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Una delle coltivazioni di marijuana sequestrate dai carabinieri nell'inchiesta "Arcobaleno"

Una delle coltivazioni di marijuana sequestrate dai carabinieri nell'inchiesta "Arcobaleno"

Droga e vendette a Carini, un indagato chiamò i carabinieri: "Lì troverete una piantagione"

I retroscena dell'operazione "Arcobaleno" che ha portato a 14 arresti. Pietro Lazzara indicò ai militari la coltivazione di Fabio Daricca per ripicca e la fece smantellare. Dall'ordinanza emerge però anche il ruolo delle donne e le loro difficoltà economiche nonostante il business: "Io ho sei figli di sopra..."

Intraprendenti, pronte a prendere il posto di mariti e compagni finiti in carcere per gestire gli affari legati alla coltivazione e allo smercio di marijuana. Donne che avrebbero tenuto la contabilità del business o che avrebbero avvertito di potenziali pericoli, ma anche costrette a gestire - paradossalmente - problemi economici, soprattutto per via delle piantagioni che via via i carabinieri andavano scoprendo e sequestrando. Dall'inchiesta "Arcobaleno" coordinata dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca, che ha portato a 14 arresti, emerge non solo il giro d'affari della presunta banda, ma anche come, per vendetta, uno degli indagati non avrebbe esitato a chiamare i militari di Carini per indicare una serra casalinga e mettere nei guai chi l'avrebbe coltivata.

Il volume d'affari: "Sono altri 8 chili e altri 30 mila euro"

Per avere un'idea del giro di soldi che la banda sgominata avrebbe maneggiato è indicativa un'intercettazione del 28 settembre del 2018 in cui Pietro Lazzara fa i calcoli con il figlio. E' proprio il ragazzo a chiedere: "Quanto ti deve ancora, a te quanto ti deve entrare?" e il padre: "Tu calcola che ci sono 5 chili fuori... più quelli della stanza che si deve raccogliere, metti che ne escono qualche altri 3 chili là e sono 8 chili e sono a 4 euro... qualche altri 10 mila euro, raccogliendola tutta, ciascuno... Che già 5 chili è raccolta e già sono 20 mila in 4... Metti che lei ne butta altri 3...". E prosegue: "Tre chili la stanza, 50 piante, se ne butta di più per come sta prendendo vero è? Minchia a 50 grammi sono 2 chili e mezzo, metti che ne butta 60, 70, 80, 3 chili la fai per supirchiaria e sono altri 8 chili e sono altri 30 mila euro divisi in 3... Purtroppo questo lavoro è così, la devi raccogliere, la devi conservare, vai dando chili e questo è! Ti vai ad assicurare il motore... La mamma lo deve assicurare a nome suo...".

La vendetta e la chiamata ai carabinieri: "Lì troverete una piantagione"

E' proprio Lazzara qualche tempo dopo, il 3 ottobre 2018, a decidere di vendicarsi di un altro indagato, Fabio Daricca, chiamando i carabinieri di Carini e fornendo loro le indicazioni per scovare una piantagione di marijuana: "Senta ho telefonato poco fa - dice Lazzara - se lo appunti lei comunque... via Lichena, mi sente? Allora in via Lichena al primo piano accanto al cinema... Io devo denunciare che c'è in via Lichena... Lasci perdere come mi chiamo io, in via Lichena al primo piano stanno facendo una piantagione".

"Gli sbirri si sono portati via tutto"

La segnalazione di Lazzara non sarà priva di conseguenze visto che i militari scopriranno 104 piante nel luogo indicato. E l'indagato quasi si pente a quel punto poi del suo gesto: "E' un peccato, se sono attummuliati tutti, è peccato... Che minchia ci vanno 5 cristiani... Tutti, Rosa è in caserma, Jonhatan è anche in caserma, noialtri... Minchia anche Enzo, mi sarei accontentato... Dovevano fare andare via Giuseppe loro... Già m'immagino la faccia di Enzo: 'Io un povero villano sono, non c'entro niente, lavoro...'". E' proprio Giuseppe Daricca a spiegare poi a Lazzara che i carabinieri hanno smantellato tutto: "Gli sbirri si sono portati le lampade, i preparati, ti giuro sui miei figli, hanno lasciato solo i condizionatori, gli aspiratori...".

"Non salite, qui sta piovendo forte"

Dall'inchiesta emerge come le donne avrebbero avuto un ruolo importante nella presunta associazione a delinquere, tanto da prendere il posto dei loro mariti e compagni dopo i loro arresti, seguendo le direttive impartite dal carcere (e intercettate dagli inquirenti nella sala colloqui del Pagliarelli). L'11 ottobre del 2018, per esempio, Martina Daricca, sapendo che potrebbero esserci rischi per la presenza di forze dell'ordine, telefona ad altri indagati e li avverte: "Siccome sono già a Carini, qua sta piovendo, capito? Non salite, sta piovendo forte".

Le donne al comando

Come si legge nell'ordinanza del gip Roberto Riggio, la moglie di Pietro Lazzara, Claudia Bondì, e quella di Fabio Daricca, Elisabetta Pistone, non solo si sarebbero interessate agli affari, ma avrebbero anche dovuto fare i conti con le difficoltà economiche dopo l'arresto dei coniugi. Il 19 ottobre del 2018, Bondì racconta all'altra: "Gli ho detto: 'Ma non ne hai entrato?' dice 'no, le ultime sono state 700 euro ma non mi ricordo chi me li ha dati', ma che significa? Non sei competente, levati! Ora come si deve fare per recuperare i soldi, che non c'è più andato a raccogliere... Se avessi raccolto io già avrei avuto una mazzetta tanta perché con me ci sono sigilli".

"Quando c'era mio marito filava tutto liscio..."

Poi l'indagata contesta la gestione da quando suo marito è finito in cella: "Vede nel mio sguardo che ce l'ho spento perché non sto dando soddisfazione a nessuno, ma so io il mio dolore perché non doveva andare a finire così puttana della miseria, perché da quando ci si era messo Pietro andava tutto liscio... Ti porti i ragazzini, che sono ragazzini e parlano... Non ho più fiducia a nessuno, mi devi credere" e Pistone replica: "Troppa invidia, troppo manicomio, Fabio me l'ha detto sempre...".

"Ti danno 50 euro alla settimana"

Problemi ci sarebbero stati in relazione al poco denaro ricevuto come sostentamento dal resto della banda. La moglie di Daricca spiega: "Fabio mi ha domandato: 'Quanto hanno uscito, l'ultima che hanno uscito? Quanto ci dobbiamo dividere tutti?'" e l'altra donna chiedeva: "Io quello che voglio riuscire a capire, oltre questi che mi spettano, devono campare a lui?" e Pistone chiariva: "Sì, 50 euro alla settimana ti danno", ma l'altra non era convinta: "Io so 100, a quello gli danno 100". Allora Pistone ribadiva: "Non glieli danno più 100 perché Giuseppe dice 'io devo mantenere ora anche a Pietro, quindi 50 e 50'".

"Io ho 6 figli tutti di sopra..."

Cifre troppo basse secondo Bondì: "Lo hai capito quanto sono 50 euro? Io sono nella merda, ho un esercito di sopra, ma nessuno poi a dire 'a quest'altra ragazza, cosa ti manca?'". Un discorso condiviso dall'altra indagata: "Le sigarette, 10 euro al giorno ci vogliono... Ci dovremmo togliere questi vizi". La moglie di Lazzara rincarava: "C'è la discussione che figli non ne hai, io 6 figli tutti di sopra, 7, 8, con me 9 e 10 con il bambino, di giorno mangiano da me, la sera da me... Ora mi dicono: 'Signora Lazzara ha di bisogno?' ma tu non me lo devi dire a me se io ho di bisogno perché io non te lo dirò mai, deve essere a coscienza vostra a dirmi: 'Mettiamo 50 euro e andiamo a fare un po' di spesa'".

Il villino per coltivare la droga: "Qui facciamo bingo!"

Claudia Bondì in un'altra conversazione raccontava anche a Martina Daricca di un villino che sarebbe stato utilizzato per coltivare la marijuana: "Ti sembra che stavo scherzando? Sono cinque anni che l'ho sto villino, mi sembra peccato lasciarlo, ma come lo mantengo? Raccolgo i soldi solo per pagarlo il mese prossimo e poi?" e l'altra: "Minchia, avremmo macinato, minchia una monta e una smonta, una monta e una smonta, avremmo fatto bingo! E manco, superenalotto avremmo fatto!". L'altra donna sottolineava però che "qui se la prendono con calma tutti, non vogliono fare nulla nessuno, quella è pure pronta... L'hai visto il villino a mare? Il primo? Macinavamo, macinavamo, però quest'estate quando eravamo qua io li vedevo posteggiati qua... 'vedi che ci sono gli sbirri in borghese'". Ed era scattato il sequestro e un altro affare era andato a monte.

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