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Cronaca Borgetto

Lo spaccio di droga anche durante il lockdown: indagati in 12, uno va ai domiciliari

Sarebbero stati sorpresi e ripresi a Borgetto mentre vendevano hashish e marijuana, in un caso anche a un minorenne, tra febbraio e luglio 2020. Alcuni di loro avrebbero continuato l’attività anche dopo aver scoperto la presenza di una telecamera nascosta

Vendevano hashish e marijuana lungo le vie del centro di Borgetto, anche nelle settimane in cui “scoppiava” la pandemia e il Governo chiudeva tutto con il lockdown. E' questa l’accusa mossa dalla Procura nei confronti di dodici persone indagate per spaccio di sostanze stupefacenti. I carabinieri questa mattina hanno eseguito l’ordinanza firmata dal gip del tribunale di Palermo: soltanto per uno, Salvatore Di Simone (33 anni) scattano gli arresti domiciliari mentre per gli altri - di età compresa tra i 20 e i 39 anni - è stata ritenuta sufficiente la misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria o di dimora nel comune di residenza.

Le indagini sono state condotte tra il mese di febbraio e quello di luglio 2020, proprio nel periodo in cui, a causa del Covid, anche uscire di casa poteva essere un problema. Non per tutti, a quanto pare. Grazie all’analisi delle immagini riprese da alcune telecamere di videosorveglianza, infatti, è stato possibile ricostruire diversi episodi di spaccio, in un caso anche a un adolescente del posto. "Sulla scorta degli elementi informativi acquisiti - si legge in una nota del Comando provinciale - i militari sono riusciti a raccogliere un consistente quadro indiziario nei confronti di tutti i presunti responsabili".

Con riferimento alle esigenze cautelari il giudice per le indagini preliminari ha rimarcato nel provvedimento come “l’attività illecita svolta, la connessione della stessa con il consumo personale e i rapporti tra i soggetti monitorati abbiano evidenziato il pericolo della reiterazione delle condotte. Alcuni degli indagati - si legge ancora - non si sarebbero astenuti nel proseguire l’attività di spaccio nemmeno dopo la scoperta di una delle telecamere installate dagli investigatori”.

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