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Appalto pilotato contro i crolli a Monte Pellegrino, dopo 14 anni tutti assolti

Nell'appello bis, scagionati anche da accuse ormai prescritte il professore universitario Nicola Nocilla e due membri della commissione comunale che valutò le offerte. Per la Procura sarebbe stata favorita una ditta svizzera per l'aggiudicazione della gara da sei milioni. I lavori non partirono mai

Sono passati ben quattordici anni da quando, dopo la caduta di diversi massi dal costone di Monte Pellegrino che sovrasta il cimitero dei Rotoli, si decise di mettere in sicurezza quella parte della montagna con un appalto da sei milioni di euro. Lavori che non partirono mai, ma che fecero invece nascere un'inchiesta giudiziaria per corruzione, falso e turbativa d'asta, con tanto di arresti, sfociata in due processi. Oggi - dopo quattro gradi di giudizio - nell'appello bis sono cadute le ultime accuse che erano rimsate in piedi.

I giudici della terza sezione della Corte d'Appello hanno infatti assolto con formula piena (anche da accuse ormai prescritte) il professore universitario e progettista dei lavori Nicola Nocilla (difeso dall'avvocato Ugo Forello), Marcello Riggio e Antonio Dino (assistiti dagli avvocati Cristiano Galfano e Toto Cordaro), membri della commissione comunale che vagliò le offerte sull'appalto. Altri imputati sono già stati scagionati in via definitiva.

E' una storia lunghissima e molto intricata quella al centro del processo. Nocilla e Antonino Martinico (ex capo del servizio Geologia del Comune, prima condannato e poi assolto definitivamente in un altro troncone del processo) vennero arrestati tra il 2007 e il 2008. Secondo la Procura, proprio Martinico avrebbe preteso che per quei lavori al Monte Pellegrino venissero utilizzati i materiali della società svizzera "Geobrugg Fatzer" e, per far saltare la gara già aggiudicata alla "Consores srl", al Consorzio triveneto rocciatori e alla "Unirock srl", avrebbe falsificato un documento. Le ditte vincitrice, ritenendosi penalizzate, avevano però denunciato il presunto imbroglio, portando come prova anche delle registrazioni di alcuni colloqui avuti con Martinico, in cui i titolari sarebbero stati minacciati. Queste intercettazioni - cuore dell'accusa - vennero però ritenute inutilizzabili dalla Cassazione perché avrebbero dovuto essere autorizzate da un giudice.

Nocilla in primo grado, a luglio 2014, era stato condannato a un anno e mezzo per turbativa d'asta e assolto dalle accuse di corruzione, tentata e consumata, ma in appello (a febbraio 2017) era stato dichiarato prescritto anche l'unico reato rimasto in piedi. Il professore, però, avrebbe dovuto comunque risarcire le aziende che si sono costituite parte civile ed è anche per questo che è ricorso in Cassazione, dove - nel 2019 - la sentenza era stata annullata con rinvio. Ora, con l'appello bis i giudici lo hanno assolto nel merito, cioè anche dalla turbativa d'asta ormai prescritta, e hanno così fatto venir meno la condanna al risarcimento.

Per quanto riguarda Riggio e Dino in primo grado erano stati condannati a un anno e tre mesi (pena sospesa) per turbativa d'asta e falso, ma in appello la pena era stata ridotta a un anno perché era stato dichiarato prescritto il primo reato. Anche per loro la Suprema Corte aveva poi annullato con rinvio la sentenza e oggi è arrivata l'assoluzione piena.

Altri imputati erano stati scagionati sin dal primo grado di giudizio e le loro assoluzioni sono definitive da tempo. Si tratta di Mario Carollo e Gabriele Giuseppe Guglielmini, rappresentanti in Italia della "Geobrugg Fatzer". Per Martinico, invece, dopo una condanna iniziale a sei anni, la pena era stata ridotta a tre anni e mezzo in appello e poi annullata con rinvio dalla Cassazione. Anche lui nell'appello bis, che si è concluso nell'estate del 2016, era infine arrivata l'assoluzione.

"Finisce un calvario per uno stimatissimo professore che ha sempre svolto la sua attività con correttezza - dice l'avvocarto Forello, riferendosi a Nocilla - e l'unica amarezza è che i tempi per accertare la verità siano stati così lunghi".

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