocalisse”, per dei legami con la famiglia Galatolo. Hanno imposto il “pizzo” al responsabile della società incaricata della vigilanza del centro commerciale che è stato costretto a consegnare la somma in contanti nelle mani di Scrima.

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