Venerdì, 12 Luglio 2024
Cronaca

Traffico di droga sull'asse Sicilia-Calabria, 21 arresti: sequestrati 50 chili di coca

E' scattata all'alba l'operazione "Cagnolino" della guardia di finanza. A gestire i contatti due fratelli palermitani che gestivano la base operativa nel capoluogo. Durante le indagini arrestati sei corrieri che trasportavano stupefacenti in alcuni sofisticati doppifondi

La droga veniva consegnata da corrieri che trasportavano sino a 10 chili di cocaina al mese lungo l’asse Sicilia-Calabria. Sono ventuno per persone arrestate e portate in carcere dalla guardia di finanza che ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip. Sotto la lente un "gruppo criminale", come definito dagli investigatori, che sarebbe stato diretto da due fratelli palermitani figli di uno storico esponente del mandamento mafioso Villagrazia-Santa Maria di Gesù.

L’operazione, denominata “Cagnolino”, è scattata all’alba ma già durante le indagini eranno stati sequestrati 50 chili di droga, arrestati sei corrieri, operativi anche durante il periodo della pandemia Covid, e due basisti che custodivano parte dello stupefacente. Un ingente quantitativo di droga che, se immessa sul mercato, avrebbe potuto fruttare ricavi fino a 4 milioni di euro. Secondo le stime degli investigatori l’organizzazione era capace di rifornire la piazza palermitani con 10 chili di polvere bianca al mese.

I nomi degli arrestati

I due fratelli palermitani indagati, ricostruiscono i militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria del Gioco, "sarebbero stati in affari da anni con una famiglia calabrese, coinvolta nella gestione del narcotraffico nella provincia di Reggio Calabria e legata da vincoli di parentela - si legge in una nota diffusa dal Comando provinciale - con esponenti di spicco della ‘Ndrina di San Luca, che avrebbe garantito il sistematico approvvigionamento di grossi quantitativi di stupefacenti".

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Oltre al traffico di droga i finanzieri si sono concentrati su una serie di informazioni patrimoniali estratte da varie banche dati accertando che una "assoluta sproporzione tra i beni nella disponibilità degli indagati e la capacita reddituale dichiarata, richiedendo l’applicazione di misure cautelari patrimoniali". E' emerso che sei di loro percepivano, direttamente o indirettamente attraverso il proprio nucleo familiare, l’assegno del reddito di cittadinanza. Per questa ragione è stata inviata comunicazione all’Inps che, secondo le disposizioni vigenti, provvederà a sospendere l’erogazione del beneficio.

Con lo stesso provvedimento il gip di Palermo ha disposto il sequestro preventivo di società, beni mobili e immobili riconducibili ad alcuni degli indagati per un totale di oltre un milione di euro.

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