Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

Immigrata ingannata e costretta a prostituirsi: fermati i due aguzzini

A scoprire la cruda verità due collaboratrici dell'Oim in servizio nel centro dove la ragazza, ancora diciassettenne, era stata ospitata. I due le avevano fatto credere che, una volta estinto il debito del viaggio, la sua vita sarebbe tornata alla normalità

Portata in Italia e costretta a prostituirsi: fermati due nigeriani (foto archivio)

Portata in Italia con la speranza di costruire un futuro migliore, venduta per tremila dollari e costretta a prostituirsi dai suoi aguzzini. I poliziotti della Squadra mobile hanno fermato due nigeriani, O.R. (26 anni) e S.H.R (21 anni), ritenuti responsabili del reato di tratta di persone aggravata in concorso. A portare a galla l'angosciante storia di una ragazza nigeriana, ancora minorenne, sono state due collaboratrici dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni, che hanno ascoltato i racconti della vittima e le false promesse fatte dai due connazionali.

L'africana, giunta al porto di Palermo con altri quattro connazionali, è stata ospitata in un centro d'accoglienza. In quel rifugio la diciassettenne ha incontrato due donne dell'Oim che hanno subito notato il malessere della nigeriana. Da lì il racconto fiume che ha messo in luce la cattiveria e la mancanza di scrupoli dei suoi due connazionali. Convinta a denunciare i fatti alla polizia, "la giovane ha raccontato la cruda e triste realtà - spiegano dalla Questura -, vissuta non di rado dalle donne extracomunitaria che, sotto false promesse, finiscono per cadere nella rete di criminali spietati che, già durante i viaggi, le rapiscono e vendono per ridurle in schiavitù".

I due nigeriani, apparsi come "salvatori", la illusero illusa facendole credere di poter trovare per lei un'occupazione come collaboratrice domestica. Ma il sogno fu subito interrotto, quando i connazionali decisero di venderla per tremila dollari alla maitrasse di un bordello. Una storia di sofferenze andata avanti anche dopo una gravidanza, che l'avrebbe costretta ad prostituirsi in un'altra "casa chiusa" per mantenere se stessa e la bambina. I due connazionali avrebbero pagato per lei il prezzo del viaggio, dandole la possibilità di restituire la somma una volta arrivata in Italia. Nel Belpaese, le avevano spiegato, si sarebbe potuta prostituire in alberghi dove alcuni medici controllano lo stato di salute dei clienti.

Per convincerla e rassicurarla le avrebbero anche detto che, una volta estinto il debito da trentamila euro (corrispondente, a loro dire, al prezzo del biglietto), avrebbe potuto smettere di vendere il proprio corpo. Ma così non fu. La ragazza, dopo aver parlato con il personale della Oim, ha compreso che ciò che le era stato promesso non corrispondeva al vero e che l’avevano esclusivamente raggirata. Così, ha trovato la forza ed il coraggio di reagire, ricevendo per tutta risposta numerose minacce. Per gli aguzzini è stata disposta la custodia cautelare i carcere.

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