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Martedì, 30 Novembre 2021
Cronaca

Cori fascisti e insulti antisemiti su Zoom: indagato anche un minorenne palermitano

Insieme a un coetaneo trapanese ed altri sei giovani avrebbe partecipato a dei convegni sulla Shoah: in quelle circostanze si sarebbero intromesse delle voci e diverse persone avrebbero inneggiato a Mussolini, anche bestemmiando e offendendo gli ebrei

Cori fascisti e insulti antisemiti sulla piattaforma Zoom proprio in occasione della Giornata della memoria, lo scorso 26 gennaio. Sotto inchiesta adesso è finito anche un ragazzo minorenne palermitano, oltre ad un coetaneo trapanese, per accesso abusivo ad un sistema informatico, violenza privata, propaganda ed istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica o religiosa. Accuse molto gravi di cui - nell'ambito di un'indagine della Procura di Milano - devono rispondere anche un ventunenne ed altri 5 minorenni di altre città d'Italia.

La Digos di Palermo, coordinata da Giovanni Pampillonia, ha compiuto delle perquisizioni sia in città che a Trapani, su delega degli inquirenti lombardi. L'indagine è partita dopo un convegno organizzato in diretta streaming dall'Associazione Italia Israele di Venezia sul tema "Eludere il significato della Shoah: memoria collettiva e razionalità sociale. L'Olocausto come espressione della logica interna della modernità occidentale?". Perché è proprio questa conferenza che sarebbe stata disturbata dagli 8 indagati.

Durante il convegno, infatti, si sarebbero intromesse delle voci e diverse persone avrebbero inneggiato a Mussolini, anche bestemmiando e offendendo gli ebrei. Il tutto con un sottofondo musicale recuperato dal Ventennio fascista.

Un'altra intrusione sarebbe stata messa a segno il 4 febbraio, sempre in relazione alle celebrazioni per la Giornata della memoria, quando il Comune di Cinisello Balsamo aveva organizzato degli incontri didattici in streaming, dal titolo: "Lo zaino della memoria", rivolto agli studenti di medie e superiori. 

Durante il terzo di questi incontri sarebbero spuntate nuovamente le "voci", stavolta inneggianti ad Hitler, e anche in questo caso con insulti antisemiti e bestemmie.

Gli investigatori, attraverso indagini informatiche, sono poi risaliti agli account Zoom da cui sarebbero partite le incursioni e, grazie alle perquisizioni, sono stati individuati i presunti responsabili, che tra loro avrebbero comunicato anche in una chat Telegram, "zoommannari", non più attiva, ma in cui sarebbero state condivise azioni di hackeraggio e cyberbullismo compiute dai componenti. 
Nessuno degli indagati apparterrebbe a gruppi politici e tutti si sarebbero giustificati sostenendo che il loro sarebbe stato solo un "gesto goliardico". 

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