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Il frame di un'intercettazione dei carabinieri

Il frame di un'intercettazione dei carabinieri

I messaggi su Facebook, il fruttivendolo col gettone: così la coca arrivava a domicilio

I retroscena emersi dall'operazione "Acquarium 2", che ha portato all'arresto di 17 persone tra Palermo e Termini. Uno studente sorpreso con le stecche di hashish nello zaino. Il comandante dei carabinieri di Monreale: "Preoccupa il disagio sociale di tanti minori"

Uno studente fermato con le stecche di hashish nello zaino, pronto a rivenderle ai compagni di scuola. Le "dosi" chiamate “birrazza” o “poker”, poi i messaggi criptici per evitare ascoltatori indiscreti e fruttivendoli con il “gettone” sempre pronto per chiamare dalle cabine telefoniche. Questi i retroscena emersi nell'ambito dell'operazione “Aquarium 2” messa a segno dai carabinieri, che all’alba di oggi hanno arrestato 17 persone (LEGGI I NOMI) accusate di spaccio di droga tra Palermo e Termini Imerese.

Tutto filava liscio fino a quando un giovanissimo non è stato fermato dopo aver acquistato della droga. L'episodio ha dato via ad appostamenti, intercettazioni e pedinamenti. “Le indagini proseguono - spiega il comandante del gruppo di Monreale Pietro Sutera - per accertare eventuali collegamenti con la criminalità organizzata. Ma il dato preoccupante che emerge è il disagio sociale dei tanti minori che fanno uso di stupefacenti e rischiano di entrare in un circuito di criminalità, con furti e rapine, per avere le necessarie disponibilità economiche”.

VIDEO: "PER ME E' BUONA", LE INTERCETTAZIONI

IL FRUTTIVENDOLO COL GETTONE - Le indagini sono partite a novembre 2013 nel centro abitato di Termini, dove sono stati documentati “incontri furtivi” tra acquirenti e spacciatori sempre pronti a rifornire la piazza di hashish, marijuana e cocaina. Tra questi anche Rosario Cozzo (28 anni), già arrestato nel 2014 nell’ambito dell’operazione “Aquarium”, conosciuto nell’ambiente come “Ortofrutta”. Il nomignolo gli era stato attribuito proprio per la sua attività commerciale, dalla quale si allontanava per mettersi in contatto con gli acquirenti tramite il telefono pubblico. E non era l’unico che cercava di eludere eventuali controlli. Con la stessa discrezione si muoveva Micheal Russo (21 anni), che incontrava i suoi clienti nei pressi di una costruzione rurale nelle campagne di Termini. “Ci vediamo dai cani o nella stalla”, diceva al telefono.

I MESSAGI SU FACEBOOK - Una rete di spacciatori che si estendeva dalla provincia alle periferie di Palermo, tra i quartieri Sperone, Bonagia e Villagrazia. Tra questi anche un soggetto già sottoposto agli arresti domiciliari. “L’attività di Vincenzo Lo Monaco, chiamato dal fratello maggiore ‘il piccolino’, era così fiorente - prosegue Sutera - che non ha saputo rinunciarvi nonostante la misura cautelare cui era sottoposto. A casa aveva 55 grammi di cocaina, bilancino, materiale per il confezionamento e 740 euro in banconote di piccolo taglio”. Tra le investigazioni più “classiche” e quelle “tecnologiche”, intercettando telefoni e conversazioni sui social network, i carabinieri sono riusciti anche a ricostruire il tariffario della droga, il cui prezzo poteva variare in base al servizio reso.

COCA E HASHISH A DOMICILIO - Il “domicilio”, infatti, comportava dei rischi per lo spacciatore che andavano compensati con una maggiorazione a carico dell'acquirente. Complessivamente sono state documentate oltre 500 cessioni, che hanno portato al sequestro di 150 grammi di cocaina, 300 di hashish e 100 di marijuana, oltre alla somma di denaro contante per 2 mila euro, arrestando in flagranza di reato sei persone e segnalandone altre venti all’autorità prefettizia. Tra questi anche un minore, “pizzicato” lo scorso gennaio dai carabinieri vicino a un liceo termitano. “Non è possibile fornire dettagli su quale sia la scuola. E’ importante sottolineare - aggiunge il comandante -  che nel suo zainetto è stata trovata una discreta quantità di hashish già suddivisa in dosi che presumibilmente avrebbe spacciato a scuola”.

I CONTROLLI NELLE SCUOLE - Un intervento definito provvidenziale e che vuole puntare l’attenzione sulla prevenzione e sui controlli da effettuare nelle scuole. “E’ necessario leggere il fenomeno secondo una chiave di lettura più ampia che comprenda il disagio vissuto da questi giovani. E’ chiaro - conclude Sutera - che non abbiano alcuna percezione del rischio, anche in termini sanitari, che l’assunzione di droghe può causare. Per noi è importante avviare nuove forme di dialogo nelle scuole, accogliendo favorevolmente le segnalazioni di insegnanti e presidi che nutrono qualche sospetto”. Complessivamente, nel corso del 2015, l’attività antidroga svolta dai carabinieri ha consentito di trarre in stato di arresto 20 persone, di denunciarne in stato di libertà 75 e di segnalare in Prefettura oltre 50 consumatori.

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