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Cronaca Sperone / Via Messina Marine

"Anziani legati e maltrattati all'Istituto geriatrico", ma i giudici non credono alle accuse: 3 assolti

L'inchiesta era partita diversi anni fa dopo la denuncia dei parenti di una settantina di pazienti, molti dei quali affetti da Alzheimer e Parkinson. Racconti che il tribunale ha ritenuto infondati, scagionando i vertici della struttura convenzionata di via Messina Marine, che rispondevano anche di truffa ai danni dell'Asp

Anziani legati e sedati, ma anche chiusi a chiave nelle loro stanze. E' questo il quadro agghiacciante che era stato descritto dai parenti di una settantina di pazienti - soprattutto malati di Alzheimer e Parkinson - ricoverati tra giugno del 2011 e luglio del 2013 all'Istituto geriatrico siciliano di via Messina Marine. Accuse molto gravi che, secondo la seconda sezione del tribunale, però, non avrebbero alcun fondamento: tre imputati, infatti, sono stati totalmente assolti.

Si tratta di Valentina Franchina, in quanto amministratore e legale rappresentante della struttura convenzionata, Giuseppe Francesco Franchina, amministratore delegato e legale rappresentante dal 16 aprile 2013 e Dario Bruno, medico responsabile, specializzato in geriatria, dall'8 aprile del 2011. Gli imputati sono stati scagionati anche da una truffa da oltre 5 milioni ai danni dell'Asp.

Il collegio presieduto da Stefania Gallì ha accolto le tesi degli avvocati Monica Genovese (che assiste l'Istituto, citato come responsabile civile), Giuseppe Cincioni e Massimo Motisi. Il sostituto procuratore Claudia Bevilacqua, che aveva coordinato anche le indagini, aveva invece chiesto condanne a un anno e mezzo per i tre imputati, ma l'assoluzione per la truffa.

Nel processo si erano costituti parte civile in tanti: una trentina di pazienti assieme a numerosi loro famigliari. Ma proprio le testimonianze di questi ultimi, che avevano fatto scattare l'inchiesta diversi anni fa, sarebbero risultate poco credibili e contraddittorie.

In base al racconto delle presunte vittime, all'Istituto geriatrico i pazienti sarebbero stati legati, ma anche sedati per farli stare tranquilli. Gli operatori sarebbero arrivati a chiuderli nelle loro stanze con dei chiavistelli, impedendo loro di uscire. Alcuni parenti degli anziani avevano poi riferito agli inquirenti di averli trovati spesso molto confusi e di aver anche riscontrato delle lesioni sui loro corpi. Affermazioni alle quali il tribunale non ha tuttavia creduto.

Gli imputati - che erano stati rinviati a giudizio dal gup Ermelinda Marfia ad ottobre del 2017 - erano anche accusati di aver truffato l'Asp: secondo la Procura (che alla fine ha chiesto l'assoluzione per questo capo d'imputazione), durante la notte nella struttura sarebbe stato impiegato meno personale di quello dichiarato e non sarebbero stati pagati il notturno e lo straordinario ai dipendenti. L'ipotesi - oggi esclusa anche dai giudici - è che sarebbero stati così sottratti indebitamente 5 milioni e 121 mila euro di fondi pubblici, erogati appunto dall'Asp.

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