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Domenica, 28 Novembre 2021
Cronaca Zisa

Anziani picchiati, insultati e imbavagliati: condannati i gestori dell'ospizio "Anni Azzurri"

Il gup Guglielmo Nicastro ha inflitto pene pesanti con il rito abbreviato a Brigida Camarda e al marito, peraltro impiegato della Regione, Michele Riccobono, oltre che ai loro due figli. La polizia aveva documentato oltre 100 episodi di violenza in appena tre mesi contro i 13 ospiti della struttura della Zisa

"Porco", "maiale", "sei un miserabile" e "fai schifo", è così che nella casa di riposo "Anni Azzurri" di via Benedetto Marcello, alla Zisa, gli operatori si sarebbero rivolti agli anziani di cui invece avrebbero dovuto prendersi amorevolmente cura. Botte e insulti contro i tredici ospiti della struttura (ormai chiusa) erano stati intercettati tra settembre e dicembre del 2019 e adesso sono arrivate quattro condanne con il rito abbreviato a carico dei gestori dell'ospizio.

Il gup Guglielmo Nicastro, accogliendo le richieste del procuratore aggiunto Annamaria Picozzi e del sostituto Maria Rosaria Perricone, ha infatti inflitto 6 anni e 8 mesi di carcere a testa a Brigida Camarda e al marito Michele Riccobono, peraltro impiegato della Regione. Quattro anni e 10 mesi ciascuno dovranno invece scontare i loro figli, Edoardo e Antonino Riccobono. 

L'inchiesta dei poliziotti del commissariato Zisa-Borgo Nuovo aveva consentito di documentare oltre 100 episodi di condotte vessatorie, denigranti, lesive della dignità umana, oltre a percosse e immobilizzazioni, ma anche come gli anziani sarebbero stati spesso sedati ed imbottiti di psicofarmaci per tenerli buoni. La Procura aveva rimarcato come gli imputati avrebbero agito "sia con violenza o minacce gravi, sia con crudeltà" e avrebbero "cagionato sia acute sofferenze fisiche, sia un verificabile trauma psichico", infliggendo "un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona".

Proprio la violenza che sarebbe stata utilizzata all'interno dell'ospizio aveva spinto i pm a chiedere il carcere per la famiglia che avrebbe gestito la struttura, ipotizzando persino il reato di tortura a danno degli anziani. Il gip Giuliano Castiglia aveva però valutato in tutt'altro modo la situazione, rimarcando nella sua ordinanza che quella comunità non sarebbe stata affatto "una casa degli orrori" e ritenendo che, alla fine, soltanto uno degli ospiti sarebbe stato maltrattato e non tutti e tredici. Così aveva disposto soltanto il divieto di dimora a coloro che oggi sono stati invece condannati con pene abbastanza pesanti da un altro giudice.

La Procura aveva fatto ricorso fino in Cassazione contro il provvedimento del gip e aveva avuto ragione: i giudici avevano infatti disposto gli arresti domiciliari per Camarda e il marito, ritenendo che i maltrattamenti sarebbero avvenuti nei confronti di tutti gli anziani ospitati alla "Anni Azzurri" e non solo di uno.

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