Cronaca

"Conflitto d'interessi", l'Anticorruzione punta gli occhi sulla nomina del direttore dell'Arpa

Il primo a sollevare le presunte anomalie è stato uno degli altri candidati alla selezione che ha presentato un esposto in Procura. L'Anac vuol vederci chiaro sui rapporti tra la vecchia società di Vazzana (la Ph3 Engineering srl) e la Regione. L'ex assessore Croce: "Questione di lana caprina"

Gli occhi dell’Anticorruzione sono puntati sulla nomina dell’attuale direttore generale di Arpa Sicilia Francesco Carmelo Vazzana e sui rapporti tra la sua vecchia società e la Regione. L’Anac ha inviato a dicembre una nota alla Regione Siciliana per chiedere chiarimenti sull’incarico conferito al termine di una selezione pubblica dall’ex assessore del governo Crocetta, Maurizio Croce (foto a destra), al messinese Vazzana con un decreto del 2 agosto 2017. Una nomina che avrebbe resistito anche al nuovo governo regionale che, nella persona dell’assessore Toto Cordaro, ha confermato in due diverse occasioni la scelta sostenendo che "non ricorrono le condizioni per l’annullamento in autotutela".

Nella nota inviata ai referenti per la prevenzione e per la trasparenza della Regione, l’Anac riferisce di aver ricevuto alcune segnalazioni secondo le quali, negli anni precedenti al conferimento dell’incarico, l’amministrazione regionale "avrebbe stipulato contratti pubblici sia direttamente con il dottor Vazzana che con la società Ph3 Engineering srl - di cui il medesimo risulterebbe socio al 50% e presso cui avrebbe svolto le funzioni di amministratore unico fino al 2 ottobre 2017". Circostanza che, come indicato in un esposto del M5S, si aggiungerebbe ad alcune presunte irregolarità relative ai requisiti che Vazzana non avrebbe avuto al momento della selezione.

Per questo l’Anac, guidata da Raffaele Cantone, chiede quali siano gli incarichi conferiti dalla Regione a Vazzana "nel quinquennio precedente alla data di conferimento dell’incarico con specifica indicazioni degli atti compiuti dallo stesso" e "tutti gli incarichi conferiti dall’amministrazione regionale alla società Ph3 Engineering srl nello stesso periodo con specifica indicazione degli atti compiuti dallo stesso Vazzana". Non appena e se l’Anticorruzione riceverà quanto richiesto, la documentazione verrà vagliata e si procederà con l'archiviazione del caso o con un provvedimento che potrebbero anche far cadere il direttore generale di Arpa Sicilia.

maurizio-croce-2La selezione del direttore Arpa e i primi esposti

Il primo a sollevare le presunte anomalie è stato uno degli altri candidati alla selezione, l’ingegnere messinese Antonino Isgrò: "A parità di punteggio rispetto ad altri candidati è stato scelto Vazzana". Nell’esposto che ha presentato alla Procura di Palermo, l’ingegnere cita i risultati di una richiesta di accesso agli atti. "Nella scheda (del dottore Vazzana, ndr) - si legge nel documento - veniva spuntata con un ‘Sì’ la voce relativa ad aver ‘svolto esperienza almeno quinquennale di direzione tecnica e amministrativa nella pubblica amministrazione, in enti, aziende, strutture pubbliche o private, con autonomia gestionale e diretta responsabilità delle risorse umane".

Requisiti che l’ingegnere Isgrò, “a differenza di altri”, avrebbe invece posseduto al momento della selezione. "Lo stesso sembrerebbe non potersi dire per Vazzana, che ha sempre avuto incarichi di consulenza, come si evince dal curriculum presentato" ricostruisce l’ingegnere, che poi aggiunge: "La carica di amministratore della società Ph3 Engineering non comporta l’acquisizione di particolari mansioni tecniche di direzione nel settore ambientale, come dallo stesso sostenuto, in quanto la figura dell’amministratore esula da tali competenze, essendo questi, esclusivamente, il rappresentante legale della persona giuridica". Poi precisa: "E a nulla poteva servire la delega firmata dall'allora amministratore unico per conferire la 'direzione tecnica nella attività riguardanti i piani di caratterizzazione, la gestione dei rifiuti e le analisi chimico-fisiche' a Vazzana".

L'M5S invoca la revoca della nomina

Su alcuni di questi passaggi si sono soffermati pure alcuni deputati regionali del Movimento 5 Stelle, che hanno scritto ad aprile 2018 al governatore Nello Musumeci e all’assessore Toto Cordaro chiedendo la revoca in autotutela della nomina di Vazzana. Nella nota dei pentastellati viene fatto riferimento a una potenziale violazione del decreto legislativo 39/2013, relativo alle "Disposizioni in materia di inconferibilità e incompatibilità", facendo presente che alla data della selezione (2 agosto) ogni candidato avrebbe dovuto dichiarare di essere consapevole che l’incarico di direttore generale Arpa è “incompatibile con incarichi e cariche in enti di diritto privato regolati e/o finanziati o comunque retribuita dalla Regione”.

francesco carmelo vazzana-2

Vazzana, Ph3 Engineering e trasferimenti di quote

Vazzana invece era stato amministratore unico della Ph3 Engineering fino al 2 ottobre 2017, prima che la società passasse nelle mani del suo nuovo amministratore unico al quale l’attuale direttore di Arpa Sicilia ha ceduto le quote, pari al 50%, del capitale sociale della srl che nel 2017 indicava - come si evince dalla visura camerale - un valore di produzione di 215.602 (contro i 287.422 del 2016 e i 757.875 del 2015). E proprio per questo l’Anac, alla luce di quanto segnalato, vuole adesso conoscere i rapporti economici intercorsi in passato tra la società e l’assessorato, in maniera tale capire se tutto si sia svolto regolarmente o se dietro la vicenda ci siano interessi dai contorni opachi dei quali potrebbero interessarsi anche guardia di finanza, Procura e Corte dei conti. L'ex società guidata da Vazzana, per alcuni profili sottoposta al controllo dell’Arpa, è amministrata dall’allora direttore tecnico.

La Ph3 fra le discariche e la mitigazione del rischio idrogeologico

Si tratta dell’ingegnere Salvatore Vaccaro che nel recente passato è stato indagato insieme a Crocetta, all’ex direttore generale del dipartimento Acque e rifiuti Maurizio Pirillo e ad altre nove persone con l’operazione condotta dai carabinieri relativamente alle autorizzazioni che hanno permesso di smaltire rifiuti pericolosi alla Cisma Ambiente di Melilli (Siracusa). Alla Ph3 Engineering srl sarebbero stati dati negli anni diversi incarichi - anche in Ati - per consulenze e progettazioni sulle discariche e la mitigazione del rischio idrogeologico. Come sarebbe nel caso, per esempio, del decreto firmato dal commissario del Governo, Maurizio Croce nel 2013 per i "Lavori di protezione e ripascimento litorale 2° lotto" a Capri Leone, nel Messinese, o come per gli "Interventi di mitigazione dei dissesti che interessano la collina su cui sorgono il Duomo e l’intera area diocesana di Agrigento” o, ancora, come per la messa in sicurezza della discarica di Rinzano a Caltavuturo, nel Palermitano.

Sul citofono il pulsante Ph3-Croce: "Chieda a mio zio"

Un coincidenza è stata fatta notare dall’ingegnere Isgrò, che in uno dei suoi esposti fa presente come la sede della società riporti sul campanello dello studio la dicitura “Ph3 Engineering srl-Croce”. "Sì, glielo confermo. Ma se vuole - afferma l’ex assessore Maurizio Croce - le do il numero di mio zio Luigi, ex procuratore capo di Messina e in passato alla procura generale di Palermo, e parla direttamente con lui. Ad ogni modo la reputo una questione di lana caprina. Vazzana è una persona che conosco dal 2000 circa ed è per me fidatissima. Per quanto ne ho memoria non ho assegnato risorse o altro alla società, né durante la parentesi di governo (novembre 2014-ottobre 2017, ndr) né durante le due distinte fasi al dissesto idrogeologico come commissario (2010-2014) e soggetto attuatore (dal 2018 a oggi). Per quanto riguarda la polemica sulle cause di incompatibilità e inconferibilità erano state già risolte alla firma del contratto come previsto per legge. E un giudice si è già espresso respingendo un ricorso urgente".

citofone ph3 engineering croce messina-2

Udienza rinviata al 2020: "Giudice condizionato da un pizzino"

La decisione cui fa riferimento l’ex assessore Croce, in realtà, è ancora lontana. Dopo varie tappe in aula e un ricorso urgente respinto il giudice ha rinviato l’udienza di discussione a febbraio 2020. Ma anche in questo passaggio l’ingegnere Isgrò ha denunciato alla Procura di Caltanissetta un fatto che, se confermato, sarebbe grave: "Il giudice - si legge nella denuncia - nella data della decisione di maggio 2018, dopo aver avuto recapito un ‘pizzino’ in udienza che sarebbe arrivato dall’assessorato regionale Territorio e Ambiente, cambiava totalmente atteggiamento e annunziava alle parti che trattasi di causa molto difficile e complicata". Infine rincara la dose, raccontando anche di essere stato minacciato dall’ex assessore tramite un collega: "Mi ha chiamato per dirmi che se continuavo a informare le istituzioni mi avrebbe fatto del male in quanto avevo creato un casino".

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