Il capo della polizia ricorda Boris Giuliano: "Aveva trovato la strada per attaccare la mafia"

Franco Gabrielli, al 41esimo anniversario della morte del capo della Squadra mobile, interviene anche sulla crisi economica dovuta al Coronavirus: "Chi ha la responsabilità dell'ordine pubblico colga il disagio della gente, no a esercizi muscolari"

"Noi abbiamo due grandi questioni a cui prestiamo particolare attenzione: la possibilità che la crisi economica diventi prateria per la organizzazioni criminali e il tema dell'ordine pubblico. Abbiamo costituito un osservatorio a livello nazionale, presso la direzione centrale della polizia criminale, che ha come oggetto di monitorare, indirizzare e fornire al decisore politico tutte quelle che sono le indicazioni che possono essere utili per le misure che devono essere intraprese per contrastare questa possibilità". Lo ha detto il capo della Polizia, Franco Gabrielli, a margine della cerimonia di commemorazione del capo della Squadra mobile di Palermo, Boris Giuliano, ucciso 41 anni fa dalla mafia.

Quello di Giorgio Boris Giuliano, freddato alle spalle da Leoluca Bagarella il 21 luglio 1979 in un bar di via Di Balsi, "è un ricordo doveroso, per un grande poliziotto, tenendo conto che questa terra ha avuto talmente tanti martiri, che a volta si fa fatica a ricordarli tutti. Questo era un mio impegno personale che avevo preso con la signora Giuliano" ha proseguito Gabrielli, durante la commemorazione, alla presenza dei familiari, tra cui il figlio Alessandro Giuliano, che è questore di Napoli, la moglie Ines Leotta, e le figlie Selima ed Emanuela.

Al termine della cerimonia è stata celebrata una messa di suffragio, officiata dal cappellano militare padre Massimiliano Purpura, presso la chiesa della Madonna di Monte Oliveto. Nella seconda parte della mattinata, nel chiostro seicentesco della questura, si è tenuto un momento di ricordo con la presentazione di un filmato che ha illustrato la figura professionale e umana del funzionario della squadra mobile, medaglia d'oro al valore civile.

"Non è solo il ricordo di un poliziotto ucciso - ha sottolineato Gabrielli - ma anche di un poliziotto che aveva capito perfettamente quale doveva essere la strada per attaccare l'organizzazione criminale. Noi ovviamente ricordiamo sempre i grandi processi e le grandi sentenze. Ma a me piace ricordare anche chi ha lavorato in un contesto di grande tensione perché nel 1979 non so quanti palermitani, e non solo, parlassero di mafia e di criminalità organizzata. Questi sono stati veri e propri precursori che hanno pagato con la vita". Ricordare Boris Giuliano "non è solo ricordare un collega ucciso, ma anche ricordare un poliziotto che aveva capito prima e meglio di altri chi aveva di fronte e quali erano gli strumenti per sconfiggerla".

Tornando ad oggi, Gabrielli si è detto convinto che il Coronavirus provocherà "nel tessuto sociale delle lacerazioni perché molte persone avranno difficoltà a riprendere l'attività" perché "quando il lavoro viene meno aumenta la disperazione e lo stato di sofferenza delle nostre popolazioni". "Oggi abbiamo bisogno di mantenere unità la collettività nazionale - ha concluso - In questo momento di ovvia sofferenza. Tutto quello che è successo lascerà delle conseguenze. Noi per vocazione siamo un pò il pronto soccorso della società e quando si verificano situazioni di malessere e sofferenza che possono tradursi in manifestazioni di piazza in questo momento dobbiamo dimostrare la professionalità che ci è propria, la capacità di entrare in empatia con la sofferenza e il bisogno della gente. In questo momento, non mi di dirlo a chi ha la responsabilità dell'ordine pubblico, ai prefetti e ai questori, di essere particolarmente attenti a interpretare il disagio della gente. Non abbiamo bisogno di esercizi muscolari. Le nostre forze dell'ordine si facciano ancora una volta interpreti del presidio di legalità".

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"A 41 anni dall'omicidio, ricordiamo oggi Boris Giuliano, servitore dello Stato e poliziotto dei nostri giorni che tanto ha contribuito alla lotta alla mafia introducendo nuovi metodi investigativi all'interno delle Forze di Polizia. Ha operato, a volte anche in solitudine, in un periodo storico in cui la criminalità organizzata aveva spesso il volto delle istituzioni, pagando con la stessa vita il suo profondo senso del dovere, il suo sottile spirito investigativo e il suo valoroso impegno per la legalità. Un esempio per tutti coloro che credono nella giustizia e nel rispetto della legge, un modello per tanti uomini e donne della Polizia e delle Forze dell'ordine". Così il sindaco Leoluca Orlando, che assieme al vicesindaco Fabio Giambrone e alle massime istituzioni civili e militari della città, ha partecipato questa mattina alle iniziative commemorative del capo della Squadra mobile.  

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