Mercoledì, 28 Luglio 2021
Cronaca

Affida l'anello con diamante del fidanzato morto a un gioielliere e lui lo fa sparire: condannato

La storia di una donna iniziata nel 2013 quando aveva deciso di cambiare la montatura al prezioso dal valore di 12 mila euro: dopo mesi di richieste, l'imputato le avrebbe risposto di averlo perso. La questione era finita in tribunale. Il giudice, dopo un processo lunghissimo, ha inflitto 8 mesi all'uomo che dovrà anche risarcire la vittima

Un anello dal valore per lei inestimabile, non solo per il diamante da 1.60 carati che vi era incastonato, ma perché era un regalo del fidanzato poi deceduto. Dopo aver affidato il prezioso ad un amico gioielliere per cambiarne la montatura, però, quello splendido anello era sparito dalla circolazione. La storia si è trascinata dall'ottobre del 2013, è finita persino in tribunale e soltanto ora - a ben otto anni dai fatti - si è conclusa con la condanna dell'ormai ex amico a otto mesi per appropriazione indebita, con la sospensione della pena vincolata al pagamento di una provvisionale di 12 mila euro alla vittima.

Il giudice della quinta sezione del tribubale monocratico, Maria Immordino, ha accolto le richieste del pm e anche quelle dell'avvocato Enrico Tignini (nella foto), che assiste la donna che si è costituita parte civile. La somma per il risarcimento del danno è pari al valore dell'anello scomparso, così come certificato da un perito nominato dal giudice.

avvocato-enrico-tignini-2La vicenda comincia quando nell'autunno del 2013 la donna decide di affidare a quello che era un suo amico il gioiello, che lui avrebbe dovuto modificare. Dopo diversi mesi e tante richieste, l'imputato non avrebbe però mai restituito l'anello, tanto che la vittima si era vista costretta a fargli mandare una lettera da un legale. Per tutta risposta il gioielliere avrebbe spiegato prima di aver perso l'annello, poi che gli sarebbe stato rubato e, di fronte a quelle che la donna aveva avvertito come delle scuse, era scattata la denuncia per appropriazione indebita.

Prima dell'inzio del processo, nel 2016, l'uomo aveva proposto di dare 5 mila euro alla vittima per chiudere la questione, somma che lei aveva rifiutato. Diverse udienze del dibattimento si sono perse perché l'imputato aveva fatto una serie di offerte, compresa quella di trovare un anello simile per consegnarlo alla vittima.

Il giudice aveva anche disposto una perizia per stabilire il valore del gioiello, valutandolo - visto che l'anello non è mai stato ritrovato - anche attraverso delle fotografie. Dodicimila euro, questa la cifra quantificata dall'esperto. Per arrivare all'esito della perizia, però, si era perso altro tempo, finché, quando ormai il processo era quasi alle ultime battute, il giudice era cambiato e il caso era stato affidato a Immordino.

Nell'ultimo anno sono stati sentiti sia la vittima che l'imputato, che ha ribadito di aver perso l'anello, ma ha detto anche che gli sarebbe stato rubato mentre lo teneva in macchina. Argomenti a cui il giudice non ha creduto e ha dato ragione alla donna, condannando il gioielliere.
 

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