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Martedì, 18 Giugno 2024
Cronaca Roccapalumba

"Non ha custodito la pistola per sparare ad un carabiniere": assolto dopo 6 mesi in cella

L'imputato di Roccapalumba era finito in carcere assieme ai due fratelli nel 2021 perché secondo la Procura avrebbe organizzato un agguato con metodo mafioso ai danni del militare, "colpevole" di aver fatto una multa ad un altro indagato che non avrebbe indossato la mascherina. Scagionato da ogni accusa

Era stato arrestato ed era finito in carcere per 6 mesi con l'accusa di aver detenuto, assieme ai fratelli, un'arma che avrebbe dovuto essere utilizzata per minacciare un carabiniere - "colpevole" di aver fatto una multa per violazioni delle norme anticovid - e con l'aggravante del metodo mafioso. Adesso, però, Domenico Pecoraro, originario di Roccapalumba, è stato scagionato da tutte le accuse dal gup Marco Gaeta che lo ha processato con il rito abbreviato. La Procura di Termini Imerese aveva chiesto una condanna a 5 anni, ma sono state accolte le tesi del difensore dell'imputato, l'avvocato Giuseppe Minà.

La vicenda risale alla fine del 2021, in base alla ricostruzione della Procura, basata anche su una serie di intercettazioni compiute nell'ambito dell'operazione "Maestro" dei carabinieri, quando Antonino Lo Bue, multato da un carabiniere perché non avrebbe indossato la mascherina, avrebbe progettato una presunta rappresaglia nei confronti del militare. E - sempre secondo l'accusa - sarebbe stato aiutato da Domenico Pecoraro e dai suoi fratelli, Pietro e Francesco, arrestati pure loro, che avrebbero custodito appunto la pistola da utilizzare nell'ipotetico agguato.

Una ricostruzione che non aveva superato il vaglio del tribunale del Riesame, che aveva integralmente annullato l'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Pietro Pecoraro per assenza di gravi indizi di colpevolezza, mentre il fratello Francesco era già stato scarcerato dallo stesso gip, dopo l'interrogatorio di garanzia. I due adesso sono a processo con l'ordinario davanti al tribunale di Termini Imerese. Intanto è arrivata l'assoluzione per Domenico Pecoraro.

In base alla ricostruzione degli investigatori, Lo Bue, dipendente pubblico ed incensurato, era stato multato ad aprile del 2021 da un carabiniere perché non avrebbe indossato la mascherina. Il mese successivo, il militare si sarebbe fermato in un bar di Roccapalumba per prendere un caffè (presta servizio in un altro comune) e sarebbe stato pesantemente minacciato da Lo Bue. L'indagato pubblicamente avrebbe anche mimato il gesto del colpo di pistola per fargli intendere che gliel'avrebbe fatta pagare.

Secondo la Procura, quindi, Lo Bue, con l'aiuto dei fratelli Pecoraro avrebbe meditato vendetta e "progetti omicidiari" e si sarebbe anche attivato pressando un consigliere comunale perché gli venisse annullata la multa. Cosa che non sarebbe mai avvenuta, ma che il politico non avrebbe comunque denunciato.

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