Il Csm ricorda Falcone, l'affondo di Di Matteo: "Delegittimato e umiliato anche dalla magistratura"

Il consigliere indipendente è intervenuto al plenum del Consiglio superiore ricordando il 28esimo anniversario della strage di Capaci. Il vicepresidente Ermini: "La sua eredità è per tutti noi cittadini un patrimonio inestimabile"

La strage di Capaci del 1992

"Memoria significa anche conoscenza e consapevolezza di un dato di fatto incontestabile: Giovanni Falcone, prima di essere ucciso dal tritolo mafioso, venne più volte delegittimato, umiliato e così di fatto isolato anche da una parte rilevante della magistratura e del Consiglio Superiore". Con queste parole il consigliere indipendente del Csm Nino Di Matteo è intervenuto in Consiglio ricordando il 28esimo anniversario della strage di Capaci che ricorre domani.

di matteo-7-3Per Di Matteo il giudice Falcone fu isolato da parte delle istituzioni "in ragione non solo di meschini sentimenti di invidia ma, ancor di più, di patologiche trame di potere connesse a fenomeni ancora attuali di collateralismo politico e di evidente degenerazione del sistema correntizio. Anche per questo oggi questa istituzione Consiliare deve finalmente reagire, dimostrarsi in grado di sapersi mettere per sempre alle spalle pagine oscure, anche recenti, della sua storia".

Il plenum del Csm si è aperto con l'interevento del vicepresidente David Ermini. "Vorrei - ha detto - che tutti avessimo sempre in mente, in ogni azione della nostra vita e soprattutto durante lo svolgimento delle nostre funzioni, il pensiero e l'esempio di chi ha speso la vita per la giustizia". Ermini ha sottolineato che "la strage di Capaci, insieme all’attentato di via D’Amelio contro Paolo Borsellino e la scorta, ha rappresentato uno dei momenti di massima violenza eversiva dell’attacco della mafia allo Stato. A Capaci è caduto un grande magistrato, un servitore eccezionale dello Stato, un simbolo della legalità e della democrazia. Falcone ha dato la sua vita per un Paese migliore. Con il suo eroico sacrificio ha dato il coraggio alla società civile, non solo siciliana, di reagire e mobilitare coscienze ed energie a favore di una cultura della legalità. Con il suo sacrificio ha dato l’impulso alle istituzioni, alla magistratura e alle forze dell’ordine per contrastare con interventi ancora più decisi mafie e criminalità organizzata. La sua eredità è per tutti noi cittadini un patrimonio inestimabile, il suo insegnamento è che la mafia può e deve essere sconfitta. Ventotto anni  - ha concluso - sono già trascorsi dalla strage di Capaci. Quasi un’eternità in tempi schiacciati su un nevrotico ‘presentismo’, che non ha memoria del passato. Eppure le immagini di quell’agguato feroce restano impresse indelebili nel ricordo di tutti gli italiani. Falcone e Borsellino riposano idealmente nel pantheon degli eroi civili e costituiscono esempio fulgido, soprattutto per le giovani generazioni, nella costruzione di una società giusta, di una società guidata dai valori della legalità e della giustizia".

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