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Mercoledì, 18 Maggio 2022
Cronaca

Le truffe e le ambizioni dell'ex consigliere: "Chiunque sarà sindaco dovrà discutere con noi"

Per la Procura Giulio Cusumano, finito ai domiciliari, avrebbe fatto un patto con l'ex moglie del deputato Bernardo Mattarella, Angela Fundarò, che avrebbe favorito i suoi progetti consentendogli di intascare indebitamente oltre 20 mila euro: "Dobbiamo avere tanta visibilità". In cambio la donna avrebbe organizzato due sfilate e ricevuto pure un premio

Non sarebbero somme stratosferiche - poco più di 20 mila euro per due progetti - quelle che l'ex consigliere comunale Giulio Cusumano ed il suo compagno, Alessio Scarlata, finiti stamattina ai domiciliari, avrebbero incassato illecitamente nell'ambito delle iniziative per "Palermo Capitale della Cultura", ma secondo la Procura dalle intercettazioni emergerebbe un modus operandi, basato su spese gonfiate e false fatture, finalizzato poi anche ad ottenere consenso politico. Già nel 2018, eletto da poco con la lista "Palermo 2022", Cusumano ci avrebbe pensato per davvero al 2022 e con Angela Fundarò, vicepresidente della Fondazione Sant'Elia, ex moglie dell'ex deputato regionale Bernardo Mattarella (figlio del presidente della Regione ucciso da Cosa nostra, Piersanti) di cui avrebbe continuato ad utilizzare il cognome (nonostante il divorzio risalga al 2013), non esitava ad ipotizzare che "chiunque sarà sindaco deve discutere con noi due!". E già allora circolava il nome di Roberto Lagalla.

"Una mano lava l'altra"

Secondo la ricostruzione del procuratore aggiunto Sergio Demontis, che ha coordinato le indagini della squadra mobile, Fundarò col suo ruolo nella Fondazione, deputata a gestire il milione stanziato dalla Regione per le iniziative di "Palermo Capitale della Cultura", avrebbe agevolato i progetti di Cusumano, ottenendo in cambio la possibilità di realizzare due sfilate di moda (con le quali avrebbe incassato quasi 4 mila euro), ma anche di essere premiata come eccellenza siciliana proprio durante uno degli eventi. "Una mano lava l'altra - diceva a Cusumano che temeva ipotetici controlli - chi te li deve mandare i controlli? Io? Ma smettila!". L'ipotesi di corruzione, però, non ha passato il vaglio del gip Clelia Maltese, anche perché Fundarò non avrebbe fatto parte della commissione deputata al vaglio dei progetti e alla concessione dei fondi pubblici.

Il gip: "Comportamento deprecabile e illecito, ma non è corruzione"

Nell'ordinanza, però, il giudice stigmatizza "il comportamento certamente riprovevole, deprecabile e illecito di Fundarò, la quale nonostante e in forza del suo ruolo di vicepresidente della Fondazione Sant'Elia, si affaticava a cercare accordi con terzi al fine di lucrare poche migliaia di euro e di potersi mettere in mostra nelle manifestazioni, offrendo in cambio informazioni e notizie apprese grazie al suo ruolo non assurge però ad una condotta" corruttiva, "non avendo ad oggetto l'esercizio di poteri o il compimento di atti legati a detta funzione". Fundarò venne prima nominata nella commissione che avrebbe dovuto vagliare i progetti e finanziarli e poi la decisione fu annullata in autotutela.

I progetti su cui sarebbe stata fatta la cresta

I progetti sui quali Cusumano e Scarlata avrebbero fatto la cresta sarebbero la "Festa del Teatro 2018", gestita dall'associazione "Disincanto", per cui a fronte di un contributo pubblico di 9.721,31 euro ricevuto dalla Fondazione Sant'Elia il 19 ottobre 2018 ben 9.050,34, secondo l'accusa, sarebbero non dovuti, e "Tradizioni e Natale nelle Capitali della Cultura 2018", presentato da "Attivamente onlus", a fronte di un finanziamento di 26.627 euro ricevuti a dicembre 2018, 11.875,32 euro sarebbero non dovuti. Inoltre, per la Procura, Cusumano e Scarlata, sempre attraverso "Disincanto", avrebbero ottenuto altri fondi dal Comune per l'iniziativa "Figli fuori le sbarre", a luglio del 2020: su 14.399,26 euro liquidati da Palazzo delle Aquile, 8.200,40 euro sarebbero non dovuti.

L'inchiesta nata dalla denuncia di un funzionario nel 2016

L'inchiesta è nata dalla denuncia di Donata Pirrone, funzionario dell'assessorato comunale alla Cultura, che a giugno del 2016, dichiarava di aver subito "pressioni ed intimidazioni" da Cusumano e dal suo compagno, in quanto componente di un gruppo di lavoro per l'acquisto da parte del Comune di "spazi teatrali giornalieri": a suo dire, gli indagati avrebbero cercato di favorire associazioni a loro "amiche". Addirittura a ottobre del 2015 Cusumano avrebbe minacciato la donna di farle togliere l'incarico di responsabil, dicendole che gliel'avrebbe fatta "pagare cara".

"E adesso ci prendiamo il festino!"

Gli inquirenti hanno anche sentito Franco Zappalà, ex presidente dell'associazione Federteatri, che si era dimesso nel 2014, dopo che Cusumano avrebbe fatto apertamente campagna elettorale durante due raduni della chiesa evangelica organizzati nel suo teatro. Cusumano avrebbe detto tra l'altro, come riferito da Zappalà: "E adesso ci prendiamo il festino!" ed effettivamente Federteatri aveva ottenuto l'organizzazione della manifestazione.

I due eventi sovrapposti

Per quanto riguarda i progetti legati a "Palermo Capitale della Cultura", secondo la Procura, i contatti con Fundarò sarebbero stati frequenti, tanto che in attesa dell'approvazione, Cusumano avrebbe cercato notizie: "La Mattarella, che è vicepresidente della Fondazione, le ho detto - spiegava l'ex consigliere comunale - 'guardi ho un amico che ha presentato un progetto, la gente vuole sapere se è finanziato non finanziato...'". Per l'accusa, l'obiettivo di Cusumano sarebbe stato quello di sovrapporre la "Festa nazionale del Teatro" organizzata dalla Fita alla "sua" Festa del Teatro 2018, in modo da gestire le spese. Tanto che, secondo gli inquirenti, due delle tre serate del suo progetto non si sarebbero neppure svolte.

"Ma tu sai il titolo dello spettacolo?"

Il 7 settembre 2018 "La Festa del Teatro" aveva formalmente inizio, "ma di fatto il progetto era una scatola vuota creata ad hoc dal consigliere per accaparrarsi fondi pubblici da utilizzare a proprio piacimento", si legge nell'ordinanza. Avrebbe temuto anche dei controlli, Cusumano, e diceva al compagno: "Tu devi stare all'Orione perché se dovesse venire come giusto che sia... devono trovare appunto rappresentante legale spiegare lo spettacolo le cose...". E Scarlata chiedeva: "Sai tu il titolo dello spettacolo di stasera?", ma - paradossalmente - l'ex consigliere affermava: "Tutti Insieme... non lo so boh... C'è scritto nel programma forse". Alla fine, nella rendicontazione alla Fondazione Sant'Elia spunterebbe "Azzurro mare Tuttinsieme", cioè la fusione dei nomi di due eventi diversi.

Il profilo dell'ex consigliere: dalla cultura agli affari di famiglia con la benzina

"Soldi non ne dobbiamo dare a nessuno"

Erano poi arrivati i finanziamenti, ma Cusumano diceva: "Perché soldi non ne dobbiamo dare a nessuno! Dobbiamo pagare pure le fatture strette strette!" e avrebbe rendicontato "costi mai sostenuti o sostenuti dalla Fita, utilizzando le somme finanziate per saldare debiti personali o per fare regali ad amici e parenti", dicono gli investigatori. A svelare uno dei presunti trucchi utilizzati era proprio Scarlata, che spiegava: "Il segreto è praticamente anziché comprare 10 targhe per esempio che noi abbiamo messo le nostre targhe mille euro a 100 euro l'una, 10 sono mille euro, ne devono comprare 7 e poi compreso Iva arrivare a mille euro, invece io che cosa ho comprato... anziché spendere 100 devi spendere 70".

I biglietti aerei per "i fedelissimi"

Una parte dei fondi percepiti indebitamente, secondo l'accusa, sarebbero serviti tra l'altro per pagare i biglietti aerei da Palermo a Roma a diverse persone "fedelissime" di Cusumano, tra cui Fundarò, che il 18 settembre 2018, aderendo ad un'iniziativa sponsorizzata dall'ex consigliere, avrebbero presenziato ad un'adunanza alla Cassazione finalizzata all'inasprimento delle pene per i delitti di violenza sulle donne. "Ho preso l'impegno che avrei restituito i soldi dei biglietti di Roma", diceva Cusumano.

"Quanto è il ritorno di questa operazione?"

Fundarò avrebbe rassicurato l'ex consigliere che temeva controlli: "Una mano lava l'altra", diceva, ma Cusumano insisteva: "Però metti caso mi mandano un controllo..." e l'indagata replicava: "Ma chi? Chi te lo deve mandare lui (si riferisce al Soprintendente della Sant'Elia, ndr) o io? Ma smettila!". La donna poi cercava di capire il ritorno di queste presunte operazioni: "In sostanza tutta questa operazione io quanto c'è il ritorno?" e Cusumano rispondeva: "Tu sicuramente, io ci perderò però ci guadagno d'immagine e io ci devo perdere..." e lei chiedeva ancora: "E quindi non riesci a quantificare quanto può essere?".

Le sfilate e il premio

In un'altra circostanza, Fundarò suggeriva: "Per dicembre ce la possiamo inventare una cosa?". E per la Procura sarebbe riuscita ad inserirsi in alcuni eventi collaterali di "Palermo Capitale della Cultura", con una "Mostra di abiti inglesi" del 17 novembre 2018 e la "Sicilian Glam Award's" del 6 dicembre 2018, sfilata organizzata con un amico regista: ne avrebbe ricavato rispettivamente 2 mila e 1.920 euro. L'ex moglie di Bernardo Mattarella, da cui è separata dal 2008, avrebbe avuto molte idee, che avrebbe sottoposto a Cusumano, come uno scambio di sfilate di moda tra Malta e Palermo ("fare uno scambio, anche questo è cultura, che so, portare delle nostre aziende che sfilano a Malta e loro qua") e rimarcava che per l'evento "Sicilian Glam Award's" "è tutta gente di un certo tipo, il genero della Pirelli, tante altre persone e compagnia varia... La serata consiste in una consegna di questi premi Award's più alcune eccellenze siciliane, che possiamo inventare, metterci dentro e poi può essere un momento di moda di qualche stilista importante". E tra la premiate c'era stata anche lei, "Angela Fundarò Mattarella".

"Noi siamo il gatto e la volpe"

In un'altra circostanza Fundarò diceva a Cusumano: "Cerchiamo di aiutarci in qualche modo" e chiedeva: "Per dicembre ce la possiamo inventare una cosa? E da chi te lo fai finanziare, dal Comune? Qualche cosa per Natale... Tu qualche bella mostra da inventare qua, sbigliettamento? Che è una cosa tua ufficiale e si recupera... Ora ho proposto la mostra degli abiti della Carrà, può essere una bella cosa con Malta, niente puoi studiare?". La donna non esitava poi a dire: "Giulio, noi che siamo il gatto e la volpe", chiedendogli tuttavia di allontanare una deputata dell'Ars a lei molto sgradita: "Me la devi togliere dai coglioni, io quando m'incazzo faccio saltare Palazzo delle Aquile... S'appresenta, incomincia a fare la parte della manager, mi dà fastidio con i soldi miei". 

"Chiunque sarà il sindaco dovrà discutere con noi due"

I due parlavano poi di politica e Fundarò, già nel 2018, affermava: "Secondo me è Lagalla che si porta come sindaco eh..." e Cusumano replicava: "Poi il tempo è lontano... Quello che noi dobbiamo fare è quello che stiamo facendo noi due, stare sempre sul pezzo, avere sempre visibilità... Perché chiunque sarà (sindaco, ndr) deve discutere con noi due! Perché in questi anni avremo fatto tante di quelle cose, tanta di quella visibilità, che avremo la forza di portare avanti un binomio uomo donna che in qualche modo devono discutere con noi". E aggiungeva: "Quando io ti taggo lo faccio a posta lo vedi che io ieri me ne sono andato alla festa della donna, allo Sperone... popolare, un sacco di gente perché dobbiamo abbracciare tutta la società, tutta Palermo e fra le tue e le mie, con questa cosa io abbraccio tutto!". 
 

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