Cronaca

Dal nonno che spaccia con la nipotina alla madre che chiede aiuto: i retroscena del blitz

L'inchiesta "Mirò" che ha portato a 26 arresti, ma gli indagati sarebbero una sessantina, è nata nel 2019 dopo che una donna disperata per la tossicodipendenza del figlio si è rivolta ai poliziotti. Un ruolo centrale nello smercio di coca sarebbe stato svolto da un anziano che si sarebbe servito anche della bambina per contare i soldi

Il frame di un'intercettazione dell'operazione "Mirò"

Tutto è nato dalla disperata richiesta di aiuto di una madre, che nel 2019 si è rivolta al commissariato di Partinico non sapendo più come gestire la tossicodipendenza del figlio. E' così che i poliziotti hanno iniziato a lavorare fino ad individuare una vasta rete di spacciatori che si muoveva non solo in provincia di Palermo, ma anche a Mazara del Vallo. Una delle figure centrali dell'inchiesta "Mirò" è un nonno che non avrebbe esitato a spacciare cocaina portandosi dietro la nipotina che oggi ha 11 anni, le avrebbe persino fatto contare i soldi ricavati dallo smercio di droga.

I  nomi degli arrestati

E' uno spaccato molto particolare e interessante quello scoperto dagli investigatori, nel quale sarebbero state coinvolte nello smercio di droga anche insospettabili signore. Tuttavia, come ha spiegato stamattina il questore di Palermo, Leopoldo Laricchia, "su disposizione della Procura" non sono stati diffusi né i nomi degli arrestati - 26 in tutto, 11 in carcere e 15 ai domiciliari - e neppure gli atti dell'inchiesta per permettere ai giornalisti di fare i dovuti approfondimenti e all'opinione pubblica di conoscere i dettagli. In questura è stato precisato che non sono noti i motivi di questa scelta. Nel pomeriggio, invece, c'è stato un cambio di rotta.

Ordine e Assostampa: "Nascondere i nomi degli arrestati ostacola il diritto di cronaca"

La richiesta d'aiuto della madre disperata e i 270 episodi di spaccio

L'operazione "Mirò" è partita nel gennaio del 2019 e si è sviluppata per tutto quell'anno, dopo la richiesta di aiuto della madre disperata. In tutto agli arrestati - ma gli indagati sarebbero una sessantina - vengono contestati 270 episodi di spaccio, sulla scorta di quasi 180 mila telefonate intercettate (31 complessivamente le utenze sottoposte a controllo).

Due figure principali e una fitta rete di collaboratori

L'inchiesta ruota attorno a due figure principali - una delle quali è quella del nonno - e lo smercio di cocaina sarebbe avvenuto non solo a Partinico, ma anche a Balestrate, Trappeto, Camporeale, San Ciperello e poi nel Trapanese, tra Alcamo, Castellammare del Golfo, Santa Ninfa, Gibellina e Mazara del Vallo. Non viene però contestato agli indagati il reato di associazione a delinquere, perché il meccanismo messo in piedi per lo spaccio sarebbe del tutto diverso da quello riscontrato in altre indagini.

I due arrestati che avrebbero avuto un ruolo di spicco, infatti, si sarebbero avvalsi di volta in volta di collaboratori diversi e subito disponibili nelle varie zone in cui venivano richieste dosi di cocaina, così sarebbero variati sia i pusher che i luoghi scelti per le cessioni. Un sistema che naturalmente ha reso molto più difficile il lavoro degli inquirenti.

Il nonno che smerciava cocaina con la nipotina 

Come ha ricostruito la Procura, il nonno non avrebbe esitato a smerciare droga neppure quando avrebbe accompagnato la nipotina a scuola o in piscina. Anzi, da un'intercettazione emergerebbe che la piccola avrebbe anche dovuto contare il denaro racimolato dall'indagato con lo spaccio. La bambina, nonostante l'età, sarebbe stata consapevole che ci fosse qualcosa di poco trasparente, tanto che - come è stato registrato dalle microspie - in un'altra conversazione diceva al nonno che alla fine loro stavano facendo la stessa cosa che aveva visto in un film qualche giorno prima in televisione, in cui persone venivano imbottite di droga e la trasportavano in vari Paesi.

"Nessun legame con Cosa nostra"

I poliziotti non hanno individuato contatti con Cosa nostra, ma come ha spiegato il questore "è difficile immaginare che tutto questo possa essere avvenuto senza che Cosa nostra lo sapesse". Tra gli indagati, con un ruolo più secondario, peraltro ci sarebbe anche una persona con precedenti per mafia.

I clienti e le ritorsioni a chi non pagava

Molto variegata la platea dei clienti che avrebbero acquistato la cocaina: dai giovanissimi (di 16/17 anni), passando dai professionisti, per arrivare ad impiegati anche di 60 anni. Sarebbe emerso, inoltre, che i "cattivi pagatori" avrebbero subito anche pesanti ritorsioni: un cliente che avrebbe preteso di avere la droga a credito sarebbe stato anche pestato.

Tra le piazze di approvvigionamento anche lo Zen

L'indagine non si è concentrata sui canali di approvvigionamento della droga, ma una delle piazze dalle quali sarebbero state reperite piccole quantità di cocaina è quella dello Zen, come ha spiegato ancora il questore stamattina durante la conferenza stampa.

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