Hashish ed "erba" viaggiavano tra i vestiti, i pusher dietro le bancarelle dopo la consegna

I retroscena dell'operazione "Lampedusa" che ha portato all'arresto di 15 persone, tra cui 9 palermitani. La droga, fornita dai "narcos" della 'ndrangheta, transitava dal Villaggio Santa Rosalia per poi essere recapitata nell'Isola dai mercatari: "Fammi trovare un poco d'acqua"

La droga acquistata dai "narcos" calabresi viaggiava sui furgoni degli ambulanti, da un lato all’altro dell’Isola e solitamente nel cuore della notte. Partivano da Palermo e arrivavano in provincia intorno alle 5 del mattino, spingendosi a volte fino a Siracusa e Agrigento. Si incontravano con i loro contatti, consegnavano hashish, marijuana o cocaina, ritiravano i soldi come da accordi e magari si piazzavano anche nei mercatini rionali con le loro bancarelle. Ci sono voluti due anni di indagini della Squadra Mobile per ricostruire un ingente traffico di stupefacenti che iniziava ad Africo, considerato dagli investigatori il quartier generale della 'ndrangheta, e passava da Villaggio Santa Rosalia per arrivare sino a Lampedusa. L'isola che ha dato il nome all’operazione che ha portato all’arresto di 15 persone, tra cui 9 palermitani (I NOMI DEGLI ARRESTATI).

L'uscita degli arrestati dalla Questura

“Ci siamo concentrati sia sul trasporto che sullo smercio a più livelli. Abbiamo ricostruito - spiega il capo della Squadra Mobile, Rodolfo Ruperti - i collegamenti tra alcuni trafficanti della Calabria e un gruppo palermitano che faceva capo ad Alessandro e Giuseppe Bronte, i quali sfruttavano il loro lavoro come ambulanti per trasferire la merce”. Nel corso delle indagini la polizia ha effettuato diversi arresti e sequestrato centinaia di chili di stupefacenti che avrebbero fruttato diversi milioni di euro all’organizzazione criminale, cui la Procura ha contestato proprio l’associazione finalizzata al traffico di droga. Basti pensare che nel corso delle perquisizioni eseguite nella notte sono stati trovati in casa di Emanuele Rizzo 200 mila euro in contanti. Secondo i pm Francesco Gualtieri e Maurizio Agnello, come confermato nell’ordinanza firmata dal gip Claudia Rosini, era lui a gestire la cassa.

Ruperti: "Trafficanti vicini alla mafia" | Video

Dal Villaggio, con numeri crescenti nel periodo estivo, la droga arrivava a Lampedusa a bordo della motonave Sansovino in partenza da Porto Empedocle. “Salvatore Capraro - spiega il dirigente della Narcotici, Agatino Emanuele - si approvvigionava da Gaetano Rizzo e sfruttava il contributo di Francesco Portanova in qualità di corriere. Si tenevano in contatto utilizzando cellulari intestati ad altri, si incontravano prima dell’alba e in cinque minuti avevano concluso la trattativa”. Ma le consegne di stupefacente accertate dalla polizia, tra appostamenti e pedinamenti, sono state numerose e a volte “problematiche”. “Abbiamo registrato qualche contatto - continua Emanuele - tra Giuseppe Bronte e Davide Licata che, in un’occasione, non ha pagato la fornitura. A quel punto Bronte lo ha chiamato e lo ha ‘catechizzato’ dicendogli ‘D’ora in poi tu parli con me’ con tono autorevole”.

Coca calabrese venduta a Palermo, blitz della polizia | Video

Conversazioni che sono rimaste cristallizzate nelle cuffie degli investigatori che, nel corso delle indagini, sono riusciti a comprendere i messaggi criptici grazie ai quali i vari soggetti riuscivano a comunicare. “Abbiamo ascoltato una telefonata di Dante Parisi mentre si trovava lungo la Palermo-Catania, all’altezza di Dittaino. Era al telefono con una donna al quale a un certo punto ha chiesto di fargli trovare ‘un poco d’acqua’. Un messaggio curioso se si pensa che avrebbe potuto provvedere in altro modo e non aspettando di arrivare a destinazione”.

Fiumi di cocaina dalla Calabria, blitz della polizia: 15 arresti

Un’osservazione che ha trovato d’accordo anche gli inquirenti: “Appare illogico - si legge nell’ordinanza - che una persona che si trovi a transitare all'altezza della Zona Industriale di Dittaino (come da cella di aggancio della sua utenza), avendo la possibilità di fermarsi quanto meno in uno degli autogrill presenti sull'A19, debba richiedere dell'acqua fresca al suo interlocutore addirittura a Rosolini (Siracusa)”. Era una metafora per farle comprendere che al suo arrivo voleva trovare i soldi pronti.

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