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L'incubo di Angelo Niceta: "Isolato e annientato dallo Stato"

L'imprenditore, rampollo della storica dinastia che opera nel settore dell'abbigliamento, aveva denunciato gli affari dei suoi familiari con esponenti di spicco della mafia. Ora annuncia un digiuno a oltranza: "Testimonio contro Cosa nostra ma nessuno mi protegge"

"Da questo momento comunico che io ho iniziato un digiuno totale che proseguirà ad oltranza. Il mio digiuno è la conseguenza dell'isolamento e dell'annientamento sociale ed economico voluto e creato scientemente da questo Stato colluso con la mafia, Stato che ha reso la mia vita e quella dei miei familiari impossibile, Stato opportunista e in malafede che finge di dimenticare quei cittadini che fanno il proprio dovere fino in fondo". A parlare - attraverso i social - è Angelo Niceta, membro di una storica famiglia di imprenditori palermitani, che dagli anni Cinquanta opera nel settore dell’abbigliamento.

Un anno e mezzo fa Angelo Niceta, figlio di Onofrio, ha deciso di puntare il dito contro la propria famiglia, gettando ombre su possibili collegamenti con la mafia e finendo per questo nel programma di protezione testimoni. Poi però le cose sono cambiate. Nonostante i pm Pierangelo Padova e Nino Di Matteo avessero chiesto per lui, sposato con quattro figli, lo status di testimone di giustizia, per aver reso dichiarazioni come persona informata sui fatti, oggi, pur non essendo mai stato indagato per mafia, viene considerato dallo Stato come un “collaboratore di giustizia”. Nonostante questo "status", Niceta si trova abbandonato e senza nessuna protezione. In tanti, sul web, stanno cercando di raccogliere le firme necessarie da presentare alle autorità palermitane per ottenere una tutela.

Un impero andato in frantumi tre anni e mezzo fa. Il patrimonio milionario dei Niceta fu sequestrato nel dicembre del 2013  (GUARDA VIDEO), e pochi giorni dopo morì Mario, fratello di Onofrio. Nell'autunno del 2015 Angelo Niceta si è presentato in Procura, parlando dei rapporti dello zio con il boss di Brancaccio Giuseppe Guttadauro. "Voglio parlare, voglio liberarmi di un peso. L’altro ramo della famiglia - aveva detto - mi ha lasciato sul lastrico con una manovra spregiudicata".  E sui rapporti tra lo zio Mario e Guttadauro dice: "Erano in affari".

Nelle dichiarazioni di Angelo Niceta, i cui verbali sono pieni di omissis, si potrebbero trovare conferme sulla relazione tra gli imprenditori e la cosca di Brancaccio. Un racconto che convinse i magistrati a spedire Angelo e la sua famiglia lontani da Palermo, in una località segreta e sicura. Ma lo status è poi cambiato. Da testimone di giustizia a collaboratore di giustizia.

La vicenda di Angelo, che il 13 maggio ha anche deposto nell’aula bunker dell’Ucciardone, ha sollevato molta solidarietà. Sentito al processo trattativa Stato-mafia, aveva dichiarato: “Non ho soldi mi muovo a piedi. Alcune persone mi danno una mano. Sono sotto la soglia della povertà. Se ho rifiutato la protezione in questa fase è perché ad un certo punti mi è stato detto che la Commissione centrale mi aveva riconosciuto lo status di collaboratore di giustizia e non quello di testimone ma io non credo che sia configurabile così la mia condizione. Attendo quantomeno una spiegazione perché io non voglio scappare”.

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