Strage di Capaci, 70 mila ragazzi in città per #PalermoChiamaItalia

Confermato l'arrivo della tradizionale "nave della legalità", poi la cerimonia nell'aula bunker del carcere Ucciardone. Lanciato il concorso "Angeli custodi: l'esempio del coraggio, il valore della memoria"

Lo sbarco della nave della legalità il 23 maggio 2017

Settantamila ragazzi "invaderanno" le strade di Palermo il prossimo 23 maggio per partecipare "#PalermoChiamaItalia e l'Italia risponde", le manifestazioni in ricordo delle vittime delle strage di Capaci e di via D'Amelio. Le iniziative nel nome dei giudici Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e Paolo Borsellino e degli agenti di scorta Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Rocco Dicillo, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi, Antonio Montinaro, Vito Schifani, Claudio Traina, sono state illustrate stamani al Miur. Presenti il ministro Valeria Fedeli, il capo della polizia Franco Gabrielli, la presidente della fondazione Falcone Maria Falcone, la presidente dell’associazione “Quarto Savona Quindici” Tina Montinaro, moglie di Antonio, agente della scorta del giudice Giovanni Falcone.

Anche quest'anno, come ormai consuetudine, ci sarà il viaggio della "nave della legalità" che porterà a Palermo centinaia di studenti delle altre regioni italiane. I ragazzi si sposteranno poi nell'aula bunker del carcere Ucciardone per la tradizionale cerimonia. La manifestazione sarà anticipata dal concorso per le scuole in collaborazione con la polizia "Angeli custodi: l'esempio del coraggio, il valore della memoria", dedicato al sacrificio degli eroici agenti morti nell'adempimento del proprio dovere. Il premio per gli studenti vincitori sarà un viaggio negli Usa, a Quantico nella sede dell'Fbi, dove nel 1994 è stata eretta una statua in ricordo di Falcone.

"Le vicende della vita portano a essere protagonisti inconsapevoli. Invece, il valore straordinario di questi uomini e di questa donna, gli agenti di scorta dei giudici Falcone e Borsellino - ha detto Gabrielli - è che tutti avevano la consapevolezza di andare incontro alla morte, sapevano di essere obiettivi, e nonostante questo hanno continuato a compiere il loro dovere, e credo che questo sia l'insegnamento più vero e profondo e il testimone che loro ci lasciano in un momento nel quale a volte è più facile non fare, è più facile il disimpegno, è più facile delegare".

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"Sono sempre stata orgogliosa, lo sono ancora oggi, di essere la moglie di Antonio Montinaro. Se stiamo tutti uniti la battaglia contro la mafia la possiamo vincere",  ha sottolineato Tina Montinaro.
 

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