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Martedì, 16 Aprile 2024
Cronaca Sperone / Piazzale Ignazio Calona

Lo Sperone tra spacciatori e disperati: il crack si poteva pagare anche con rapporti sessuali

Dall'inchiesta "Dike" che ha portato a 31 arresti emerge uno spaccato desolante, dove gli assuntori di droga, in assenza di denaro, sarebbero stati disposti a vendere pure il cellulare. Diverse donne tossicodipendenti avrebbero ottenuto i "pezzi" cedendo il loro corpo. Per lo smercio sarebbero stati utilizzati anche ragazzini

Il cuore dello Sperone, tra palazzoni fatiscenti, discariche ed erbacce, da anni trasformato in una delle più importanti spaccio della città, dove l'unico business che sembra fruttare è quello della droga, con un fatturato da circa 2 milioni all'anno, secondo gli inquirenti. Accanto a chi si arricchisce smerciando fumo, cocaina e soprattutto crack, c'è però anche la disperazione di chi senza quelle sostanze non riesce a vivere e - se non ha i soldi necessari per comprarle - arriva anche a vendere il proprio corpo.

Sei mesi di riprese e intercettazioni

Lo spaccato che emerge dall'operazione "Dike" dei carabinieri è desolante, anche perché alcuni degli indagati non avrebbero esitato a servirsi di almeno tre ragazzini proprio per spacciare. In realtà i fatti riportati nell'ordinanza del gip Giuliano Castiglia, che stamattina ha portato a 31 arresti, non sono proprio recentissimi e vengono ricavati dalle riprese fatte tra il 31 gennaio e il 17 luglio del 2018 tra piazzale Calona, in via Di Vittorio, XXVII Maggio, corso dei Mille, via Pecori Geraldi, via Laudicina, largo Vincenzo Balistreri e via Li Puma. Ma sono state utilizzate anche le dichiarazioni del pentito Alfredo Geraci, che proprio pochi giorni fa è stato estromesso dal programma di protezione per aver violato le norme a cui sono sottoposti i collaboratori di giustizia. Dalle intercettazioni emergono le liti per i turni di "lavoro", ma soprattutto che pur di avere una dose molti assuntori - che fermati dai militari hanno indicato chi aveva venduto loro la droga - sarebbero stati disposti, in assenza di contanti, a vendere anche loro stessi, oltre a cellulari per esempio.

I nomi di tutti gli indagati

"La donna disperata: "Ti prego, fammi fumare..."

Come ricostruiscono gli inquirenti, uno degli indagati, Salvatore Arcuni, soprannominato "u vite Parker", sarebbe stato solito accettare anche rapporti sessuali in cambio delle dosi di crack. Il 31 marzo del 2018 è stata intercettata la conversazione con una donna che lo supplicava in tutti i modi di dargli un "pezzo" e che, per disperazione, avrebbe finito per accontentarlo pur di poter fumare. La donna è diffidente, teme che dopo aver concesso la prestazione sessuale Arcuni non le consegni poi la droga, e soprattutto dalle sue parole si comprende che ha urgenza di furmare il crack: "Lo faccio qua, dove ci mettiamo... dai per favore... Me lo faccio davanti qua, te lo giuro, dai andiamo per favore", dice infatti, e Arcuni: "A me non piacciono queste cose così", ma la donna insiste: "Faccio un tiro... poi facciamo, andiamo ti giuro".

"Stai un po' con me e ti do un bel pietrone"

L'indagato promette: "Ti regalo un bel pietrone e poi ti accompagno lì a fumare...". Lei continua supplicarlo: "Non ho dove andare te lo giuro, per favore, dai, andiamo... Vengo con te, sono con te". Arcuni allora stabilisce: "Ti stai un po' con me e ci penso io per te... e ti faccio andare a divertire". La donna prosegue ad improrarlo: "Per favore, andiamo, ho potato la stagnola e tutto... non voglio tornare indietro... Andiamo devo fumare, minchia, ho preso la bottiglia e tutto...". Arcuni ribadisce: "Io ti regalo 2 pezzi e te li vai a fumare... Stiamo un poco insieme poi ti regalo i 2 pezzi e te ne vai... Ti giuro che te li do... Vedi che io ne ho assai". Lei: "E non mi puoi far fare una fumata e mi sto zitta così tranquilla... tranquillissima, te lo giuro, sono di parola, un tiro e...". Finché arrivano le rassicurazioni e poi anche la proposta esplicita: "Problemi non ce ne sono, io sono il padrone, sangue, quale problema ci deve essere... Me lo devi dare il c...?"  e lei però inizialmente si rifiuta. Come viene fuori dalle conversazioni successive, il rapporto alla fine sarebbe stato consumato e subito la donna chiedeva: "Ora mi devi dare la tua parola perché ti ammazzo, ora sei di parola vero? Subito eh, e poi mi accompagni al bingo...".

Un telefonino in cambio di 4 "pallini"

In un'altra circostanza, i carabinieri hanno verificato che Arcuni avrebbe promesso 5 dosi di crack ad una donna, sempre in cambio di un rapporto sessuale. Promessa che poi non avrebbe mantenuto. Ma c'è anche chi, sempre per la mancanza di soldi, avrebbe proposto di vendere il proprio cellulare per comprare il crack. "Lo vuoi un telefonino, il J5, come quello che hai a casa... Lo vuoi? Però tre pallini (dosi di crack, ndr), lui ne vuole 4 ma ce ne diamo 3", così dice Arcuni alla compagna, Adalgisa Di Fatta, che sarebbe stata a capo della banda e che replicava: "No ridaglielo, ma poi 3 pallini sono assai, tu mi truffi".

Le liti per i turni, ma "700 euro a settimana sono belli"

Secondo la ricostruzione della Procura, al vertice della presunta associazione a delinquere, oltre alla donna, ci sarebbero stati il fratello, Santo Di Fatta e Giuseppe Manzo. Gli indagati avrebbero lavorato su due turni, con ruoli distinti tra "palo" e pusher, intascando mediamente uno "stipendio" di 700 euro a settimana. Fabio Lo Verso, per esempio, avrebbe fatto questioni proprio per i turni: "Io neanche sapevo che questa sera lavoravo e non mi hai detto niente" diceva a Giosafat Bruno, che gli rispondeva: "Non stai facendo il palo? La confusione mi sta facendo" e Lo Verso: "E poi io domani ti devo lavorare di nuovo? Che fai scherzi?". Bruno rispondeva: "Vabbè ma domani sera non lavori, ti fa scendere a farti il palo domani sera? Se domani sera ci siamo io e lui (Arcuni, ndr)". Lo Verso diceva allora: "E domani mattina io con chi sono? E per chi?" e Bruno chiosava: "Io mi vado a coricare e vendo domani sera! Altrimenti se ti conviene facciamo una cosa, questa settimana ormai io devo spacciare... La prossima settimana tu ti gai 3 giorni di palo e 4 giorni io devo spacciare (...) Non ti preoccupare non possiamo perdere, sempre 700 euro a settimana sono! E se te li prendi a fine settimana sono ancora più belli".

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