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Cronaca

Un rapporto negato dalla burocrazia, la rabbia di un padre: "Da 3 anni non posso vedere mio figlio"

La storia di un 79enne palermitano. Dopo la fine della relazione con l'ex compagna, gli incontri dovevano avvenire in uno spazio neutro ma si sono interrotti con lo scadere della convenzione tra il Comune di Carini e la cooperativa che gestiva il servizio. L'anziano ha denunciato il Comune

"Lotto ormai da tre anni per potere vedere mio figlio. Per il diritto-dovere di fare il padre e per il diritto di un adolescente di avere entrambe le figure genitoriali. Per la mia battaglia però ho ricevuto porte in faccia. Chiedo solo che le istituzioni facciano il loro lavoro e mi consentano di riallacciare i contatti con mio figlio prima che sia tardi". E' l'appello lanciato da M.A., palermitano, che dal luglio del 2018 non vede il figlio, oggi adolescente, che vive con la madre. Quella dell'uomo è una vicenda che inizia nel 2006 - quando conosce con l'ormai ex compagna - e che si snoda tra l'Est Europa, terra d'origine della donna e Carini, dove poi la coppia si era stabilita. Nella vicenda si inserisce anche il Comune, che avrebbe dovuto garantire gli incontri tra l'uomo e il figlio in uno spazio neutro.

La replica dal Comune

Incarico svolto in parte, poi troncato per lo scadere della convenzione con la cooperativa che gestiva il servizio, infine revocato dal tribunale (e affidato al consultorio) e adesso oggetto di una giudiziaria parallela (l'uomo ha querelato l'Amministrazione per omissione d'atti d'ufficio perché ritiene che non sia stato svolto il ruolo di mediazione attribuito dal tribunale). "Lunedì - racconta - come se non bastasse tutto quello che sto vivendo, mi è stata recapitata una lettera anonima (con un macroscopico errore ortografico ndr) con inequivocabili minacce: 'Ora basta, ai fatto troppo' c'è scritto. Ci sono anche delle croci. Non ho idea di chi sia stato. Ci saranno delle indagini. Di certo è un fatto grave e che mi impensierisce".

Nel 2006 l'uomo, che oggi ha 79 anni, si trova all'estero e incontra la donna che diventa la sua compagna. Dalla loro relazione, nel 2007, nasce Francesco (nome di fantasia ndr). Nell'aprile del 2011 il trasferimento a Carini. Una volta tornati in Sicilia il rapporto di coppia si sfalda e nel 2012 madre e padre si separano. La donna cambia casa, ma resta nella stessa cittadina. Nel 2014 il tribunale regola il diritto di visita dell'uomo: dovrà trascorrere del tempo col figlio due volte a settimane e a domeniche alterne. Nel febbraio 2015 però nel telefono cellulare del ragazzino vengono trovate immagini a sfondo sessuale. La madre accusa il padre del ragazzo. L'uomo non viene mai formalmente indagato e le accuse vengono archiviate, nonostante ciò - prima che sia disposta l'archiviazione - un altro giudice decide l'affidamento esclusivo alla madre e che da quel momento in poi gli incontri padre-figlio debbano essere gestiti dai servizi sociali presso lo "spazio neutro" del Comune di Carini.

"E' iniziato un calvario - racconta - non ho alcuna colpa in quello che è successo, sono una brava persona eppure è stato deciso che i rapporti con mio figlio dovessero essere mediati attraverso i servizi sociali. Nel dicembre del 2017 mio figlio è stato male ed è anche stato ricoverato in ospedale, ma io l'ho saputo solo tardivamente dagli stessi servizi sociali. Non ho potuto confortarlo, non ho potuto essergli accanto in giorni difficili. Tra altri e bassi fino all'estate del 2018 sono riuscito a vederlo. Quando è scaduta la convenzione tra la cooperativa Iside, che gestiva il servizio, e il Comune si sono interrotti anche i miei incontri".

Da qui inizia una battaglia nella battaglia. "Mi sono trovato abbandonato - denuncia l'uomo - chi era incaricato di gestire gli incontri non lo faceva e io perdevo le tracce di mio figlio". Nel 2019 il tribunale civile esorta i servizi sociali ad attivarsi. Nel novembre 2020 viene revocato l'incarico allo spazio neutro del Comune di Carini e si investe il "consultorio familiare competente per territorio della presa in carico del nucleo mediante l'avvio di un percorso di rielaborazione del ruolo di ciascuno all'interno della coppia genitoriale di modo da consentire alla madre di integrare la figura paterna nel modo filiare, al padre di adeguatamente valutare il vissuto e i bisogni del ragazzo e a questi di leggere l'insistenza paterna come un atto d'amore nei propri confronti".

Nel mese di marzo l'uomo presenta una querela per omissione d'atti d'ufficio nei confronti del Comune di Carini. "Dovevano tutelare un padre e un figlio - dice l'anziano - non lo hanno fatto. Non voglio che quello che è accaduto a me accada ad altri. Un giudice deciderà se ho ragione, mi rimetto alla legge". L'ultima "puntata" lunedi scorso quando viene recapitata a casa dell'anziano una lettera minatoria.

bonanno-4"Il mio assistito - dice l'avvocato Luca Bonanno, che difende l'anziano - è un uomo che chiede solo di avere dei contatti con il figlio, che vorrebbe ricucire un rapporto affettivo. Chiede sia rispettata la legge. Contro il Comune di Carini c'è un procedimento in corso e ho massima fiducia nella magistratura. Quello che dispiace è che, a oggi, questo padre non vede crescere il figlio. Il suo diritto-dovere di essere padre gli viene negato da da tre anni e tre mesi. Quanto all'episodio che si è verificato dei giorni scorsi, è certamente molto grave e aggiunge nuova preoccupazione. Sono stati presi provvedimenti idonei con formale denuncia alla Procura e verranno fatti gli accertamenti del caso. Anche per questa vicenda ho massima fiducia nella giustizia".

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