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Auto sott'acqua in viale Regione (foto Archivio)

Auto sott'acqua in viale Regione (foto Archivio)

Se in città piovesse come a Genova? Le zone a rischio: Comune al lavoro

La Protezione civile cita l'esempio del 1931 quando un grosso temporale fece 10 vittime. Ora si cerca di liberare i canaloni di Boccadifalco e Passo di Rigano. E occorrono fondi per mettere in sicurezza l'area di Kemonia e Papireto

Cosa succederebbe a Palermo in caso di alluvione come quella di Genova? In tanti se lo sono chiesti in questi giorni dopo aver visto in tv le immagini del disastro in Liguria. E una risposta c’è: basterebbe la metà dell’acqua caduta sulla città dei “caruggi” per mettere in ginocchio il capoluogo siciliano. A dirlo non è il primo cliente di un bar, ma la Protezione civile.

L’ALLUVIONE DEL 1931. Basta scorrere le pagine della storia di Palermo e tornare indietro di 80 anni per ritrovare un evento meteorologico simile. Nel febbraio del 1931 un temporale spaventoso fece dieci vittime e ventuno feriti. “La stazione del servizio idrografico di Pioppo – racconta una fonte della Protezione civile al Giornale di Sicilia – registrò 520 millimetri di pioggia in 40 ore, più o meno quella venuta giù a Genova venerdì scorso. In via Emerico Amari, invece, il rilevatore si fermò a 394 millimetri”. Certo, si potrebbe pensare, 80 anni fa si era molto meno preparati alle intemperie. È esattamente il contrario, invece. “L’urbanizzazione della città – continuano dalla protezione civile – si è moltiplicata a dismisura, così come il cemento. Ciò significa che la città ha una capacità di assorbire acqua dieci volte inferiore al 1931”.

I CANALI E I FIUMI INTERRATI.  Ma non è solo l’espansione urbanistica a preoccupare gli esperti. Prendete i canali di Boccadifalco e di Passo di Rigano, nonché  i fiumi Kemonia e Papireto ormai sottoterra. Anche questi corsi d’acqua rappresentano una minaccia. Ma, a quanto pare, il Comune si sta muovendo per rimuovere le eventuali ostruzioni al deflusso di acqua verso il mare. Il 15 novembre è previsto un sopralluogo nei pressi di corso Calatafimi, dove c’è un tratto aperto del canalone Boccadifalco, e un paio di giorni dopo in via Badame. Ci saranno l’assessore alle Manutenzioni, Michele Pergolizzi, la Protezione civile e i vigili del fuoco.  Se serve interverrà anche l’esercito. Poi ci sono gli storici Kemonia e Papireto. Nel 2006 dopo un’esondazione che allagò l’area del Mercato delle Pulci, venne creato un by-pass per il Papireto, ma non basta. Serve un intervento di messa in sicurezza e occorrono 300 mila euro per completarlo. Il Comune è al lavoro per reperire le somme.

I RESTI DI AUTO A BELMONTE CHIAVELLI. Infine c’è la zona dove sono ancora nitidi il ricordo e la paura per la frana del settembre 2009 che riempì di fango le strade ma anche le abitazioni. A Belmonte Chiavelli nulla sembra essersi mosso in questi due anni, anzi. Il canalone ora è ostruito da grossi massi, detriti e perfino da resti di vecchie auto rubate o abbandonate. Il Comune ha garantito un intervento per la rimozione dei pezzi di carrozzeria per oggi. Poco, perché restano ancora in piedi quelle costruzioni, alcune delle quali sequestrate, che fanno da barriera al decorso naturale del canalone.
 

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