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Cronaca Sperone

Spaccio e reddito di cittadinanza, così funziona l'economia parallela che sfama lo Sperone

Dalle intercettazioni dell'operazione "Nemesis" emerge che gli indagati considerano lo smercio di droga come un lavoro. Ognuno ha ruolo e un turno e per fare il pusher occorre anche avere il fisico adatto: "Tu hai l'asma, può essere che ti viene un infarto". E gli arresti pesano come macigni: "Quando li prendono poi bisogna pagare pure gli avvocati"

Un'economia parallela (e illegale), dalla quale dipende il sostentamento di tantissime famiglie, che comunque cercano di tirare a campare anche con il reddito di cittadinanza (ben 34 gli indagati nell'inchiesta "Nemesis" che lo percepiscono): c'è chi fa i turni per spacciare e viene reclutato con le stesse modalità che si userebbero per ingaggiare un cameriere ("te li fai venerdì, sabato e domenica?") e deve pure avere il fisico adatto ("tu sei stanco, hai l'asma, può essere che ti viene un infarto"); c'è chi mette a disposizione un garage o un alloggio dell'Iacp per custodire la droga in cambio di 350 euro a settimana, chi trasporta hashish, cocaina e crack da una parte all'altra del quartiere (compreso un minorenne soprannominato non a caso "birillino"), chi tiene la contabilità, chi taglia il "fumo" dopo averlo riscaldato con un phon, chi fa il palo, chi cala dosi con un paniere rosso dalla finestra. E, nonostante gli arresti, le denunce e la scoperta di microspie, l'industria dello spaccio allo Sperone non si ferma mai. Con un ruolo importante affidato anche alle donne.

Il dovere di salvare lo Sperone

La "piazza", come emerge da alcune intercettazioni dell'operazione dei carabinieri, non sarebbe più fiorente come un tempo ("mio padre faceva 10 mila euro a settimana, ora sono mille") anche perché sarebbero in troppi a contendersela e le spese da sostenere - comprese quelle per gli avvocati in caso di arresto - sarebbero piuttosto cospicue ("due arresti mi sono costati 600 euro questa settimana!"). Per tutti gli indagati però smerciare droga - lo dicono chiaramente - è considerato un "lavoro" a tutti gli effetti.

Le centrali dello spaccio gestite da un indagato recluso ai domiciliari

A dare un'idea della diffusione del fenomeno - purtroppo ben noto e che riprende forza a dispetto delle centinaia di arresti compiuti negli anni dalle forze dell'ordine - sono già le ben 60 pagine dell'ordinanza del gip Fabio Pilato necessarie soltanto per elencare i capi d'imputazione. Le centrali dello spaccio sarebbero state in passaggio De Felice Giuffrida 6 e 2 e al civico 3 di via Sacco e Vanzetti, mentre in passaggio Bernardino Verro 3 ci sarebbe stato un laboratorio per la produzione di crack. Uno dei capi indiscussi delle reti gestite dalle famiglie Altieri e Serio, sarebbe stato Giovanni Nuccio, che avrebbe organizzato lo smercio seppure recluso ai domiciliari. Per gli inquirenti, coordinati dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca, si sarebbe fatto aiutare dal fratello Fabrizio, ma anche dalla moglie, Maria Mangiapane, e dalla madre, Rosalia Mantegna.

Il rifornimento di cocaina dal boss Stefano Marino 

Per il rifornimento di cocaina, inoltre, sarebbe stato fondamentale il ruolo del boss Stefano Marino e di uno dei suoi presunti fedelissimi, Nicolò Giustiniani, entrambi già coinvolti in uno dei filoni d'inchiesta sui così detti spaccaossa e condannati in primo grado. Giustiniani, grazie al business della droga, sarebbe peraltro riuscito a tirare su in pochi mesi una villa di lusso a Ficarazzi, con tanto di piscina, camino, cucina in muratura ed enorme televisore. 

La droga consegnata in bici e a domicilio | video

La droga nascosta anche nella stanzetta di una bimba e nelle aiuole

La droga sarebbe stata nascosta e confezionata un po' ovunque, dalla stanzetta di una bimba alle aiuole, tra le macchine posteggiate, come negli androni e nei corridoi dei palazzi. Appena la settimana scorsa la polizia aveva compiuto un altro blitz nel quartiere ed era emerso come "fumo" e "erba" sarebbero stati nascosti persino sul tetto e tra i pannelli solari del bar Vaccarella (finito sotto sequestro).

"Dieci anni fa da qui uscivano 10 mila euro a settimana"

Gianluca Altieri racconta come i tempi siano cambiati: "Ora tu qua prima vuscavi 10 mila euro in una settimana, ora ne guadagni mille. E come devi campare? Mio padre vedi che fa questo lavoro da 10 anni. La botta l'ha presa! Perché prima erano mio padre e sotto ce n'era un altro. Ora sono diventati, solo qua dentro, sono diventati 10 (spacciatori, ndr)... Mio padre vedi che vuscava 10 mila euro a settimana, solo mio padre, sono arrivati a 700, mille euro a settimana. Questa è la vita! Qua non si parla di clienti più, qua si parla se ti viene da te, viene qua, se va quello, va da quello, già si fanno i cristiani chi gliene dà di più cosa, se ne vanno là, perché si partono con i miei soldi! Non c'è più il cliente... 'La stessa cosa che hai tu, ce l'ha quello'... Dopo un'ora vedi che se ne va là il cliente: 'Che fa, ti sei tirato il mio cliente?'. Risponde il cliente: 'No, io sono padrone dei miei picciuli, campano tutti coi miei soldi'".

I profitti investiti anche in una macelleria

I Nuccio, però, secondo gli inquirenti, avrebbero reinvestito i proventi dell'attività di spaccio nell'acquisto di veicoli, nella ristrutturazione e nell'arredamento di un appartamento di passaggio Verro, nonché in una macelleria, "I piaceri della carne" di via XXVII Maggio. E, secondo Fabrizio Nuccio, comunque "quando uno travagghia ci deve essere la serietà".

"Vuoi lavorare un giorno sì e l'altro no?"

Come viene fuori dalle intercettazioni, bisognava darsi da fare, "lavorare" appunto: "Digli a Giuseppe che lavora! Vuole fare un giorno sì e uno no. Tu vuoi lavorare un giorno sì e l'altro no, di sera?", così chiedeva Gianluca Altieri, cercando di reclutare Michele Bravo, che rispondeva: "Quanto mi dai?". Replicava Paolo Altieri: "Venti euro gli do, 25. Tanto è, incassi 300, 500 euro al giorno, 4 ore fate! Mica fate 20 ore". Ma il presunto pusher sarebbe stato indeciso: "Quelli di nuovo mi sono venuti a cercare, giorno 27 ho un altro processo...".

"Te li fai questi 3 giorni per 50 euro?"

Gianluca Altieri proponeva lo stesso "impiego" ad un'altra persona: "Te li devi fare questi tre giorni? Venerdì, sabato e domenica, così per domani mattina faccio scendere Alessio (Sammartino, ndr)? A simanata? Cinquanta euro? Che devi fare? Di mattina e di sera...". Proprio Sammartino, soprannominato "banana" era stato poi arrestato.

"Hanno arrestato a 'banana', chi se l'accolla 'sto danno?"

Una notizia che avrebbe creato qualche problema, come si capisce dalle parole di Paola Balistreri, captate il 27 aprile 2018: "Si sono portati a 'banana'... Chi se lo deve accollare stu danno? Io lo avevo detto a voialtri... L'avevo detto, levali dalla baracca, ormai è bruciata, pure sotto i contenitori li potevano mettere, ormai si sono insegnati che controllano pure le targhe delle macchine, ma poi c'è stu tignusu (si riferisce a un carabiniere, ndr)! Fagli cambiare a tutti il posto, baracca basta! Si possono mettere là, più avanti, nel muretto...".

"Questo non è buono, ha l'asma e non può correre"

La donna si lamentava pure di Salvatore Calafiore: "Mi serve a me un picciutteddu che mi fa... gli do pure 30 euro al giorno! Mi fa dalla mattina fino alla sera... Calafiore mi fa sempre danni, è pericoloso... Neanche può correre, ha l'asma quando sale qua... Un picciutteddu, cercami un picciutteddu che è scaltrone! Io u Calafiore gli posso dare il piatto di pasta, gli regalo la carta di 5 al giorno però basta che si leva. Io ogni giorno devo lavorare con l'ansia".

"Ti può venire qualche infarto"

Calafiore sarebbe stato effettivamente messo da parte e quindi chiamava Paola Balistreri per chiedere spiegazioni: "Tuo marito non mi vuole fare lavorare, che gli ho fatto?" e lei replicava: "La verità? Noi ci spaventiamo perché tu sei un ragazzo per ora che hai problemi, ti vedo pure stanco... Io mi scantu, per tante cose, non si sa mai Dio, tu non lo puoi dire, vengono qua, spensierati, che sono gli sbirri e tu non te ne accorgi, tu cu scantu ti può venire qualche infarto!". Lui quasi la implorava: "Invece magari di fare due giorni a settimana, magari li faccio 30, 40 euro", ma la donna era irremovibile: "Pure che ti stai qua e magari ci fai il palo pure che le sigarette, il mangiare io te lo do, non è per questo...", ma Calafiore precisava: "Le sigarette non m'interessano, non fumo più". L'indagata spiegava che "non è che qua si vusca un granché, ieri quello ha fatto 80 euro, di giorno pare che è bloccato u travagghiu...".

"Questi sbirri sempre qua, ci deve essere qualcuno che parla"

Paola Balistreri sarebbe stata costantemente guardinga: "Se arrivano a fermare a Piero u Marino e gli trovano qualche bigliettino addosso se lo portano pure, perché ha il vizio che ha bigliettini addosso... Minchia faceva il pazzo Giovanni (Nuccio, ndr) stamattina: 'Alle 9 e mezza che salgono, pure qua hanno controllato' (si riferisce ad alcuni interventi dei carabinieri, ndr)'... Secondo me ci deve essere qualcuno che parla, perché questi sbirri due giorni consecutivi come mai sono andati da Giovanni?".

"Questo lavoro è così: se arrestano i ragazzi bisogna camparli"

Gli arresti sarebbero stati un "danno" anche perché poi si sarebbe dovuto provvedere anche al sostentamento e alle spese legali degli indagati. Sempre Balistreri sosteneva infatti: "Lo vedi come ci sono venute le cose? A quello, a quello (si riferisce agli arresti di Riccardo Machì e di Alessio Sammartino, ndr) in una settimana mi è costato 600 euro! E 200 euro per l'avvocato! I ragazzi se lavorano, l'arrestano, si devono campare, purtroppo questo lavoro è così".

"Mi dai poco, ho l'acqua da pagare..."

Ci sarebbero state poi anche delle lamentele legate ai compensi. Paola Balistreri riferiva quelle della madre di Michele Bravo, Marcella Tuttoilmondo: "Ieri acchianò Marcella con la parlantina, dice: 'Ma che te ne pare? Gliel'hai raccontato a qualcuno che mi dai 50 euro?' e ho risposto: 'Io? Ma con chi stai parlando, Marcella? Con le persone di qua, senza offesa non tratto a nessuno!', dice: 'Mi dissero che sono pochi 50 euro... Sai quante cose devo pagare, ho l'acqua che me la stanno tagliando...'".

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