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Antonio Ingroia

Antonio Ingroia

"Ha percepito rimborsi non dovuti": Ingroia indagato per peculato

L'ex magistrato, ora amministratore della società regionale Sicilia e servizi, avrebbe intascato rimborsi per trasferte per 30 mila euro comprensivi dei trasporti e delle spese di vitto e alloggio, nonostante fossero rimborsabili solo i soldi spesi per il viaggio

Secondo l'accusa avrebbe percepito indebitamente una serie di rimborsi per trasferte, nella qualità di amministratore della società regionale Sicilia e servizi. Antonio Ingroia è indagato per peculato. L'ex magistrato - secondo quanto riporta l'Ansa - è stato interrogato questa mattina. Ingroia avrebbe intascato rimborsi per trasferte per 30 mila euro comprensivi dei trasporti e delle spese di vitto e alloggio, nonostante fossero rimborsabili solo i soldi spesi per il viaggio. "Si tratta di una vicenda vecchia, che avevo già chiarito", si difende l'ex magistrato.

Ma sotto inchiesta è finita anche l'indennità di risultato che Ingroia si è liquidato. L'indagine è coordinata dall'aggiunto Dino Petralia e dai pm Piero Padova ed Enrico Bologna, Secondo l'accusa - riporta l'Ansa - a fronte di un utile di 33 mila euro, l'amministratore di Sicilia e servizi si sarebbe liquidato un'indennità di 117 mila euro: somma che avrebbe comportato per la società un deficit di bilancio.  Bocche cucite dalla Procura. L'indagine fa riferimento al periodo compreso tra il 2014 e il 2016.

LA REPLICA - "Si tratta di una vicenda vecchia, che avevo già ampiamente chiarito a suo tempo in sede giornalistica, dal momento che a sollevare il caso fu un articolo del settimanale L'Espresso del febbraio 2015 in cui erano riportate cifre inesatte e notizie incomplete - ha detto Ingroia -. Questa indagine mi consente comunque di sgomberare una volta e per tutte, anche in sede giudiziaria, il campo da ogni equivoco, sospetto e maldicenza su una storia totalmente infondata".

"Oggi sono stato convocato in procura a Palermo per dare spiegazioni e ho fatto presente ai magistrati il mio stupore perché la contestazione nei miei confronti si basa su una legge del 2006 abrogata nel 2008 - ha aggiunto. Per quanto riguarda in particolare il cosiddetto premio di indennità da risultato, si tratta di un riconoscimento previsto dalla legge in caso di raggiungimento di determinati obiettivi e serve a integrare una indennità certamente non commisurata alle grandi responsabilità in capo all'amministratore di una società come Sicilia e Servizi, che gestisce svariate decine di milioni di euro ogni anno".

Quindi Ingroia ha spiegato: "Inoltre, va puntualizzato che il diritto all'indennità non me la sono certamente attribuita io ma mi è stata riconosciuta dall'assemblea dei soci e segnatamente dalla Regione Sicilia. Per quanto riguarda invece il capitolo relativo alle spese di viaggio da me sostenute, ricordo solo che all'atto della mia nomina come amministratore unico di Sicilia e-Servizi ero già residente a Roma da tempo e che la legge prevede, in caso di nomina di professionisti residenti fuori sede, il rimborso delle spese di viaggio, ossia trasporto, vitto e alloggio, così confermato da più pronunce della Corte dei Conti".

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