Pacchi "regalo" dalla Spagna: hashish nascosto tra giocattoli e scarpe, 5 arresti

Le spedizioni venivano indirizzate a persone inesistenti, nomi di fantasia. Fondamentale poi l'apporto di un basista al centro di smistamento postale. Ricostruita dalla guardia di finanza l'importazione di circa 150 chili di hashish in pochi mesi

Un frame delle intercettazioni

Pacchi "regalo" ripieni di hashish spediti dalla Spagna e indirizzati a Palermo, sfruttando nomi di fantasia e corrieri internazionali. I militari della guardia di finanza hanno arrestato 5 persone - 3 in carcere e 2 ai domiciliari - in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Palermo. Sono accusate a vario titolo di aver ideato un sistema per fare arrivare la sostanza stupefacente dalla penisola iberica con un metodo che avrebbe consentito di importarne oltre 150 chili in pochi mesi.

Le intercettazioni: "Il Papi è arrivato?"

Le indagini coordinate dalla Procura di Palermo sono state condotte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria nell’ambito dell’operazione denominata "Chorus-pacco regalo". Secondo quanto ricostruito dagli investigatori la droga veniva nascosta dentro altra merce da spedire tramite corrieri internazionali, come giocattoli, scarpe e altro ancora. Grazie all’apporto di un basista all'interno del centro di smistamento postale i pacchi venivano po affidati a chi avrebbe dovuto solamente recapitarli ai reali destinatari e non alle persone inesistenti indicate.

I 3 destinatari di custodia cautelare in carcere sono: Alessandro Girgenti, 36 anni, Gerardo Romano, 32 anni, e Giuseppe Di Francesco (31). I 2 sottoposti agli arresti domiciliari: Filippo Miranda (30 anni) e Giuseppe Lo Coco (29). Nei confronti, invece, di Francesco Paolo Taormina (29 anni), Giovanni Ferrara (31), Antonio Buccafusca (32) e Benedetta Altieri (40) è stata applicata la misura dell’obbligo di dimora presso il Comune di Palermo.

Con un provvedimento parallelo a quello del giudice per le indagini preliminari, i procuratori titolari dell'inchiesta hanno emesso un decreto di sequestro preventivo d’urgenza sottoponendo a vincolo giudiziario beni per un totale di 500 mila euro, un valore "sproporzionato ai redditi dichiarati da parte degli indagati" e dunque considerato probabile provento dell'attività illecita.

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