Amat, lavoratori in agitazione: "Ancora una volta stipendi in ritardo"

A proclamare la protesta sono Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Faisa Cisal, Ugl, Cobas e Orsa Tpl che chiedono anche "la selezione immediata del direttore generale e l'attuazione del piano di risanamento"

Sono in stato di agitazione i lavoratori dell’Amat. A proclamarla i sindacati di categoria Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Faisa Cisal, Ugl, Cobas e Orsa Tpl, per "l’ennesimo ritardo nel pagamento degli stipendi dovuti ai dipendenti nel mese di febbraio". 

"Pur avendo ricevuto nei mesi scorsi rassicurazioni sullo stato di salute economica dell’Amat, oggi ci troviamo nuovamente davanti l’evidente deficienza strutturale di liquidità dell’azienda che ha avvisato tutti i dipendenti, di non essere nella condizione di sapere quando potrà erogare le giuste retribuzioni del personale” scrivono in una nota, inviata all’Azienda, al Comune di Palermo, e all’assessorato regionale ai Trasporti, Gaetano Bonavia (Filt Cgil), Salvatore Girgenti (Fit Cisl), Franco Trupia (Uiltrasporti), Corrado Di Maria (Ugl), Fabio Danesvalle (Faisa Cisal), Carlo Cataldi (Cobas) e Giuseppe Taormina (Orsa Trasporti). 

"Considerato lo stato di crisi che si è determinato, anche e soprattutto per via della confusione di competenze distribuite fra i dirigenti dell’Amat legate alla mancanza della figura chiave del girettore generale, che è fondamentale per la risoluzione e l’interlocuzione strategica della gestione aziendale, proclamiamo lo stato di agitazione di tutto il personale”.

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I sindacati chiedono dunque: una relazione sul bilancio economico-finanziario dell’azienda; la selezione immediata del direttore generale; attuazione immediata al piano di risanamento; e la riorganizzazione aziendale e ritirando immediatamente ogni agente dal ruolo di fuori mansione. “Tutto ciò - concludono - al fine di poter rassicurare e scongiurare nuovi e ripetuti momenti di crisi che pongono a rischio il futuro dell’Azienda e dei suoi servizi ai cittadini, la stabilità occupazionale e la certezza delle retribuzioni dei lavoratori”.

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