Cronaca

Trapani, droni e palloni per far entrare in carcere droga e cellulari: 22 arresti, indagati 2 palermitani

L'operazione "Alcatraz" è stata messa a segno da carabinieri e polizia penitenziaria. Accertata la complicità di qualche agente che avrebbe accettato in cambio soldi e anche prestazioni sessuali da parte della convivente di un detenuto

Droga e cellulari arrivavano nel carcere di Trapani con i palloni da calcio, "farciti" di dispositivi o cocaina e lanciati oltre il muro di cinta, con i droni ma anche grazie a qualche agente che, in cambio, avrebbe accettato denaro o anche prestazioni sessuali da parte della convivente di un detenuto. Sono 22 le persone arrestate questa mattina (17 vanno in carcere e 5 ai domiciliari) dai carabinieri e dalla polizia penitenziaria con l’operazione "Alcatraz". I due palermitani coinvolti sono i suoceri di uno dei detenuti, sposato con una palermitana residente a Bari, che avrebbero preso contatti con un agente indagato per fare arrivare i cellulari al genero, considerato un appartenente dell'organizzazione mafiosa pugliese della Sacra Corona Unita, e a un altro detenuto che invece farebbe parte della Camorra.

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Il blitz è scattato all’alba in diverse città dell’Isola e oltre: Palermo, Trapani, Benevento, Bari, Porto Empedocle, Mazara del Vallo e Avola. Vanno in carcere: Natale Carbè, nato ad Avola, 69 anni; Antonio Lo Pinto, nato a Mazara del Vallo, 27 anni; Carmelo Salanitro, nato a Catania, 35 anni; Margaret Asaro, nata a Vaprio d’Adda, 51 anni; Vito Ingrassetto, nato a Mazara del Vallo, 27 anni; Salvatore Addolorato, nato a Mazara del Vallo, 27 anni; Alessio Scirè, nato a Mazara del Vallo, 31 anni; Antonello Sanfilippo, nato a Mazara del Vallo, 36 anni; Giuseppe Cirrone, nato a Erice, 54 anni; James Burgio, nato ad Agrigento, 31 anni; Gerlando Spampinato, nato ad Agrigento, 52 anni; Roberto Santoro, nato a Erice, 36 anni; Giuseppe Felice Beninati, nato ad Erice, 25 anni; Pietro Mazzara, nato a Erice, 35 anni; Davide Monti, nato a Bari, 32 anni; Nicola Fallarino, nato a Benevento, 38 anni; Nunzio Favet, nato a Palermo, 69 anni.

Vanno in vece ai domiciliari: Natale Carbè, nato ad Avola, 69 anni; Giuseppe Maurizio Cirrone, nato a Erice, 54 anni; Annarita Taddeo, nata a Benevento, 31 anni; Giuseppe Cangemi, nato a Salemi, 42 anni; Davide Monti, nato a Bari, 32 anni; Nicola Fallarino, nato a Benevento, 38 anni; Vincenzo Piscopo, nato a Benevento, 32 anni; Nunzio Favet, nato a Palermo, 69 anni. Adriano Leone, nato a Foggia, di 36 anni. Obbligo di dimora per G. P., nata a Palermo, 62 anni, e M. L. P., nata a Mazara del Vallo, 35 anni.

Le indagini condotte dai militari del Comando provinciale di Trapani e dagli agenti del Nucleo investigativo regionale Sicilia della polizia penitenziaria sono state avviate, a ottobre 2019, dopo le denunce di alcuni detenuti passati dal carcere “Pietro Cerulli” che avevano segnalato episodi di corruzione. “Dietro nazione di denaro - si legge in una nota - gli indagati avrebbero consentito l’introduzione in carcere di sostanze stupefacenti, telefonini (oltre 50 quelli sequestrati) e altri beni come armi improprie, sigarette e profumi in favore di soggetti reclusi, anche appartenenti alla criminalità organizzata e ristretti in reparti di alta sicurezza”.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori è emerso uno “spaccato inquietante della realtà carceraria trapanese - si legge ancora nella nota - in cui la possibilità di utilizzare telefonini per comunicare all’esterno sembrerebbe essere diventata indispensabilità per la quotidianità”. Quando non c’erano agenti "infedeli" disponibili si trovavano altri metodi. Alcuni detenuti nascondevano il materiale all’interno delle scarpe o nelle loro cavità comporre. In altri casi è stato accertato che sono stati calciati dei palloni, imbottiti di droga o cellulari, oltre il muro, o venivano utilizzati dei droni con la collaborazione di persone specializzate in questo servizio di delivery.

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Complessivamente sono state indagate trenta persone tra le quali quattro agenti di polizia penitenziari che non sono più in servizio. Tra questi anche due poliziotti che non risultano fra i destinatari del provvedimento cautelare. Gli indagati dovranno rispondere, a vario titolo, di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, abuso d’ufficio, truffa, falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, falsità ideologica, evasione, accesso indebito di dispositivi di idonei alla comunicazione e omessa denuncia di reato. "Uno degli ex agenti - si conclude nella nota - è indagato perché non avrebbe denunciato il presunto pestaggio di un detenuto a opera di alcuni colleghi".

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