Cronaca Libertà / Via Vittorio Alfieri

Palermo ricorda Libero Grassi, l'imprenditore ucciso 30 anni fa perché si ribellò al pizzo

Durante la cerimonia di commemorazione, i familiari hanno versato vernice rossa sul marciapiedi dove avvenne l'omicidio nel 1991. Orlando: "Era isolato, oggi ancora tante zone grigie nei rapporti tra mafia e istituzioni"

Ricordato a Palermo al grido di "Libero Libero", l'imprenditore Libero Grassi, ucciso dalla mafia il 29 agosto del 1991 per essersi opposto al racket del pizzo. Come ogni anno, alle 7.45 in punto, ora in cui furono esplosi i colpfamiliari dell'imprenditore hanno colorato di rosso sangue il marciapiedi dove fu ucciso Grassi. E hanno rimesso, come fanno ogni anno, il manifesto con la scritta "qui è stato assassinato Libero Grassi". Alla commemorazione hanno partecipato i rappresentanti delle forze dell'ordine e delle istituzioni, ma anche semplici cittadini e i ragazzi di Addiopizzo.

Il figlio dell'imprenditore, Davide, lancia un appello agli imprenditori che ancora pagano il pizzo: "Quello che ha convinto alcuni è stata l'idea di non lasciare questa eredità così pesante ai propri figli, perché tanti commercianti che pagano sono persone oneste, ma dico loro che è inutile lavorare onestamente e lasciargli poi l'eredità di rapporti disgustosi con la mafia...". 

"Libero Grassi era un imprenditore, una persona civile, un punto di riferimento culturale che ha rappresentato e rappresenta ancora oggi, a distanza di 30 anni dal suo assassinio, l'esempio di una nuova coscienza per gli imprenditori", ha detto il sindaco di Palermo Leoluca Orlando. "In quegli anni - ha aggiunto - era isolato nella sua denuncia, ed era scomodo perché le istituzioni statali ed imprenditoriali avevano il volto della mafia. Oggi Libero Grassi può dire missione compiuta ma non ancora completata perché le zone grigie, in una Palermo cambiata in sintonia col sacrificio di Grassi nel rifiuto della violenza criminale mafiosa, seppur grandemente ridotte, continuano ad esistere".

Oltre al sindaco Orlando, alla cerimonia erano presenti anche la commissaria nazionale antiracket e anti usura, Giovanna Cagliostro, il prefetto di Palermo Giuseppe Forlani, il presidente regionale di Confindustria Alessandro Albanese, la presidente di Confcommercio Patrizia Di Dio, l'ex Procuratore aggiunto Leonardo Agueci e i vertici delle forze dell'ordine.

"Libero Grassi era un temerario della legalità, un tranquillo rivoluzionario, un uomo onesto fino alla intransigenza. Il suo, come quello di tanti siciliani coraggiosi che hanno contrastato le mafie, è stato un omicidio annunciato, plateale, la punizione riservata a chi si ribella e sfida - ha scritto in una nota il presidente della Regione, Nello Musumeci -. La lotta al racket del pizzo, odioso ricatto degli estortori che cessa soltanto con la denuncia o con il fallimento delle aziende, in Sicilia è cominciata proprio con lui, con quella pubblica lettera di sfida ai suoi taglieggiatori. Il suo esempio, ancora oggi, è modello per chi reagisce e si ribella, ma anche monito per chi subisce e si rende complice con il silenzio, per chi non collabora con le forze dell’ordine".

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