Cronaca

Opera Pia, Lorefice dona 12 mila euro a un ex lavoratore... ma poi ci ripensa

Monsignor Corrado Lorefice ha fatto un accordo con il rappresentante legale dell'Opera Pia, l'avvocato Sigillò Massara, per cedere all'ente la somma data in beneficenza a un ex dipendente. L'avvocato Spallitta: "Perchè ha deciso di 'regalare' questi soldi?"

L'arcivescovo Corrado Lorefice

Aveva deciso di pagare gli arretrati a uno dei 42 lavoratori dell’Opera Pia rimasti a spasso dopo i licenziamenti, ma dopo qualche mese monsignor Corrado Lorefice - che presiede il cda dello stesso ente - ci ha ripensato. Con una raccomandata inviata pochi giorni fa l’arcivescovo che guida la diocesi palermitana ha sottoscritto un atto di cessione del credito da 12 mila euro, donati "erroneamente" a un lavoratore, nei confronti dell’Opera Pia. Non ha voluto recuperare quei soldi direttamente e per questo avrebbe lasciato il compito allo stesso ente che ha un debito di circa 30 mila euro nei confronti dello stesso lavoratore. Situazione grottesca che sembrerebbe riguardare anche molti altri lavoratori.

Nella lettera inviata al legale rappresentante pro tempore, l’avvocato Alfredo Sigillò Massara, l’arcivescovo Lorefice riferisce di aver effettuato un pagamento nei confronti dell’ex dipendente dell’Opera Pia "con spirito di solidarietà, per venire incontro alle umane esigenze del lavoratore e della sua famiglia, gravate da un anno di ritardo nelle retribuzioni". Poi prosegue: "L’Opera Pia si oppone a detto pagamento e pertanto con il presente atto comunica l’opposizione al pagamento effettuato dall’Arcidiocesi quale soggetto terzo estraneo al rapporto di lavoro". E quindi decide di spostare la somma nelle case dell'ente che, però, potrà decidere di utilizzarli come meglio crede e non per i debiti.

Fatte le dovute premesse Lorefice sottolinea quindi di aver effettuato un pagamento ritenuto indebito al signor E.B. e aggiunge che l’Arcidiocesi “vanta nei suoi confronti il diritto alla ripetizione delle somme pagate e intende cedere detto credito all’Opera Pia Ruffini". Il tutto allegando copia del bonifico risalente a febbraio come documento probatorio per l’ente che, a nome dell’avvocato Sigillò, dichiara di accettare il diritto di credito. La speranza per l'ente, forse, è quella di sottrarre quasi aritmeticamente il credito di cui parla l'arcivescovo per ridurre il debito nei confronti del lavoratore. Lo scorso lunedì gli ex dipendenti, molti dei quali vicini alla pensione, si sono incatenati davanti alla Curia per invitare il vescovo a rivedere le proprie scelte.

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"Non riesco a comprendere - spiega a PalermoToday l'avvocato Nadia Spallita, che assiste una buona parte dei lavoratori - quali siano i motivi che abbiano spinto l'arcivescovo Lorefice a chiedere la restituzione di una donazione che aveva generosamente effettuato a favore di lavoratori che si trovavano in condizione di disagio ed estrema povertà. Loro grazie a quei soldi sono riusciti a sopravvivere per qualche mese e di ciò gliene sono stati grati. Perchè oggi ci ripensa e revoca la donazione decidendo di recuperare questi soldi, cedendo il credito e regalando di fatto le stesse somme all'Opera Pia? Come se si trattassero di obbligazioni giuridiche e non di gesti che nascono dalla solidarietà. Questa richiesta, sotto il profilo giuridico, è un paradosso: da un lato ammette che le somme sono state date anche se non dovute per spirito di liberalità e poco dopo ne chiede la restituzione".

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