Palermo ricorda Lia Pipitone, Orlando: "Omicidio simbolo della barbarie mafiosa"

Uccisa 33 anni fa da due sicari di Cosa nostra, che simularono una rapina nel quartiere dell'Arenella. Mandante dell'omicidio della giovane donna, che voleva separarsi dal marito, era stato il padre Antonino

Ricorre oggi il 33esimo anniversario della morte di Rosalia Pipitone, uccisa da due sicari di Cosa nostra che simularono una rapina nel quartiere dell’Arenella. Mandante dell’omicidio della giovane donna, che voleva separarsi dal marito, era stato il padre Antonino Pipitone.

“Ricordiamo oggi – ha detto il sindaco Leoluca Orlando – quell’orrendo omicidio simbolo della barbarie mafiosa e che pose fine alla vita di una donna coraggiosa, che voleva cambiare vita allontanandosi per sempre dall’ambiente mafioso cui era saldamente legato il padre. Ricordare Rosalia è ricordare tutte le vittime di mafia e della sua subcultura, tessere di un mosaico di battaglia e speranza, di rinascita e liberazione”.

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Il presidente del Senato Pietro Grasso, sul suo profilo Facebook, ricorda Lia Pipitone come "una ragazza come tante: giovane, indipendente, con un figlioletto di 4 anni. A parere della sua 'famiglia' mafiosa, Lia sporca l'onore del suo cognome con una relazione extraconiugale. Due sicari simulano una rapina in un negozio di sanitari per ucciderla e 'salvare l'onore dei Pipitone. E' il 23 settembre 1983, a Palermo: non secoli fa, non a migliaia di chilometri di distanza da noi. Ci stiamo liberando di una cultura retrograda che ha fatto molto male alla nostra società. Ogni giorno, da qualche parte nel nostro Paese, la dignità e la libertà delle donne è negata fino alle estreme conseguenze. Abbiamo fatto grandissimi passi in avanti e molti altri dobbiamo compierne, insieme".

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