La storia di Alessio, affetto da autismo: "Non parlava, ora al pianoforte emoziona tutti"

Si esibirà in concerto nel cortile dell’Istituto Silvio Boccone. L'anno prossimo invece si diplomerà al Conservatorio. Le tappe della sua vita raccontate dall'insegnante che lo ha preso con sé quando era bambino: "Ha trovato nella musica la massima espressione del suo essere speciale"

Alessio Allegra

"Le comunico il nome del bambino a lei assegnato e le faccio conoscere la classe dov’è inserito e le sue insegnanti". Era il mese di settembre del 1997 e l’allora psicopedagogista della direzione didattica Rosolino Pilo di Palermo, Lina Pizzolanti, oggi dirigente della stessa scuola, si apprestava ad affidare alla collega Patrizia Migliore un alunno affetto da autismo: il piccolo Alessio Allegra. Oggi a distanza di 22 anni Alessio è pronto a diplomarsi al Conservatorio (succederà l'anno prossimo): una toccata e fuga dall’autismo, dalle difficoltà, dalle incomprensioni. Mentre oggi, alle 19, si esibirà al pianoforte nel cortile dell’Istituto Comprensivo Statale Silvio Boccone (via del Vespro 72 - Palermo), promotore e ideatore dell’evento "Made in Vespri”, con il coinvolgimento della Scuola Primaria Rosolino Pilo e del Liceo Danilo Dolci. 

La storia 

"Entrai in classe emozionata – riferisce l’insegnante di sostegno - conobbi le colleghe Francesca, Lia e Francy, i compagni e infine Alessio. Un bambino bellissimo, con due occhi nerissimi così come i capelli e un umore anch’esso in tinta. La sua disabilità gli toglieva il sorriso e lo circondava di apparente disinteresse per tutto quello che gli si svolgeva intorno: niente e nessuno riusciva ad estrarlo dal suo mondo. Neppure la prima imprevista visita di una intrusa che era diventata d’improvviso la sua insegnante di sostegno. Fiduciosa, iniziai a frugare dentro la mia cartella da maestrina caracollando tra libri, colori, adesivi, giocattoli e cartoncini colorati. Avrei sicuramente trovato qualcosa per attirare la sua attenzione. Cominciai l’avventura con i libri pop up, poi con piccoli giocattoli, diedi uno sguardo speranzoso ai suoi quaderni, senza trovare spunti. Niente. La sua indifferenza e il suo mutismo mi segnavano umanamente ma attentavano soprattutto al mio orgoglio professionale. Le mie certezze da maestra di sostegno, gli studi, il tirocinio, la tesi barcollavano vistosamente. Un conto era stato studiare l’autismo, un conto era applicare le strategie ad ogni caso diverso e originale; Alessio mi appariva come un caso insormontabile".

"I giorni successivi – prosegue - erano scanditi da attività mirate, semplificate, tantissimi tentativi ed altrettanti errori ma in tutti i momenti sconfortanti ci confrontavamo con le colleghe su strategie e dinamiche e chiedevamo aiuto anche alla sua mamma che traduceva per me i suoi movimenti stereotipati in richieste precise, che mi indirizzavano su cosa piacesse davvero ad Alessio. E qui il ruolo delle famiglie è fondamentale. Sempre. Specie in questi casi. La solidarietà dei compagni di classe era una marcia in più, le insegnanti lo coccolavano, la famiglia superava se stessa. Ma Alessio non parlava. Eseguiva tutto meccanicamente, non c’erano in lui segnali di autonomia consapevole. Un particolare mi colpì: tamburellava le dita in occasione di esercizi motori cercando di seguirne il ritmo. Ma al di là di questo, il nulla. Giorno di uscita didattica: la gita miracolosa. I bambini partecipano tutti e Alessio parte per primo. L’inclusione è fondamentale e si gioca sul filo sottile del rischio che regala poi soddisfazioni e risultati inestimabili. Sul pullman ascolta con coinvolgimento emotivo la canzone 'Laura non c’è' di Nek. Nei giorni successivi la canta e ricanta continuamente. Pronuncia le sue prime parole e il muro crolla di fronte alla musica. In breve tempo la canticchia da solo, da lì il passo è breve; la mamma lo porta da un maestro di musica e inizia a strimpellare qualche motivetto con la pianola. Non si ferma più. Organizziamo uno spettacolo di fine anno su misura per lui ed Alessio dà il massimo: si esibisce prima in un ballo sulle note di “Thriller” di Michael Jackson, successivamente in una performance sportiva di arti marziali e alla fine ci delizia con un pezzo alla pianola riuscendo con il suono e il ritmo ad annullare in un sol colpo le differenze tra lui e i compagni".

"Alessio – riferisce Pamela Vassallo, insegnante della Rosolino Pilo - ha trovato nella musica la massima espressione di se stesso, della sua personalità, del suo essere speciale. Oggi studia al Conservatorio di Palermo e suona il pianoforte in maniera magistrale. Se si chiudono gli occhi mentre le sue dita scorrono sui tasti neri e bianchi arriva alle orecchie e al cuore di chi lo ascolta una musica capace di trasmettere emozioni forti e di far vibrare le corde dell’anima. E se è vero che “l’essenziale è invisibile agli occhi” allora dico con certezza che la sua musica è essenziale, perché Alessio ha abbattuto il muro del silenzio, della chiusura, dell’isolamento proprio grazie ad essa, riuscendo a trasportare se stesso e chi lo conosce in un mondo in cui la diversità è ricchezza, bellezza e armonia".

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