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Il ricordo

Strage di Pizzolungo, Orlando: "Ancora oggi non sappiamo chi sono i mandanti esterni alla mafia"

L'obiettivo era il magistrato Carlo Palermo ma rimasero uccisi Barbara Rizzo Asta e i suoi due gemellni. Per il delitto, avvenuto nel 1985, è stato condannato il boss dell'Acquasanta Vincenzo Galatolo. Prima di lui anche Totò Riina, Vincenzo Virga, Nino Madonia e Balduccio di Maggio

"Ancora troppi buchi neri, dobbiamo continuare a pretendere la verità su quel 2 aprile 1985". A parlare così 37 anni dopo la strage di Pizzolungo è il sindaco Leoluca Orlando che sottolinea come non si conoscano "i mandanti esterni alla mafia". Cosa nostra infatti, con il sostegno di pezzi deviati dello Stato e la massoneria, uccise Barbara Rizzo, 30 anni, e i figli Giuseppe e Salvatore Asta. Un attentato che ha segnato la storia del nostro Paese e che aveva come obiettivo il giudice Carlo Palermo che, fortunatamente, riuscì a salvarsi.

Venne fatta esplodere un'autobomba per uccidere il pm trapanese ma l'auto su cui erano Barbara Rizzo Asta e i suoi gemellini di 6 anni fece da scudo a quella del magistrato che rimase ferito. Stavano facendo il percorso di sempre, sulla Volkswagen Scirocco, lungo la strada che costeggia il lungomare che da Valderice conduce a Trapani.

Nel 2020 il boss della famiglia dell'Acquasanta Vincenzo Galatolo è stato condannato a 30 anni perché ritenuto uno dei mandanti. Ad incastrarlo le rivelazioni della figlia Giovanna che collabora con la giustizia. La sentenza è stata emessa dal gup di Caltanissetta, Valentina Balbo. Il giudice ha accolto la richiesta avanzata dai pm Gabriele Paci e Pasquale Pacifico. Altri due processi hanno visto condannati in via definitiva i capimafia Totò Riina e Vincenzo Virga e in un altro ancora i boss palermitani Nino Madonia e Balduccio di Maggio.


 

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