Cronaca

Beni confiscati: sì al regolamento Assegnazione solo con bando

Il Consiglio comunale ha approvato la nuova normativa che prevede una gara pubblica per dare in gestione gli immobili strappati alla Mafia. Tanania: "Un passo avanti verso la legalità"

Palazzo delle aquile, sede del Comune

Approvato il regolamento per l’assegnazione dei beni confiscati alla Mafia. Il Consiglio comunale ha approvato ieri la nuova normativa che prevede un bando per dare in gestione, sempre a titolo gratuito, una struttura confiscata. I beneficiari potranno essere associazioni, onlus, comunità giovanili, organizzazioni per attività di volontariato, centri di recupero e cooperative che presenteranno dei progetti per usare gli immobili per usi volti a fini sociali, istituzionali o abitativi. “Sicuramente si tratta di un grande passo in avanti per Palermo – ha dichiarato Vincenzo Tanania, consigliere del Partito democratico-. Indubbiamente il documento è da migliorare, anche grazie all’esperienza degli operatori del settore ma si tratta certamente di un buon inizio sulla via della legalità per utilizzare in maniera opportuna questi beni”.

Un secco “No”, invece, arriva da parte di Antonella Monastra, Un'altra storia: "Il mio ‘no’, insieme a quello di una sparuta minoranza di altri consiglieri, al regolamento dei beni confiscati alla mafia votato ieri sera in Consiglio ha comunque consegnato la palma della vittoria all’assessore Randi. Ora l’assessore ‘avrà’ un regolamento vago, indeterminato, che fa riferimento ad un ufficio che si occuperà delle gestione dei beni confiscati senza alcuna parola sul ‘come, chi e perché’. Un ritorno al passato”.

La cosa più grave, secondo Monastra, è che si rinvia alla Giunta sulle modalità di funzionamento della struttura. In pratica, in un momento successivo, la Giunta disciplinerà la materia secondo meri criteri discrezionali. “Tenuto conto dell’operato dell’ Amministrazione in questi lunghi anni, - conclude l’esponente di Un’altra storia - è un ennesimo omaggio all’ipocrisia e alla demagogia, che pagherà cara la cittadinanza intera, in spregio ai criteri di trasparenza e rispetto della legalità”.

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