Focolaio Covid al Civico, l'allarme della Cgil: "La prima ondata non ha insegnato nulla"

Il sindacato ha scritto al direttore dell'Arnas, al Prefetto e all'Ispettorato denunciando la mancata attivazione del "comitato di controllo". Diverse le criticità sottolineate: "Reparti misti e niente percorsi separati. Parte del personale non ha mai fatto il tampone"

(foto archivio)

Niente “comitato di controllo” né percorsi separati, reparti misti, medici e infermieri mai sottoposti a tampone. Si può riassumere così la denuncia della Fp Cgil dopo il “focolaio scoppiato all’interno della Unità operativa complesso di Medicina dell’ospedale Civico dove sono stati confermati nove casi di positività. È senza ombra di dubbio - si legge in una nota - una grave conseguenza anche di scelte mai condivise e scarsa applicazione di misure per la prevenzione del contagio da Sars-Cov-2 in questa azienda”.

Il sindacato ha scritto al direttore dell’Arnas Civico, al Prefetto e all’Ispettorato funzione pubblica mostrando tutta la propria preoccupazione per la nuova fase d’emergenza e per la sicurezza di lavoratori e pazienti del principale nosocomio cittadino. “Non è stato ancora costituito quel ‘comitato di controllo’ obbligatorio, previsto dai protocolli - prosegue la nota - sottoscritti dal ministero e dall’organizzazione sindacale. Risultato: i lavoratori non vengono sottoposti a test, ci sono reparti misti e, in alcune aree, non ci sono percorsi separati ci sono pochi filtri all’ingresso per parenti che salgono per le visite”.

“La costituzione del comitato avrebbe potuto dare, da parte dei lavoratori direttamente interessati e delle loro rappresentanze, indicazione sui reali rischi e proposte di soluzione - scrivono il segretario generale di Fp Cgil Giovanni Cammuca, il segretario aziendale del comparto Fortunato Corrao, il segretario provinciale Fp Cgil medici Domenico Mirabile e il segretario aziendale medici Franco La Barbera - per adottare le misure di contenimento del focolaio in atto e per prevenirne altri. Secondo quanto ha verificato la Fp Cgil, invece, fino al 14 ottobre il personale della seconda Medicina non Covid non è stato mai sottoposto a tampone molecolare e pertanto non è stata applicata la sorveglianza sanitaria prevista dal protocollo". "I test di laboratorio, complessivamente, anche in altri reparti, sono stati effettuati in maniera episodica e a distanza di diversi mesi. Se c’è una cosa che la prima ondata ha insegnato - continua la nota - è che occorre assolutamente evitare reparti misti, Covid-non Covid, con separazione netta dei percorsi”.

La “promiscuità” che ancora esiste tra diversi reparti preoccupa il sindacato. “Nel caso specifico la seconda divisione di Medicina (non Covid) è situata - annota la Fp Cgil Palermo - al secondo piano del padiglione 4, dichiarato padiglione Covid sin dalla prima ondata di marzo-maggio. E si trova in mezzo, come un sandwich, al reparto di seconda Medicina Covid e a Pneumologia (anch'esso Covid) situati al terzo piano e alla Prima Rianimazione, che accoglie anch'essa pazienti Covid positivi, e che si trova al primo piano”.

Al piano terra si trovano da un lato la Terapia intensiva respiratoria, la cosiddetta Utir, che dovrebbe accogliere ulteriori pazienti Covid e dall'altro la Gastroenterologia a indirizzo endoscopico. “Si tratta di una condizione di inequivocabile promiscuità tra reparti, con il personale impegnato nei reparti Covid che usa gli stessi ascensori del personale impegnato nei reparti non Covid. L’accesso agli ambulatori della II° Medicina non Covid, dove viene rilevata solo la temperatura, di nessun valore nel caso di positivi asintomatici, unita alla altissima probabilità che i parenti dei pazienti della seconda unità operativa non Covid - aggiungono Cammuca, Corrao, Mirabile e La Barbera - riescano in qualche modo ad arrivare al letto dei propri congiunti, mancando un vero e proprio filtro all'ingresso che possa impedirlo, espone enormemente al rischio infezione pazienti e operatori sanitari dell'unità questione”.

Per questo la Fp Cgil chiede la costituzione del comitato per l'applicazione e la verifica delle regole del protocollo di regolamentazione per mettere in sicurezza l'ospedale. “La costituzione di un comitato in azienda - concludono - è un preciso obbligo previsto nel protocollo condiviso di regolazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro, sottoscritto il 14 marzo 2020 fra Governo e parti sociali. Un obbligo ribadito dal protocollo del 24 luglio 2020 fra il ministro per la Pubblica amministrazione e le organizzazioni sindacali che, per la sicurezza dei lavoratori della sanità, dei servizi sociosanitari e socioassistenziali, ha previsto che tutto il personale esposto che opera nei servizi oggetto del protocollo in via prioritaria venga sottoposto ai test di laboratorio necessari ad evidenziare l'eventuale positività al Sars-Cov-2, anche ai fini della prosecuzione dell'attività lavorativa”.

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