Cronaca

Occupa una casa popolare, tre mesi ai domiciliari a Palermo per Luca Casarini

Negati i servizi sociali, l'ex leader no global nei guai: "Per la questura palermitana non si escludono contatti con la criminalità organizzata che qui coincide con una montagna di merda..."

Nessuna pena alternativa: Luca Casarini, ex leader no global che vive a Palermo da anni, finirà agli arresti domiciliari dopo essere stato condannato a 3 mesi di reclusione per l'occupazione di una casa sfitta dell'Ater di Venezia (ente che gestisce le case popolari nel capoluogo lagunare). L’abitazione si trova a Marghera, dove Casarini ha vissuto per molti anni prima di trasferirsi a Palermo

Casarini ha riversato sul proprio profilo Facebook tutta la propria delusione, dopo aver proposto un progetto sociale per rendere "fruttuose" le 12 settimane di condanna. Facendo il pieno di messaggi solidali: "Ho da scontare una condanna a tre mesi di carcere per il reato di occupazione di una casa sfitta da anni dell'Ater di Venezia - dichiara Casarini -. Avevo fatto istanza di affidamento sociale, proponendo un progetto messo a punto con il centro diaconale Valdese di Palermo. Proponevo di rendere utili a qualcuno, oltre che a me, questi tre mesi, nel caso specifico a migranti ospitati nella Casa del Mirto. La questura di Palermo, anzi l'ufficio misure di prevenzione, ha inviato su di me una relazione pessima, che si concludeva con "non si escludono contatti con la criminalità organizzata e non". Sarà formula di rito nel caso di in pregiudicato come il sottoscritto, ma detta da Palermo mi ha fatto impressione. Qui la criminalità organizzata è una cosa seria, coincide con una montagna di merda".

La richiesta, dunque, è stata rigettata. "A giorni o ore arriveranno i carabinieri e mi metteranno agli arresti a casa - continua Casarini - Espresso divieto di comunicare all'esterno, di avere contatti con persone che non siano i miei familiari. Motivazione: sono pieno di condanne e di reati. Ora, i miei 4 anni sono relativi all'attivismo politico e sociale che ho sempre praticato e a violazioni di leggi ingiuste che mille e mille volte rifarei. Bloccherei seduto sui binari ancora una volta quel treno carico di armi per la guerra in Iraq per il quale ho preso un anno di reclusione. Manifesterei contro la fiera del Biotech a Genova ancora con Don Gallo, come allora, anche se mi è costato un altro anno. Disobbedirei ai centri di detenzione per migranti ancora e ancora, come feci a Trieste nonostante l'anno e mezzo di condanna".

Azioni che hanno con ogni probabilità contribuito a propendere per i domiciliari: "I quattro anni, adesso questi tre mesi, i fogli di via, la sorveglianza speciale, le espulsioni da israele, Colombia e Messico, non sono niente - conclude Casarini -. C'è chi sta molto peggio ed è in carcere per le sue idee o perché si è ribellato. Io i reati che mi attribuiscono li ho compiuti, e posso andarne fiero. Ma questi tre mesi avrebbe avuto più senso dedicarli ad altri piuttosto che stare chiusi in casa. Ma evidentemente a questi giudici interessava di più la vendetta che la funzione sociale della pena. Oppure coincidono in una società come la nostra".

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