Appalti truccati per le autostrade del Cas, agli arresti domiciliari consigliere di Castelbuono

Il sessantenne Angelo Puccia è uno dei due dipendenti dell'ente destinatari delle misure cautelari dopo le indagini della Dia. L'altro è Alfonso Schepisi, 68 anni, per il quale il gip ha disposto la sospensione dei pubblici uffici

La sede del Consorzio autostrade siciliane

Corruzione, falsità ideologiche, turbativa d'asta, truffe e altri reati emergono da un'indagine coordinata dalla procura di Messina, diretta da Maurizio De Lucia, e condotta dalla Dia riguardo ad alcuni appalti che riguardano la sicurezza della rete viaria di competenza del Cas, il Consorzio autostrade siciliane. C’è anche un consigliere comunale di Castelbuono del gruppo di maggioranza, Angelo Puccia (60 anni) tra le persone coinvolte nell’inchiesta "Fuori dal tunnel" che si è conclusa oggi con l'esecuzione di tre misure cautelari personali nei confronti di due funzionari dell'ente e di un imprenditore milanese.

Oltre a Puccia, nato a Castelbuono e finito ora ai domiciliari, il gip ha disposto la sospensione dei pubblici uffici per Alfonso Schepisi (68 anni). Per l’imprenditore milanese Fabrizio Notari (62 anni), rappresentante legale della Notari Luigi spa, è scattato invece il divieto temporaneo di contrattare con la pubblica amministrazione. I tre sono ritenuti responsabili, a vario titolo, dei delitti di corruzione, falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atto pubblico in concorso, turbativa d'asta, tentata truffa aggravata in concorso, induzione indebita a dare o promettere utilità e corruzione. Reati che sarebbero stati compiti assieme ad altri cinque imprenditori indagati.

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A finire sotto la lente di ingrandimento dei magistrati e degli investigatori sono stati alcuni dei principali appalti per i lavori effettuati negli ultimi anni lungo il tratto autostradale di competenza del Cas (A20 e A18), asse viario che, come ha fatto rilevare il gip nell’ordinanza applicativa delle misure cautelari è "già drammaticamente e notoriamente afflitto da gravi carenze strutturali" e lungo il quale frequenti sono stati gli incidenti, anche mortali.

Emblematico il caso degli appalti per i "lavori di messa in sicurezza" delle gallerie Tindari e Capo d’Orlando, ubicate lungo la tratta autostradale Messina-Palermo. Si tratta di lavori – dall’importo complessivo a base d’asta di circa 25 milioni di euro - aggiudicati nell’anno 2015 all’Ati Luigi Notari spa- Costruzioni Bruno Teodoro spa. Alle dipendenze della prima ditta lavoravano familiari e persone vicine al direttore dei lavori e al responsabile unico del progetto. Assunzioni ritenute funzionali all’aggiudicazione dell’appalto.

In tale occasione, infatti, per quanto l’offerta della predetta Ati Notari-Bruno fosse stata considerata dalla commissione di gara "anormalmente bassa", Puccia (quale Rup) sulla base di una relazione presentata da Schepisi, attestava che "l’offerta presentata dall’Ati Notari-Bruno" fosse “attendibile ed affidabile" e che "le giustificazioni documentate" fossero "sufficienti ad escludere l’incongruità dell’offerta". Gravi irregolarità sarebbero emerse anche con riguardo alla realizzazione di un importante sistema di sicurezza delle gallerie, ritenuto dalla normativa vigente indispensabile per garantire l’incolumità degli utenti.

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