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Dopo un mese e mezzo Niceta torna a mangiare: "Chiesta finalmente protezione"

La Procura Generale di Palermo ha formulato per l'imprenditore una nuova proposta per l'ammissione alle speciali misure di protezione in qualità di testimone di giustizia. Stop allo sciopero della fame dopo 43 giorni

Dopo un mese e mezzo Angelo Niceta torna a mangiare. L'imprenditore, erede della storica dinastia che opera nel settore dell'abbigliamento, ha dichiarato che lo sciopero della fame è da oggi interrotto, anche per le difficili condizioni in cui ormai si trovava. Ma non è solo questo il motivo. "Siamo pienamente soddisfatti dell’operato della Magistratura, in particolare della Procura Generale di Palermo, che ha formulato una nuova proposta per l’ammissione alle speciali misure di protezione per Angelo Niceta in qualità di testimone di giustizia, che ha ricevuto parere favorevole al programma di protezione dei testimoni di giustizia per il mio assistito dalla Procura Nazionale Antimafia". A comunicarlo è Rosalba Vitale, legale di Niceta.

"A questo punto - spiega l'avvocato - attendiamo la presa d’atto della Commissione centrale e l’esecuzione del programma per Angelo Niceta ed i suoi congiunti, che auspichiamo avvenga in seduta straordinaria nelle prossime giornate. Colgo l’occasione per ringraziare il Comitato dei cittadini ed in particolare, Alfia Milazzo e Manfredo Gennaro, e tutti coloro che ne hanno fatto parte, che con il loro forte senso di solidarietà hanno ci hanno aiutati a far emergere la verità affinché giustizia venga fatta".

Un anno e mezzo fa Angelo Niceta, figlio di Onofrio, aveva deciso di puntare il dito contro la propria famiglia, gettando ombre su possibili collegamenti con la mafia e finendo per questo nel programma di protezione testimoni. Poi però le cose sono cambiate. Nonostante i pm Pierangelo Padova e Nino Di Matteo avessero chiesto per lui, sposato con quattro figli, lo status di testimone di giustizia, per aver reso dichiarazioni come persona informata sui fatti, con il passare del tempo - pur non essendo mai stato indagato per mafia - era stato considerato dallo Stato come un “collaboratore di giustizia”. Da qui la protesta, interrotta oggi dopo 43 giorni.

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